Dumping fiscale: perché l’accusa di Bayrou all’Italia è un bluff

lunedì, 1 Settembre 2025
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Quando un governo è sull’orlo del collasso politico, ogni espediente è buono per deviare l’attenzione. Soprattutto se ce la si può prendere con un governo straniero che col presidente Macron non è mai stato tenero. Lo ha capito bene il primo ministro francese François Bayrou, che nel bel mezzo di un’intervista concessa ai principali canali all news francesi e definita da media e opposizione «ridicola» e «miserabile» ha lanciato un attacco gratuito all’Italia, accusata di star facendo «una politica di dumping fiscale», brandendo il presunto «nomadismo fiscale» come motivo per cui i francesi più ricchi fuggirebbero in massa verso casa nostra.

Il bluff politico: colpire l’esterno per distrarre dai guai interni

Il clima tra Parigi e Roma non è certo dei migliori: i due governi si punzecchiano da anni sull’Ucraina, sui migranti e più in generale su tutte le questioni europee in cui Francia e Italia cercano di contendersi spazio e leadership. Ora che però Parigi si ritrova con un governo traballante, un debito pubblico al 114 % del PIL e un voto di fiducia ormai spacciato, serve un capro espiatorio esterno. E allora via con la retorica difensiva: è l’Italia il problema. Non il debito mal gestito o il caos politico interno.

Peccato però che la cosiddetta tax flat per super-ricchi – ovvero il regime fiscale agevolato per chi trasferisce la residenza e ha redditi esteri – sia stata introdotta da Renzi (anche se sotto Meloni è raddoppiato da 100 mila a 200 mila euro all’anno). Una misura, peraltro, non certo inventata da Roma: Francia stessa e altri Paesi europei hanno regimi simili, se non più vantaggiosi. L’Italia in questo senso non è l’eccezione, ma la regola.

Una risposta rapida e ponderata

La replica di Palazzo Chigi è stata immediata ma politicamente misurata: le parole di Bayrou sarebbero «totalmente infondate», l’Italia non applica «politiche di immotivato favore fiscale», anzi ha aumentato l’onere forfettario. Il vicepremier Antonio Tajani ha definito le accuse «sbalorditive» e ha sottolineato che la solidità italiana non dipende da pratiche sleali, bensì da una gestione stabile e credibile. Lega e Forza Italia hanno rincarato la dose ma senza strabordare, bollando l’attacco come «grave e inaccettabile», chiaramente figlio più di nervosismo che di fondamento.

Perfino Matteo Renzi è intervenuto, rivendicando con fierezza l’origine della flat tax: «Quelle che Bayrou chiama dumping fiscale sono scelte fatte dal mio governo nel 2016. Il dumping non lo fa l’Italia; il governo francese impari a riconoscere gli alleati dai nemici» ha detto, fornendo indirettamente una formidabile difesa a Giorgia.

Dumping fiscale: capiamoci qualcosa

Bisogna però essere chiari: cosa si intende davvero per dumping fiscale? È quando uno Stato abbassa le imposte per attirare capitali oppure contribuenti abbienti da altri Paesi, creando così un vantaggio competitivo sleale.

È assodato che in Europa esistano Paesi ben più aggressivi di noi in materia. Irlanda, Olanda, Lussemburgo sono nomi ben noti. L’Italia ha sì una flat tax per attrarre investimenti e persone di alto patrimonio, ma nel rispetto delle regole UE. Inoltre, secondo i dati disponibili, l’impatto sul gettito è stato contenuto e ben lontano dal “saccheggio fiscale” evocato da Bayrou.

Dietro quell’intervista incendiaria si celano le difficoltà di un Paese in preda a un profondo malessere politico. Bayrou sta andando indietro in Parlamento, l’opposizione – da Mélenchon a Le Pen – lo attacca con ferocia, definendo l’intervista «un naufragio che semina disordine». E non è un caso che perfino la stampa francese, solitamente cauta, abbia letto in quell’attacco all’Italia un gesto disperato di propaganda interna. Questo mentre i mercati fiutano il pericolo: il differenziale sui titoli di stato francesi è in netto peggioramento rispetto a quelli tedeschi.

Ma questa è vecchia diplomazia populista: distogliere l’attenzione dai veri problemi del Paese. In Italia, invece, malgrado i regimi agevolati per investitori esteri, le casse pubbliche restano più robuste e trasparenti che da altre parti. E se c’è un vero dumping in Europa, semmai è quello di chi negli anni ha usato paradisi fiscali interni all’Unione e politiche ultracompetitive per sottrarre base imponibile ai vicini. Parigi dovrebbe ricordarselo.

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