Un nuovo tassello nel mosaico politica estera italiana si prepara a prendere forma. Al vertice internazionale di Sharm el-Sheikh, dove domani si discuterà l’attuazione degli accordi su Gaza, l’Italia si candida ufficialmente a giocare un ruolo attivo nel percorso verso una stabilizzazione duratura del conflitto israelo-palestinese.
Ciò che il governo italiano metterà sul tavolo è chiaro e definito: assistenza alla formazione delle Forze Armate palestinesi, disponibilità a partecipare con propri soldati a una eventuale missione di peacekeeping sotto l’egida dell’ONU, azione di bonifica degli ordigni e un contributo significativo alla ricostruzione di Gaza, con particolare attenzione al settore sanitario. Direttrici d’intervento che delineano una presenza non solo simbolica ma concreta, operativa, e coerente con la tradizione diplomatica e umanitaria dell’Italia.
Sarà questo l’assetto che Giorgia Meloni porterà al summit, presieduto dal presidente egiziano Al Sisi insieme a Donald Trump, e che vedrà la partecipazione di Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Grecia, Unione Europea, oltre a paesi arabi e islamici protagonisti della mediazione (Egitto, Qatar, Turchia).
Da Palazzo Chigi emerge con chiarezza la soddisfazione per un riconoscimento internazionale che si traduce anche in una dichiarazione d’intenti. L’Italia vuole essere protagonista nei futuri scenari di pace, portando il proprio know-how in missioni di stabilizzazione e ricostruzione.
A differenza di quanto avvenuto o avverrà in Ucraina, dove il Genio militare italiano potrebbe essere attivamente coinvolto nelle operazioni di sminamento, il tema degli ordigni inesplosi in Palestina c’è, ma non è al centro del dossier. L’accento italiano, in questo caso, si concentra sulla ricostruzione infrastrutturale e sanitaria, e sul rafforzamento delle istituzioni locali.
“La nostra vocazione al peacekeeping non nasce oggi – ricorda il ministro degli Esteri Antonio Tajani – ma è parte della nostra storia, come dimostrano gli impegni nei Balcani, in Libano e in Kosovo”.
Una presenza, quella italiana, che si muove sul filo del pragmatismo e della solidarietà. Da un lato il sostegno concreto alla popolazione palestinese, dall’altro la volontà di contribuire alla sicurezza della regione, nel pieno rispetto della legittimità di Israele. Con l’ambizione di riportare Roma al centro del Mediterraneo, nel segno dell’ idealismo e della realpolitik.
di Fabrizio De Feo



