Abu Mazen: «Disarmare Hamas per costruire uno stato democratico. E l’Italia riconosca la Palestina»

martedì, 21 Ottobre 2025
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Palestina

Mahmud Abbas, nome di battaglia di Abu Mazen, leader novantenne dell’Autorità nazionale palestinese, crede fermamente nel processo di pace. Ma sa che potrà soltanto contribuire ad avviarlo affinché le nuove generazioni lo portino a compimento. Ma intanto ci prova restando su posizioni moderate, quanto mai necessarie: «Abbiamo accolto con favore l’annuncio del presidente americano di un cessate il fuoco a Gaza e l’avvio della prima fase, che comprende la liberazione di ostaggi e prigionieri, l’ingresso di aiuti umanitari gestiti dalle Nazioni Unite e il ritiro delle forze occupanti nelle linee concordate – spiega al Corriere della Sera – lo Stato di Palestina è l’autorità sovrana su Gaza – aggiunge – è quindi fondamentale ristabilire il collegamento con la Cisgiordania attraverso le leggi, le istituzioni e il governo, tramite il Comitato Amministrativo Transitorio e le forze di sicurezza legittime. Abbiamo concordato la presenza temporanea di una forza di stabilizzazione arabo-internazionale, con mandato del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. E accogliamo con favore un ruolo dell’Italia».

Abu Mazen ipotizza la costruzione di uno Stato moderno democratico e non militarizzato, l’indizione di elezioni presidenziali e parlamentari entro un anno dalla fine della guerra e l’elaborazione di una costituzione provvisoria che sarà annunciata nei prossimi mesi. Prevede la stesura di due norme sulla legge elettorale e sui partiti. Concorda sul disarmo di Hamas e sul fatto che l’organizzazione non dovrà avere alcun ruolo nel governo di Gaza, ma auspica che possa trasformarsi un partito se adotterà i principi dell’Olp, riconoscerà Israele e sosterrà la soluzione dei due Stati.

«La soluzione dei due Stati – dichiara ancora al Corsera – resta l’unica opzione per garantire pace, sicurezza e stabilità nell’intera regione. Dopo l’attuazione della prima fase del piano, chiederò anche al governo italiano di riconoscere lo Stato di Palestina. La Palestina e l’Italia godono di solide relazioni. Il vostro Paese – prosegue – ha svolto un ruolo importante come presidente di uno dei gruppi di lavoro della Conferenza Internazionale, nell’attuazione dell’accordo sui valichi di frontiera e nella formazione delle forze di polizia e di sicurezza palestinesi. È stato anche prezioso il contributo umanitario agli uomini e alle donne di Gaza».

Tuttavia, il documento firmato a Sharm el-Sheikh resta vago sul futuro dello stato palestinese. La guerra è sospesa e la premura della comunità internazionale è che continuino ad affluire senza interruzioni, o colpi bassi dell’Idf o di Hamas, gli aiuti umanitari alla popolazione affamata. Seguirà poi il disarmo del movimento islamico e un ulteriore ritiro israeliano. Poi dovrà essere raggiunto l’ancora più difficile obiettivo di garantire stabilità alla striscia con una forza multinazionale, principalmente a partecipazione e guida araba: dovrà assicurarsi che Hamas non sia più presente e impedire che sia sostituito dai gruppi armati dei clan locali. Infine, dovrebbe cominciare la ricostruzione, il vero grande business del piano, che durerà decenni. Il recente summit su gaza non ha direttamente citato le questioni della Cisgiordania occupata né l’indipendenza palestinese. Ma è evidente che invitando Abu Mazen, il vertice internazionale abbia voluto implicitamente indicare che l’obiettivo politico finale sia proprio la costituzione di uno stato palestinese.

Abu Mazen è nato a Safad (in Galilea) il 26 marzo 1935. Si è laureato in Legge a Damasco e fin da giovane ha militato nell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina ed è stato insieme ad Arafat uno dei fondatori di Fatah, il principale partito palestinese. Presidente della Palestina dal 2005, è anche presidente dell’Olp e dell’Autorità Nazionale Palestinese.

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