Venezuela: Trump sul piede di guerra contro i narcos. Militari pronti a colpire

mercoledì, 12 Novembre 2025
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Tensione al largo delle acque che costeggiano il Venezuela. Nelle ultime ore tutto sembra convergere verso un assetto di guerra ormai inevitabile. La portaerei Ford è arrivata nei Caraibi ed è sotto l’autorità del Comando Sud americano, a disposizione della Joint Task Force creata per agire contro i narcos e, eventualmente, il Venezuela. Sulle intenzioni di Trump nessuno ancora si pronuncia in maniera esplicita ma sembra ormai chiaro che l’inquilino della Casa Bianca voglia scatenare un nuovo e potente conflitto contro il narcotraffico. Dal canto suo il presidente venezuelano  ha negato ma intanto ha schierato l’Armada con la quale può iniziarlo in qualsiasi momento. Sicuramente è chiaro che l’avvicinarsi delle grandi unità di guerra a stelle e strisce  a largo delle coste sudamericane hanno provocato l’immediata reazione di Caracas che ha innalzato il livello di allarme militare. In Venezuela sono iniziate le operazioni del Comando di difesa integrale. I primi Stati ad attivare la mobilitazione di forze e mezzi sono Apure, Cojedes e l’area della capitale. Il Piano indipendenza, secondo il presidente Maduro, ha lo scopo di garantire la sovranità e l’integrità territoriale del Paese, di fronte al massiccio spiegamento di forze degli Stati Uniti nelle acque dei Caraibi. Le forze armate hanno il dovere di proteggere infrastrutture strategiche quali elettricità, acqua, gas, scorte alimentari, stazioni di servizio, trasporti e le principali vie di comunicazione. Che le prossime ore siano fondamentali per un apertura delle ostilità ormai inevitabile è cosa certa. Ma veniamo agli armamenti e cosa potrebbero colpire. Intanto la flotta aeronavale dotata di missili Cruise a bordo può agire su molti livelli. Il primo è il contrasto degli scafi coinvolti nel traffico di droga: già 20 gli strike almeno 70 i morti. È un’azione di pressione graduata ma che ha già provocato forti proteste.Il secondo gradino è rappresentato dalle installazioni a terra dei trafficanti, i laboratori per la coca, gli approdi lungo la costa. Il terzo è più militare e in questo caso coinvolge i venezuelani. Sono probabili incursioni per neutralizzare radar e sistemi missilistici, nell’entroterra venezuelano una minaccia per i caccia. Caracas ha alcuni S 300 di produzione russa, però non è chiaro quanto siano operativi mentre i reparti terrestri dispongono di migliaia di apparati portatili anti-aerei e molti droni-kamikaze. Uno schieramento di uomini e mezzi che non fa presagire nulla di buono.

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