Da Mattarella appello alla concordia nazionale. Un discorso da tempo di guerra?

mercoledì, 31 Dicembre 2025
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Il discorso di fine anno del presidente Sergio Mattarella è un grande appello alla concordia nazionale in un momento difficile per la vita dell’Europa. Un discorso poco “politico” visto dal fronte interno, dove è particolarmente importante il non detto, come ad esempio il silenzio sull’appuntamento del referendum sulla giustizia della prossima primavera, un silenzio che invia un messaggio chiaro di neutralità politica.

Ma, a fronte della neutralità sul piano nazionale, c’è invece un messaggio forte su quello internazionale. Mattarella prende posizione, eccome, sul conflitto in Ucraina, usando parole piuttosto “hard”. «Diventa sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega la pace, perché si sente più forte». Il riferimento è a Vladimir Putin, pur non citato esplicitamente. Il presidente definisce «ripugnante» la politica del capo del Cremlino riguardo alla guerra e alla trattativa di pace che, di fatto, non decolla. Dobbiamo quindi attenderci un altro attacco diretto da parte del ministero degli Esteri russo al nostro presidente della Repubblica?

A chi non avesse inteso il riferimento, l’inquilino del Quirinale ricorda che accanto a noi, in Europa, ci sono morti e devastazioni, un Paese sovrano aggredito, «città ucraine bombardate, bambini e vecchi lasciati al freddo». Come anche «a Gaza si soffre», sottolinea Mattarella, che non può certo dimenticare la tragedia del Medio Oriente.

Riguardo al piano interno, le parole del capo dello Stato sono di alto profilo. «La nostra forza è la coesione sociale che ci ha consentito di crescere. La nostra Italia è un attore di grande rilievo sulla scena internazionale, la nostra è una storia di successo nel mondo». Ma ora serve «l’impegno di tutti», spiega il presidente, «anche di voi che mi state seguendo da casa».

Coesione sociale e Italia attore internazionale, da una parte, e politica «ripugnante» del capo del Cremlino dall’altra: non è che questo discorso di Mattarella, letto in controluce, è per caso un discorso da tempo di guerra, tempo in cui è necessario fare appello alle risorse interne in una situazione di crisi internazionale? Lo capiremo meglio nei prossimi giorni.

Importante al momento è il sottolineare che l’appello di Mattarella trae anche spunto dall’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica.  Il presidente sfoglia «l’album immaginario» dei decenni che abbiamo alle spalle e sceglie come immagine simbolo le donne chiamate per la prima volta alle urne nel 1946.

Il discorso del capo dello Stato ha ricevuto il plauso unanime del mondo politico. La premier Giorgia Meloni, ha telefonato a Mattarella per esprimere «l’apprezzamento del governo». La presidente del Consiglio si è soffermata in particolare sul richiamo all’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica. «L’Italia si presenta a questo appuntamento forte dell’autorevolezza, della credibilità e del rispetto che le vengono riconosciuti a livello globale e che sono il frutto del dinamismo, del coraggio e del sacrificio di generazioni di italiani. Una Nazione orgogliosa della propria storia, forgiata nei successi e nelle difficoltà vissuti in questi decenni, che possiede gli strumenti e l’opportunità per guardare al futuro con ottimismo e speranza»

Parole di apprezzamento anche da parte del presidente del Senato Ignazio La Russa: «Le efficaci immagini di storia patria ci parlano di unificazione, orgoglio e appartenenza all’Italia».

Sul fronte dell’opposizione, Elly Schlein ringrazia il presidente della Repubblica per aver «tenuto insieme il passato, il presente e il futuro del nostro Paese». Nonché di «aver cura della nostra Repubblica». Giuseppe Conte enfatizza da parte sua «l’appello a fare tesoro dei valori della Repubblica», sottolineando come il M5S sia «schierato in prima linea a tutela di ciò che ci unisce nella Costituzione: pace, un lavoro giustamente retribuito, giustizia sociale e difesa di sanità pubblica, welfare e ambiente».

Una volta tanto, l’intero fronte della politica si stringe unitariamente intorno alla massima istituzione della Repubblica. E scusate se è poco di questi tempi. Guerra o non guerra.

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