La Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha respinto la causa intentata da Fininvest e dalla famiglia Berlusconi relativa alla revisione della sentenza del 1991 sul Lodo Mondadori: «Equi i processi che portarono a risarcire 560 milioni a De Benedetti». I ricorrenti hanno perso sui punti più importanti: la Cedu ha stabilito che la giustizia italiana non ha violato il diritto alla presunzione d’innocenza dell’ex premier e quello all’equo processo dell’azienda nel processo sul Lodo Mondadori né il loro diritto alla proprietà privata per quanto riguarda le somme dovute alla Cir di De Benedetti. Si dà ragione a Fininvest solo sulla «mancata motivazione da parte della Corte di Cassazione della condanna alle spese processuali».
I giudici hanno inoltre osservato che le decisioni nazionali erano adeguatamente motivate e in alcun modo arbitrarie. Hanno rilevato che l’importo del risarcimento era stato determinato sulla base di una valutazione del danno subito da Cir a seguito dell’atto illecito attribuito alla società ricorrente, ritenendo irrilevante l’impatto di tale importo sulla situazione finanziaria della società. Secondo la Corte, vi è stata invece una violazione dell’articolo al diritto a un equo processo in relazione all’omessa motivazione, da parte della Corte di cassazione, della liquidazione delle spese processuali. La Corte ha ritenuto che la sentenza della Corte di cassazione non fosse sufficientemente motivata su tale punto. Infine, la Corte ha inoltre stabilito, a maggioranza (6 voti contro 1), che non vi è stata violazione dell’articolo sulla presunzione di innocenza nei confronti di Berlusconi. Ha osservato che, pur esaminando gli stessi fatti di quelli oggetto del procedimento penale conclusosi con una decisione di estinzione per prescrizione, i giudici nazionali avevano avuto cura di sottolineare in più occasioni che la loro analisi era finalizzata esclusivamente all’accertamento della responsabilità civile. Ha concluso che le decisioni nazionali non avevano attribuito responsabilità penale a Berlusconi.
Adesso ciascuna parte potrà per tre mesi chiedere il rinvio della causa alla Grande Camera della Corte. In tal caso, un collegio di cinque giudici valuterà se la causa meriti un ulteriore esame. Se la richiesta verrà accolta, la Grande Camera esaminerà la causa e pronuncerà una sentenza definitiva. Se la richiesta sarà respinta, la sentenza di Camera diventerà definitiva in tale data.
«Prendiamo atto della deludente decisione della Cedu, che non ha minimamente colto la forza e la fondatezza dei punti fondamentali dei nostri ricorsi. Restiamo profondamente convinti di tutte le nostre valutazioni, a partire dal fatto che Silvio Berlusconi in Italia è stato vittima di una grave ed evidentissima violazione del fondamentale principio della presunzione d’innocenza, in quanto le sentenze italiane che in sede civile hanno deciso il risarcimento alla Cir hanno affermato fosse colpevole, mentre in sede penale era stato prosciolto già in udienza preliminare», sostiene l’avvocato Andrea Saccucci, legale di Fininvest – non è un caso che la decisione della Corte sul puntonon sia stata unanime e che un giudice del collegio abbia espresso un’opinione dissenziente. Quanto alla Fininvest, restiamo convinti, in base alle regole consolidate della legge italiana, che le pretese di Cir al risarcimento non fossero in alcuna misura ammissibili. Ci riserviamo ogni più approfondita valutazione della sentenza anche ai fini di un ricorso dinanzi alla Grande Camera della Corte».
La sentenza è stata decisa dalla presidente Ivana Jelić (Montenegro) con i giudici Erik Wennerström (Svezia), Raffaele Sabato (Italia), Frédéric Krenc (Belgio), Davor Derenčinović (Croazia), Alain Chablais (Liechtenstein), Anna Adamska-Gallant (Polonia).



