Aveva dodici anni, frequentava la seconda media, una vita scandita da scuola, compiti, sport e amici. Una quotidianità simile a quella di tanti coetanei, che nulla lasciava presagire. Un anno fa, nell’Astigiano, quella ragazzina si è tolta la vita. Una tragedia che ha travolto la sua famiglia, lasciando dietro di sé dolore e domande senza risposta. Oggi i genitori hanno scelto di trasformare quel dolore in un impegno civile: insieme al Moige e allo studio legale Ambrosio&Commodo di Torino, hanno aderito alla prima class action italiana contro Meta e TikTok.
«Quello che è accaduto a nostra figlia non deve più succedere ad altri ragazzi fragili», spiegano attraverso i loro legali. Il bersaglio è l’algoritmo delle piattaforme, che avrebbe proposto alla dodicenne contenuti legati al suicidio e a figure che lo avevano tentato. Una spirale di immagini e riferimenti che, secondo gli avvocati, non avrebbe mai dovuto comparire sul telefono di un’adolescente.
La class action, spiega l’avvocato Stefano Commodo, è il risultato di due anni di lavoro di un gruppo interdisciplinare composto da giuristi, ingegneri informatici e neuropsichiatri. L’obiettivo è aprire un fronte legale basato sui nuovi strumenti legislativi di tutela collettiva, consentendo ai genitori colpiti da simili esperienze di unirsi contro i colossi del web. «La partecipazione di questa famiglia rappresenta una testimonianza e un impegno civile», sottolinea Commodo.
Le storie raccolte dal Moige e dallo studio legale non sono tutte identiche, ma hanno un filo rosso comune: gli effetti negativi dei social media su bambini e adolescenti. Dipendenza da scrolling compulsivo, isolamento, difficoltà nelle relazioni, esposizione a sfide pericolose. Non sempre con esiti drammatici, ma con rischi crescenti. I dati parlano chiaro: secondo una recente indagine del Cnr, in Italia si contano circa 66 mila casi di hikikomori, con una prevalenza tra gli 11 e i 13 anni. E sempre il Cnr (Studio Espad Italia) segnala che il 47% degli studenti tra i 15 e i 19 anni ha subito episodi di cyberbullismo nel 2024.
Sono facce diverse della stessa medaglia, quella di un mondo digitale che si infiltra nella vita quotidiana e sfugge al controllo degli adulti. Le limitazioni anagrafiche per accedere ai social o i sistemi di parental control possono essere aggirati con un click. La responsabilità di filtrare e bloccare certi contenuti resta dunque sulle piattaforme. È su questo terreno che i genitori della dodicenne astigiana hanno scelto di combattere, perché la loro tragedia diventi una barriera per altri.



