I 300 miliardi russi, la BCE e la miccia accesa sotto l’Europa

sabato, 13 Dicembre 2025
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C’è una cifra che aleggia nei corridoi di Bruxelles come un ordigno: circa 300 miliardi di dollari. È il valore delle riserve finanziarie russe congelate dopo l’invasione dell’Ucraina. Di questi, oltre 210 miliardi sono bloccati in Europa. Non a Mosca, non a Washington. In Europa. Ed è qui che la partita si fa pericolosa.

Contrariamente a una narrazione semplificata, la BCE non “detiene” direttamente i fondi russi, ma il cuore del problema batte comunque nel sistema finanziario europeo. La quota più consistente è parcheggiata presso Euroclear, il colosso belga della compensazione titoli, che da solo custodisce circa 190 miliardi di euro di asset russi, in gran parte titoli di Stato e liquidità della Banca centrale russa. Il resto è sparso tra Francia, Germania, Austria e altri snodi dell’Eurosistema.

Dal 2022 questi asset sono congelati. Non sequestrati. Giuridicamente è un dettaglio enorme. Perché congelare non significa confiscare. E qui nasce il corto circuito.

Nel 2024 l’UE ha iniziato a usare gli interessi maturati su questi capitali per finanziare Kiev. Si parla di 2,5–3 miliardi di euro l’anno, una cifra politicamente spendibile ma economicamente modesta rispetto ai costi della guerra. Il passo successivo, però, è quello che fa tremare i polsi: toccare il capitale.

Mosca lo ha detto senza giri di parole. La confisca sarebbe considerata un atto ostile permanente, non una misura temporanea di guerra. Tradotto: ritorsioni. Non solo politiche, ma finanziarie e patrimoniali. In Russia restano ancora oltre 50 miliardi di euro di asset occidentali: industrie, partecipazioni, immobili, brevetti. Un’espropriazione a catena è lo scenario minimo.

C’è poi un problema più grande, e molto meno ideologico: la credibilità dell’Europa come spazio finanziario sicuro. Se le riserve di una banca centrale possono essere sequestrate per decisione politica, il messaggio al resto del mondo è chiaro. Cina, Paesi del Golfo, Sud globale stanno osservando. E stanno già diversificando. Non a caso, dal 2022 la quota di dollari ed euro nelle riserve globali è scesa sotto il 58%, minimo storico.

La Russia è “scatenata” non per isteria, ma per calcolo. Perché questa vicenda crea un precedente. E i precedenti, nei mercati, valgono più dei comunicati stampa.

L’Europa si trova così davanti a un paradosso: usare quei fondi oggi per sostenere l’Ucraina potrebbe costare molto di più domani, in termini di fiducia, capitali e ruolo geopolitico. La guerra si combatte anche con i bilanci. E questa, per l’UE, è una delle partite più rischiose mai aperte.

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