Premesso che i condoni non mi piacciono, si tratta di una sorta di invito ad una “a-legalità” che in Italia fa rima storicamente con le regole “fai da te” anzi, con la loro assenza. In soldoni, si fa il danno e poi si aspetta il condono, come se il tema fosse solo una questione di soldi e magari non di rispetto dell’ambiente, dell’estetica urbanistica, dell’abitabilità etc. Tutto nel nome della deresponsabilizzazione dei cittadini e della mancanza di educazione civica.
Ma che la sinistra accusi la maggioranza di “voto di scambio” è veramente risibile. Il teatro della polemica è ovviamente il prossimo appuntamento elettorale in Campania, dove Fico e Cirielli si contenderanno lo scranno di governatore.
L’annuncio, è vero, è stato dato in questi giorni, e sembra una furbata (come i fondi per la defiscalizzazione del Cratere destinati alle Marche, guarda caso prima delle urne che hanno confermato Acquaroli, pupillo della Meloni), ma c’è un pregresso. E l’ha spiegato lo stesso Cirielli: “A suo tempo la giunta Bassolino scelse di non recepire la sanatoria lasciando fuori persone che avevano presentato la domanda autodenunciandosi e pagando le oblazioni regolarmente. Famiglie che abbiamo sempre difeso e che oggi vivono sotto la minaccia costante di un abbattimento”.
Tecnicamente l’intenzione del centro-destra è di apportare un emendamento all’imminente manovra (tempistica corta), sempre se passerà i vagli tecnici e politici; dopo di che approderà in Senato. Altrimenti la misura potrebbe essere portata avanti in Parlamento, come un provvedimento a parte (iter meno veloce).
Naturalmente le reazioni non sono mancate. Dentro il centro-destra l’imbarazzo di Tajani è stato evidente. Nel comizio di chiusura a Napoli ha invitato alla cautela e ha detto che è meglio “scegliere caso per caso, senza dogmatismi”. Sulla stessa lunghezza d’onda Salvini.
Dall’altra parte della barricata, invece, fuoco e fiamme.
Ma da che pulpito viene la predica: Conte ha preso i voti nel Sud col reddito di cittadinanza e ora fa la morale? Pensiamo veramente che ai meridionali interessasse il programma grillini, tipo cittadinanza digitale, democrazia diretta ed economia green?
Certo, tra riproposizione dell’assistenzialismo di Stato (la lotta ideologico-messianica contro la povertà) e l’individualismo incivile, la sintesi politica non è facile.
Ma un risultato almeno il centro-destra, con le sue cicliche e pianificate divisioni, un risultato lo otterrà, pur essendo la campagna regionale campana una corsa in salita: con i suoi distinguo Fi, Fdi e Lega intercetteranno il massimo di consensi possibili. Una strategia abituale: ma poi governare necessita di vere sintesi. E lì il gioco si fa duro.



