Meloni, attacco frontale ai giudici: ecco a cosa mira

giovedì, 7 Agosto 2025
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Tra magistrati e governo si alzano i decibel dello scontro. La premier Giorgia Meloni spara a palle incatenate contro la Procura di Roma in una intervista a tutto campo trasmessa ieri sera dal Tg5. Una parola in più e qualcuno griderà sicuramente al tentativo di “golpe”, alla catastrofe istituzionale, al tracollo della Repubblica nata dalla resistenza.

Tranquilli, non accadrà nulla di tutto ciò. Oramai siamo vaccinati: sono più di trent’anni che tra toghe e politica è conflitto cronico. Una generazione di italiani è diventata adulta pensando che sia “normale” che i magistrati ce l’abbiano con i vertici politici. E viceversa. “Normale” però non è. Uno Stato non può funzionare a dovere se c’è conflitto permanente tra poteri.

Quello che sta accadendo in questi giorni ci dice però che forse siamo vicini al duello finale, come nella sfida all’OK Corral tra i “buoni” e i “cattivi”. Il problema è che il Paese non sa chi siano gli uni e chi invece gli altri: tutto dipende, al momento, dalle preferenze politiche. Ma la confusione non durerà ancora a lungo. Il vincitore del duello sarà consacrato “buono” davanti al Paese. Poi certamente continueranno scaramucce e scontri vari. Ma su questa vicenda verrà alla fine messo un punto.

Giorgia Meloni è sicura di vincere, o almeno di disporre delle armi migliori. È per questo che parla senza peli sulla lingua. È per questo che ieri sera, al TG5, ha giocato a carte scoperte, collegando apertamente la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di tre autorevoli membri del governo (Alfredo Mantovano, Carlo Nordio, Matteo Piantedosi) per il caso Almasri con la riforma della Giustizia. «Ovviamente – ha affermato Giorgia – a me non sfugge che la riforma della Giustizia procede a passi spediti e ho messo in conto eventuali conseguenze».

Ma il luccichio della sua colt preparata per il duello è un altro e rimanda alla politica di contrasto all’immigrazione incontrollata perseguita dal governo. «Io vedo – ha aggiunto la premier – un disegno politico intorno ad alcune decisioni della magistratura, particolarmente quelle che riguardano i temi dell’immigrazione illegale». Il riferimento, abbastanza esplicito, è al ricorso della Procura di Palermo contro l’assoluzione di Matteo Salvini sul caso Open Arms.

Al dunque Meloni ha tutta l’aria di chi non sta aspettando altro che scatti la sua trappola contro l’avversario. La trappola in questione è il referendum confermativo che seguirà l’approvazione definitiva della legge costituzionale sulla Giustizia, evento, questultimo, previsto per il prossimo novembre, con la consultazione referendaria che si svolgerà presumibilmente nella prossima primavera. Non occorre essere maghi per prevedere che nei prossimi mesi ne vedremo delle belle sul fronte dello scontro tra giudici e governo. E la maggioranza gongola al pensiero che le toghe moltiplicheranno i loro attacchi, come ha fatto chiaramente capire nei giorni scorsi lo stesso Nordio quando ha affermato che il tentativo di politicizzazione della magistratura della questione Giustizia si ritorcerà contro la magistratura stessa.

E già, perché i giudici si sono dati la zappa sui piedi scegliendo proprio l’immigrazione come principale terreno di scontro con il governo, un tema popolarissimo per la politica quanto scomodo per la magistratura. Per come si stanno mettendo le cose, i termini dello scontro non consisteranno infatti nel braccio di ferro sull’ “indipendenza” dei giudici (tema piuttosto astratto per l’elettore medio), ma sul contrasto agli sbarchi e agli stranieri liberi di circolare illegalmente sul nostro territorio. Il governo apparirà come il soggetto “buono” che vuole garantire la sicurezza dei cittadini, mentre la magistratura apparirà viceversa come l’entità “cattiva” che, agitando incomprensibili cavilli, vuole mettere i bastoni tra le ruote all’esecutivo in questa meritoria attività di salvaguardia dell’ordine sociale e della tranquillità collettiva.

Se il governo riuscirà a mantenere questa linea, è assai probabile che vinceranno i sì alla riforma. E, per la Meloni, sarà una vittoria storica, perché, dopo più di trent’anni, la politica sarà riuscita a mettere in riga la magistratura. Ecco perché la premier attacca in modo palese. Ed ecco perché giudici e opposizione reagiscono in modo tanto scomposto.

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