L’afflato umanitario è bello, ma, se ci si può allestire sopra un’operazione politico-mediatica, è ancora più bello. È questa l’intenzione che sembra ispirare gli attivisti imbarcati sulle navi della Flotilla. Dicendo no all’appello di Sergio Mattarella di consegnare alle navi militari italiane gli aiuti umanitari per la popolazione palestinese di Gaza, hanno gettato la maschera: il loro vero obiettivo non è di alleviare realmente le sofferenze dei poveracci sotto tiro dei soldati israeliani, ma di farsi belli di fronte all’opinione pubblica internazionale.
E dire che il capo dello Stato italiano aveva usato parole di (vera) umanità, parole ispirate dall’unica preoccupazione di evitare tensioni e violenze senza con ciò compromettere la missione di soccorso agli innocenti della Striscia. «Non mettete a rischio la vostra incolumità», aveva detto Mattarella, che aveva poi ricordato: «Il valore della vita umana richiede di evitare di porre a rischio l’incolumità di ogni persona».
Di qui un saggio consiglio, come farebbe un buon padre nei confronti di figli un po’ troppo irrequieti: «A questo scopo e al fine di salvaguardare il valore dell’iniziativa assunta, appare necessario preservare l’obiettivo di far pervenire gli aiuti raccolti alla popolazione in sofferenza. Mi permetto di rivolgere con particolare intensità un appello alle donne e agli uomini della Flotilla perché raccolgano la disponibilità offerta dal Patriarcato Latino di Gerusalemme – anch’esso impegnato con fermezza e coraggio nella vicinanza alla popolazione di Gaza – di svolgere il compito di consegnare in sicurezza quel che la solidarietà ha destinato a bambini, donne, uomini di Gaza».
L’appello del presidente della Repubblica è stato rilanciato anche da diversi esponenti di entrambi gli schieramenti – dagli ex ministri Del Rio e Guerini del Pd, fino a Carlo Calenda e Mariastella Gelmini -, che hanno invitano gli equipaggi ad ascoltare la voce del buon senso.
Macché padre, macché figli, macché buon senso. I “crociati” della Flotilla sono solo in cerca di gloria. A stretto giro è arrivato un sonoro e sdegnato rifiuto. «Non possiamo accettare questa proposta perché arriva per evitare che le nostre barche navighino in acque internazionali con il rischio di essere attaccati». Così si è espressa la portavoce per l’Italia della legione “umanitaria”. «La questione degli aiuti è importantissima», ha poi aggiunto. «Noi siamo pronti a valutare delle mediazioni, ma non cambiando rotta perché significa ammettere che si lascia operare un governo in modo illegale senza poter fare nulla».
Insomma, gli attivisti Pro-Pal non si spostano di un millimetro. Solo loro devono essere i protagonisti. E come se dicessero: «Siamo arrivati fin qui e voi che fate, ci rubate la scena?». Non sia mai. Intanto però la popolazione palestinese di Gaza continua a soffrire…



