La riforma Meloni-Nordio è legge: così cambia la magistratura. Referendum in primavera

mercoledì, 23 Luglio 2025
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Dalle toghe estratte a sorte alla giurisdizione disciplinare per i magistrati dell’Alta Corte fino alla controversa separazione delle carriere: con 106 voti favorevoli, 61 contrari e 11 astensioni, il Senato ha approvato la riforma costituzionale che introduce la separazione delle carriere dei magistrati. Un voto salutato con soddisfazione dalla premier Giorgia Meloni e soprattutto da Forza Italia che ha dedicato il provvedimento a Silvio Berlusconi, che per primo impose nel dibattito politico questo tema. Di segno opposto il giudizio di tutte le opposizioni che si preparano al referendum, che si terrà nella primavera dell’anno prossimo. Infatti Palazzo Madama ha approvato il ddl nel testo licenziato dalla Camera, il che implica che la seconda lettura confermativa delle due Camere, attesa in autunno, non lo modificherà. Ecco i contenuti della cosiddetta riforma Meloni-Nordio.

Due carriere. L’attuale articolo 104 della Costituzione afferma che la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere, frase a cui la riforma aggiunge che essa “è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente”. All’attuale Consiglio superiore della magistratura ne subentreranno due: uno “della magistratura giudicante” e uno “della magistratura requirente”; entrambi saranno presieduti dal Presidente della Repubblica, ne faranno parte di diritto rispettivamente il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione.

Csm estratti a sorte. i due Consigli non saranno elettivi e saranno composti per un terzo da membri laici e per due terzi da togati; i primi saranno estratti a sorte da un elenco di giuristi predisposto dal Parlamento in seduta comune; i secondi saranno sorteggiati tra tutti i magistrati, giudicanti e requirenti, che avranno i requisiti che stabilirà una legge ordinaria successiva. I componenti dei due Csm dureranno in carica quattro anni e non potranno partecipare alla procedura di sorteggio successiva. I due Csm perderanno i poteri disciplinari oggi affidati a una Sezione speciale dell’attuale Csm. Essi avranno competenze per quanto riguarda le assunzioni, le assegnazioni, i trasferimenti, le valutazioni di professionalità e i conferimenti di funzioni nei riguardi dei magistrati.

Alta corte disciplinare. La giurisdizione disciplinare nei riguardi di tutti i magistrati sarà attribuita all’Alta Corte disciplinare. Sarà composta da 15 membri: 3 nominati dal residente della Repubblica; 3 estratti a sorte da un elenco di giuristi che il Parlamento in seduta comune compilerà con elezione”; 6 estratti a sorte tra i magistrati giudicanti con 20 anni di attività e con esperienze in Cassazione; 3 sorteggiati tra i magistrati requirenti con vent’anni di attività e esperienza in Cassazione. I togati sono quindi la maggioranza, ma il presidente viene eletto tra i laici. Durano in carica 4 anni, l’incarico non è rinnovabile.

Sentenze non impugnabili. Le sentenze sono ricorribili solo davanti alla stessa Corte che giudicherà in secondo grado in una composizione diversa rispetto al primo. Le sentenze non sono impugnabili in Cassazione come prevede l’articolo 111 della Costituzione. Una legge ordinaria disciplinerà gli illeciti disciplinari, le sanzioni, la composizione dei collegi, il procedimento e il funzionamento dell’Alta Corte.

Leggi attuative. L’ultimo articolo della riforma stabilisce che entro un anno dall’entrata in vigore (quindi dopo il referendum) devono essere varate le leggi attuative. Nel frattempo, restano le leggi vigenti.

Tra le numerosissime reazioni alla riforma della magistratura, anche quella della Fondazione Einaudi: «Siamo tutti un po’ emozionati – dice il presidente Giuseppe Benedetto – la riforma costituzionale per la separazione delle carriere, approvata al Senato in seconda lettura, è la battaglia nella quale proprio la Fondazione Luigi Einaudi si identifica da dieci anni a questa parte, in nome di quei principi di libertà, di garanzia per l’individuo, di equilibrio tra i poteri, per cui siamo nati e continueremo a esistere. Ora il Parlamento vada avanti senza indugi verso l’approvazione definitiva, saranno poi gli italiani a dare un giudizio sulla riforma in occasione del referendum che si terrà nella primavera 2026».

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