Mettiamo insieme alcuni elementi non da poco per tentare di fotografare ciò che è avvenuto al parco Tor Tre Teste domenica scorsa.
Un gambiano, con regolare permesso di soggiorno, rilasciato dalla questura di Roma nel 2023, dopo che la sua domanda di protezione umanitaria era stata respinta (residente saltuario a Nettuno, risulta lavorare come manovale in una ditta di Guidonia: mistero da approfondire, l’origine e le modalità di certe dichiarazioni “secondo legge”), ha prima aggredito, poi violentato, infine rapinato una donna che passeggiava col suo cane. Erano circa le 6.00 del mattino.
Rintracciato e agguantato (presso la stazione Termini) dalle Forze dell’Ordine, si è giustificato nel modo più normale possibile: relativizzando la serie di reati che ha commesso: “Mi ero appena drogato” (ha ammesso di aver acquistato una dose di crack al Quarticciolo). Come se la spiegazione potesse costituire un’attenuante, invece che un’aggravante.
E ancora: il luogo dove si è svolta l’aggressione, il parco di Tor Tre Teste, ambiente malsano da tempo (a Roma molte zone verdi, specialmente di notte, sono ostaggio del “male”: vi scorrazzano migranti, delinquenti, spacciatori, drogati, sbandati di ogni tipo etc). Secondo quanto raccontano gli abitanti del posto le famiglie, la loro libertà è fortemente condizionata: possono stare tranquilli solo di giorno. Per la Polizia, giacigli e accampamenti clandestini sono una triste regola. Le istituzioni? L’ultimo sgombero è avvenuto 4 giorni fa; ma come sappiamo bene, le bande, i singoli, tornano subito dopo.
Riassumiamo ora i concetti: degrado, illegalità, insicurezza, migranti, droga, violenza contro le donne.
Non sono temi trasversali, che hanno a che fare con un’emergenza che pare irrisolvibile?
E qui paghiamo i danni di due narrazioni speculari e insufficienti. Valide solo per acquisire consenso elettorale.
La destra punta l’indice sull’immigrazione, sulla incapacità religiosa, culturale, etnica di molti migranti di integrarsi; punta sulla droga che non va assolutamente liberalizzata, punta sulla sicurezza dei cittadini che deve essere garantita e che, in primis, nelle grandi metropoli (Milano, Roma) non viene assolutamente assicurata, trasformando interi quartieri periferici in pericolose e ingestibili, delle vere e proprie banlieues parigine, dove comandano rumeni, albanesi, africani, sud-americani, indiani, bangladesi, tra l’altro, in perenne lotta tra loro per il controllo di ogni tipo di mercato nero.
E’ naturale che per quanto riguarda la violenza Salvini possa e debba invocare, come fa da anni, la castrazione chimica.
Un rimedio probabile, ma che si rivolge unicamente alla pancia dei cittadini. Un vulnus a 360 gradi. La Chiesa, altro problema, dal canto suo, si rivolge solo al cuore e non sempre, anzi forse mai, l’astrazione inclusiva e il buonismo culturale, applicato alla politica, funziona (diventa inesorabilmente buonismo e perdonismo sterili).
E la sinistra, in questi casi fa stucchevolmente sociologia (si rivolge alla presunta testa). Della serie, siamo cittadini del mondo, tutti fratelli (primato dell’umanità sulle leggi degli Stati), bisogna risolvere le condizioni economiche per azzerare la criminalità dei migranti, italiani di seconda o terza generazione che siano (tesi di Marx: “è l’ambiente che determina la coscienza”, dimenticando che la responsabilità è sempre individuale e l’ambiente semmai condiziona, non determina).
Naturalmente quando un migrante regolare, drogato, stupra, rapina e aggredisce una donna (la violenza di genere, argomento cult della sinistra, sinonimo di patriarcato), le reazioni di Pd, Avs, grillini e intellettuali vari, sono sempre “attenuate”, generalizzando (anche gli italiani commettono i medesimi reati: ma va?).
Insomma, due narrazioni speculari che si elidono reciprocamente e che non contribuiscono a risolvere un problema che si sta aggravando progressivamente.
La sociologia e la pulsione securitaria sono solo due aspetti limitati. Compito della politica è individuare e trovare le risposte giuste ed equilibrate.
In quanto ai cittadini, è di oggi la foto del Messaggero che riprende una madre e una figlia che di giorno camminano circospette, proteggendosi a vicenda, mano nella mano. Non solo sembrano sorelle (complimenti), ma con un evidente vestiario da spiaggia, non da passeggiata in un pericoloso parco urbano. Possibili prede, quindi, di elementi alterati e primordiali di ogni latitudine.
Ecco, attenzione, questo è il dramma: la nostra libertà sta finendo dove purtroppo è cominciata la loro incultura e devianza abituale. Dobbiamo uscirne.



