L’Artico torna al centro delle tensioni internazionali mentre si acuisce la competizione tra le grandi potenze. Le recenti mire espansionistiche di Donald Trump sulla Groenlandia e l’annuncio del presidente francese Emmanuel Macron sull’invio di soldati hanno riacceso i riflettori su una regione sempre più strategica, dove si intrecciano sicurezza, nuove rotte commerciali, risorse naturali e cambiamento climatico. È in questo contesto che l’Italia ha presentato a Villa Madama la nuova strategia nazionale per l’Artico, rivendicando un ruolo attivo fondato su diplomazia, difesa, ricerca e sviluppo industriale.
Crosetto e Tajani: “Non servono gesti simbolici, ma una visione strategica”
Per il ministro della Difesa Guido Crosetto, l’Artico rappresenta uno dei nuovi confini della sicurezza globale. “Un tempo bastava guardare a ciò che accadeva nella nostra provincia, oggi il nostro destino dipende dal mondo. La Russia ha il confine artico più lungo e una volta che la guerra in Ucraina sarà finita potrà spostare lì il suo coefficente ”, ha spiegato, sottolineando come fondali marini, spazio, Africa e Artico siano ormai parte dello stesso scenario strategico. Da qui la necessità di superare letture semplificate: “Non è questione di mandare dieci o quindici soldati in gita in Groenlandia, quando l’ho sentito ho pensato a una barzelletta”, ha detto, chiarendo che l’impegno italiano rientra in una visione di lungo periodo condivisa con gli alleati.
Crosetto ha avvertito che l’Artico rischia di diventare “una terra di nessuno” se non si costruisce un sistema di regole comuni. “Occorre governare le nuove rotte, mantenere una presenza economica, scientifica e anche militare”, ha aggiunto, ribadendo che la difesa è il basamento su cui poggiano ricerca e diplomazia. “Tenere insieme il mondo occidentale e il mondo libero è il nostro interesse”, ha concluso, richiamando il ruolo della NATO.
Sulla stessa linea il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha rivendicato la continuità dell’impegno italiano nel Grande Nord. “Quando ero vicepresidente della Commissione europea, nel 2012, sono stato in Groenlandia. L’attenzione dell’Europa e dell’Italia non nasce oggi: da sempre riconosciamo a quest’area una centralità”, ha ricordato. Dal punto di vista geostrategico, ha spiegato, “l’obiettivo è far sì che la sicurezza dell’Occidente sia garantita da un’azione politica forte, anche sul piano della sicurezza”.
Tajani ha insistito sulla necessità di una strategia complessiva: “Non è una questione di mandare dieci o venti soldati, ma di avere in testa una strategia. Non è una questione tattica ma strategica. Noi abbiamo una visione congiunta a 360 gradi”. Una visione che vede l’Italia protagonista anche sul piano economico. “Siamo osservatori nel Consiglio Artico, ma siamo anche parte attiva e lavoriamo intensamente dal punto di vista economico”, ha detto.
Il titolare della Farnesina ha ribadito l’interesse italiano per una maggiore presenza dell’Unione europea e della NATO nell’area artica. “È un interesse geopolitico e geostrategico. Non possiamo non avere una strategia aggiornata”, ha sottolineato, spiegando che il documento presentato a Villa Madama è “il frutto di un lavoro interministeriale che si è evoluto nel tempo”. Centrale anche la dimensione industriale: “Avere una politica industriale nell’Artico significa fare politica”. In questo quadro, Tajani ha citato il ruolo di Leonardo e Fincantieri nella costruzione di navi destinate anche alla ricerca scientifica, oltre all’importanza delle materie prime e dei minerali critici. “L’Artico è ricco di terre rare e dobbiamo mobilitare le nostre imprese”, ha affermato, annunciando una missione imprenditoriale dedicata che sarà organizzata dall’Ambasciata italiana a Copenaghen e un prossimo viaggio a Washington per discutere di materie prime con i partner americani.
Bernini: “Nell’Artico non siamo all’anno zero, investiamo da 50 anni”
A completare il quadro è stato l’intervento della ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, che ha rivendicato la lunga tradizione italiana nelle scienze polari. “Nell’Artico non siamo all’anno zero”, ha affermato, ricordando che l’Italia investe da oltre cinquant’anni in capitale umano, infrastrutture e cooperazione scientifica. “Lì ci sono i nostri ricercatori, la Marina, l’Aeronautica e la diplomazia”, ha spiegato.
Bernini ha sottolineato che la strategia nazionale non è casuale, ma nasce da “connessioni inevitabili in un mondo che non vive più di confini, ma di relazioni”. Al centro c’è un approccio multidisciplinare che integra ricerca, sicurezza e difesa. “La ricerca non può vivere senza la sicurezza e la sicurezza non può vivere senza la difesa”, ha detto, richiamando il ruolo della diplomazia scientifica che ha reso l’Italia un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale.
Guardando al futuro, la ministra ha indicato come priorità il rafforzamento della formazione e delle infrastrutture, dalle grandi piattaforme di ricerca alle banche dati artiche. “Quello che succede nell’Artico non rimane nell’Artico”, ha concluso



