Jannik Sinner è ormai un asset nazionale. Non soltanto per le vittorie – impressionanti, continue, quasi seriali – ma per ciò che produce in termini di ritorno economico. E quando si guarda il bilancio dello Stato, il suo dritto vale più di molte campagne pubbliche costate milioni.
Partiamo dai numeri certi. Nel 2025 Sinner ha incassato oltre 14 milioni di dollari di premi ATP. La sua carriera ha superato quota 50 milioni. Solo la vittoria alle ATP Finals gli ha garantito 5,07 milioni di dollari, la singola vincita più ricca della storia del tennis italiano.
Ora la parte che interessa al MEF: le imposte. Un atleta residente in Italia paga l’IRPEF con aliquote fino al 43%, con crediti d’imposta per quanto già trattenuto all’estero. Facendo i conti sulle vincite 2025 e considerando tassazione miscelata (Italia + Paesi ospitanti i tornei), allo Stato italiano rimane un gettito stimabile tra i 3 e i 4,5 milioni di euro solo di imposte dirette legate ai premi in campo.
E non è finita. Il tennis è uno sport globale, e quando un italiano domina le Finals scattano flussi immediati: turismo, branding, marketing. L’edizione di Torino ha generato un indotto superiore ai 300 milioni di euro. In parallelo, i marchi italiani che usano Sinner come testimonial hanno registrato picchi di vendite a doppia cifra, fino al +20-25% nei mercati esteri. È export che cresce, non retorica sportiva.
Sinner, senza volerlo, sta facendo quello che la politica sogna da anni: sta migliorando la reputazione del Paese. Sta generando capitale simbolico, economico e culturale. Sta creando un’Italia più appetibile e riconoscibile. E ogni sua vittoria è una piccola manovra finanziaria: più entrate, più indotto, più valore aggiunto.
L’Italia guadagna quando i suoi talenti vincono. Con Sinner guadagna parecchio. E forse sarebbe il caso di rendersene conto, in un Paese che spesso non sa riconoscere il vero potenziale dei propri fuoriclasse. Perché ora, nel tennis mondiale, il baricentro è tricolore. E il fisco incassa.



