Dazi bocciati, la domanda di tutti è: che succede ora, salterà in aria la politica seguita da Donald Trump dal suo insediamento a oggi? Le possibili conseguenze sono devastanti, non solo da un punto di vista economico, ma geopolitico. E a paventare tale rischio è lo stesso presidente che così commenta la sentenza: «Se lasciata in vigore, questa decisione distruggerebbe letteralmente gli Stati Uniti d’America».
In effetti, incombe la possibilità di un disastro per gli Usa. Pensiamo soltanto che i rapporti degli Stati Uniti con gli alleati europei e con il resto del mondo si sono basati proprio sulla minaccia dei dazi. Ora quest’arma di pressione potrebbe diventare un boomerang sconvolgente per Trump.
E tremende conseguenze potrebbero manifestarsi anche sul piano strettamente finanziario. Che cosa potrà infatti accadere ai miliardi di dollari già entrati nelle casse federali con l’applicazione dei dazi? Saranno considerati anch’essi “illegali”? Né, al momento, è possibile prevedere l’entità del cataclisma che rischia di abbattersi su Wall Street. Tutto possono tollerare i mercati, meno che l’incertezza. L’inevitabile ridefinizione dei rapporti economici internazionali è in grado di provocare una tempesta continua nelle contrattazioni di Borsa.
Siamo dunque vicini a una sorta di Apocalisse americana? Andiamoci piano. Assai difficilmente si potrà verificare un simile scenario nella realtà. Intanto la sentenza è sospesa fino al 14 ottobre. Ciò al fine di consentire a Trump di presentare ricorso alla Corte suprema. Ed è proprio qui, nel massimo organo di giustizia americano, l’asso nella manica del presidente, visto che parliamo di un collegio a orientamento conservatore nonché favorevole a Trump. È quindi pressoché certo che la Corte Usa annulli la sentenza contraria ai dazi.
Indipendentemente da quelle che saranno le conseguenze pratiche in futuro, l’odierna bocciatura delle barriere commerciali americane rimane comunque un grave colpo per “The Donald”. Per diversi mesi la politica estera americana sarà infatti “sub iudice” e ciò ne ridurrà fatalmente l’efficacia. L’inquilino della Casa Bianca non potrà più esibire quella baldanza che ha mostrato in questi ultimi mesi. E ad avvantaggiarsene saranno innanzi tutto i competitori degli Usa, a partire ovviamente dalla Cina, ma senza trascurare la Russia. Prendiamo ad esempio la minaccia americana all’India di applicare dazi al 50 per cento se New Dehli continuerà ad acquistare petrolio russo a buon mercato. Sia gli indiani sia i russi potranno da oggi tirare un sospiro di sollievo, con le inevitabili conseguenze che potranno arrivare anche sul tavolo del confronto tra Washington e Mosca riguardo al destino dell’Ucraina.
Si potrà obiettare che la politica estera americana verrà indebolita solo per qualche mese. Già, ma nel mondo frenetico di oggi, i mesi hanno il peso dei decenni. E non è infondato ritenere che, comunque vada, la politica di Trump nel mondo non potrà più essere la stessa. Tutti avranno infatti constatato che il tycoon non è affatto il padrone assoluto della vita americana. E ciò ridurrà non poco l’impatto del suo “bullismo” , come gli avversari di Trump amano definire il suo approccio alle questioni interne e internazionali dell’America.
Da ultimo ma non per ultimo, c’è da rilevare che la vicenda dei dazi bocciati da una Corte d’appello federale americana ripropone l’annosa questione del conflitto tra potere politico e potere giudiziario come uno dei problemi centrali della storia di questi anni. I giudici americani affermano che il presidente ha abusato dei suoi poteri e che ha violato la Costituzione. Al che si pone però una cruciale domanda: se i giudici accusano i politici di “abusare” del loro potere, non è che a loro volta invadono un campo che non è il loro e compromettono l’equilibrio istituzionale di una nazione?
Già, lo scontro tra poteri. È il vero, grande spettro che gira per l’Occidente nel nostro tempo. Ed è certo che questa mattina, in Italia, ad apprendere le notizie che arrivavano dagli Usa, saranno sicuramente fischiate le orecchie anche a Giorgia Meloni e a Carlo Nordio…



