Venezia 82. Piero Pelù. Rumore dentro – La recensione

venerdì, 5 Settembre 2025
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Sinossi

Nell’ottobre 2022, durante una sessione di registrazione, Piero Pelù sviene per un improvviso shock che gli provoca un danno permanente al nervo acustico e una forte depressione. Il “rumore dentro” diventa un’occasione forzata per fermarsi, ritrovarsi, rigenerarsi e scrivere un nuovo album dedicato ai deserti interiori. Attraverso una full immersion nel proprio mondo intimo, uno dei protagonisti della scena rock italiana ritrova la sua strada.
Il film, scandito dalla partecipazione di Pelù al pellegrinaggio annuale dei gitani a Saintes-Mariesde- la-Mer, in Camargue, in onore di Sara la Nera, protettrice dei viaggiatori, si trasforma in un road movie e in una riflessione su oltre quarant’anni vissuti “fuori strada”, come figura libera e impavida della scena musicale italiana.

Piero Pelù. Rumore dentro – La recensione

Presentato oggi fuori concorso al Lido e in arrivo come uscita evento nelle sale il 10, 11 e 12 novembre, Piero Pelù. Rumore dentro è molto più di un documentario musicale: è un viaggio intimo e spirituale dentro una ferita personale che ha rischiato di spegnere per sempre la voce di uno degli animali da palcoscenico più iconici della musica italiana.

L’ottobre del 2022 ha segnato un punto di non ritorno per Pelù: un errore tecnico in studio, legato al cambio delle cuffie, gli ha provocato uno shock acustico con danni al nervo uditivo. Da quel momento, l’artista convive con un acufene costante, un rumore interiore che lo ha costretto a fermarsi e a confrontarsi con la possibilità di non poter più salire sul palco.

Il film è diretto da Francesco Fei (autore nel 2005 di un sorprendente esordio con Onde, con Anita Caprioli e Filippo Timi) che aveva già collaborato con i Litfiba per i video di Regina di cuori, Goccia a goccia e Vivere il mio tempo.  Lontano dall’agiografia, Fei non si limita a registrare i fatti, ma segue Pelù in un percorso umano e artistico, tra riflessione e confessione. Ne viene fuori un ritratto sincero: non il divo ribelle, ma l’uomo che affronta fragilità e paure, che apre i suoi archivi personali e familiari, che si mette a nudo davanti a fan e spettatori. Le immagini inedite che si intrecciano con i viaggi on the road, in particolare il pellegrinaggio dei gitani in Camargue, introducono la dimensione spirituale dell’artista.

Lo stesso Piero ha raccontato:
«È un percorso molto complesso… mi ha tenuto lontano per un anno dai palchi e per me stare sul palco è sempre stata la ragione di vita del mio essere musicista. (…) È stato un momento di presa di coscienza, molto difficile, che poi è diventato una via di scrittura nuova per l’album Deserti. Avendo ricevuto moltissimi messaggi di persone che hanno il mio stesso problema alle orecchie, mi sono chiesto perché non provare a raccontare questa mia esperienza. (…) Tutte queste cose compongono un mosaico che non è esattamente la mia immagine pubblica».

Dal canto suo, il regista Francesco Fei sottolinea l’aspetto universale del racconto:
«Oltre al percorso artistico, quello umano di Piero è una delle cose che mi ha colpito di più. (…) Non è solo la storia di un musicista, ma la storia di come la forza e la volontà di una persona possono affrontare gli stop che la vita ti pone. È un messaggio che può interessare chiunque. Nel 1997 ho debuttato come regista con Regina di cuori dei Litfiba. L’intenso incontro con Piero Pelù fu l’inizio di una lunga stagione creativa nei videoclip. Da allora ho sempre pensato che il suo carisma andasse oltre la musica: Pelù è un artista libero, anticonformista, capace di parlare al pubblico senza filtri né compromessi».

Con i suoi 82 minuti, Rumore dentro non è “un documentario né un docufilm”, come afferma Fei, ma “un viaggio”: un racconto snello, affettuoso, che trasforma l’individualismo in un bisogno di appartenenza e condivisione. Tra il bilancio di un’intera carriera e la consapevolezza di una nuova fragilità, Pelù si interroga sul tempo che passa, sull’identità, sulla direzione da prendere.

Se in una delle sue canzoni, Il mio corpo che cambia, cantava «Cos’è, cos’è questa sensazione?», il film sembra offrire una risposta, almeno parziale: il “rumore dentro” come ferita, ma anche come richiamo alla vita, all’urgenza di raccontarsi e di ritrovarsi parte di una comunità.

Vittorio Zenardi

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