Flotilla. Come l’impresa di Fiume. Finirà allo stesso modo?

domenica, 28 Settembre 2025
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Entrano, escono, se ne vanno, litigano, si dividono. La verità è semplice: è facile ergersi a custodi dell’umanità. Ma quando la forza cinica della realtà, specialmente bellica, si mostra per quello che è, cominciano i problemi, le riflessioni, le autocritiche, i pentimenti.

Perché una cosa è certa: la Flotilla in rotta verso Gaza, rischia brutto.

Rischia la reazione di Israele, vanificando gli obiettivi prefissati.

La domanda è: quali sono gli obiettivi prefissati? Su questo le dichiarazioni dei responsabili e degli attivisti divergono totalmente: un’azione simbolica, un’azione strategica per far capire al mondo il dramma dei bambini vittime innocenti di Netanyahu; e ancora: supplenza rispetto a governi “imbelli e complici dei massacri”, Italia compresa, e infine, costringere l’Occidente a varare sanzioni, interrompere finanziamenti, accordi commerciali, smercio di armi etc.

E di sfondo una guerra annunciata ormai chiara, tra chi ritiene l’umanità un principio superiore agli Stati e alle loro leggi, e chi al contrario, considera le regole e la diplomazia internazionale l’unica possibilità di dirimere le controversie, aiutare concretamente chi soffre e chi muore per i conflitti, come sta facendo ad esempio il governo Meloni.

Torniamo alla questione di fondo: si vuole veramente portare gli aiuti o compiere fino all’ultimo un’operazione propagandistica, ideologica, costi quel che costi?

Da un lato, chi scrive condivide l’analisi del professor Zecchi, sull’enfasi eroica, quasi futurista, di chi in tempi di codardia, nichilismo, individualismo, egoismo, materialismo, disincanto, disinteresse totale per la vita, le istituzioni, la politica, scende in campo in modo assolutistico e incosciente, rischiando la vita.

Flotilla ricorda infatti, l’impresa di Fiume: stessa retorica, stesso afflato, stesse utopie e di rovescio, stessa arroganza, stessa pretesa di rappresentare il bene, ciò che è giusto per il mondo. Dall’altro, purtroppo, è proprio l’incoscienza che causa effetti nefasti.

Primo, perché le fregate Alpino e Fasan non potranno aiutare le navi degli attivisti, una volta superate le acque territoriali, quando si troveranno di fronte al blocco della marina di Tel Aviv, sicuramente non benevola; secondo, perché la stessa Frontex ha ribadito il medesimo concetto. Quindi?

Troviamo singolare che i responsabili di Flotilla, sia italiani che esteri, si appellino al governo Meloni perché interceda presso Netanyahu, affinché non sia violento e garantisca la loro incolumità, dopo aver attaccato Palazzo Chigi proprio per la sua omertà verso Gaza e il governo israeliano.
Per non parlare delle reazioni al messaggio del capo dello Stato: un esempio di come lo si possa tranquillamente e scientificamente tirare per la giacchetta e di come si possano strumentalizzare, interpretando a piacimento le sue esternazioni a seconda dell’appartenenza politica.

L’unica possibilità che ha Flotilla è di accettare l’idea della Chiesa, lo scarico degli aiuti a Cipro e l’intercessione del patriarca di Gerusalemme Pizzaballa.

Ma l’umanità ideologica non apprezza l’umanità cristiana. Sono due cose diverse, opposte.

La portavoce Delia ha declinato l’invito di Mattarella, pur apprezzandone l’intervento, affermando che proseguiranno nel loro intento.

Concludendo: se non intervengono elementi nuovi, le imbarcazioni andranno a sbattere, i partecipanti saranno comunque eroi e il governo italiano sarà costretto a gestire una patata bollente, suo malgrado. Facendo lavorare le istituzioni anche per salvaguardare i parlamentari a bordo, ovviamente di opposizione, che al contrario, dovrebbero lavorare per le istituzioni.

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