Questione sicurezza, ecco quello che nessuno osa dire…

martedì, 20 Gennaio 2026
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La questione sicurezza sta offrendo ultimamente un esito politico paradossale: a cavalcarla non è la destra, come è da sempre consuetudine, ma la sinistra, che si scopre all’improvviso securitaria, dopo aver a lungo predicato la necessità delle politiche sociali per combattere il fenomeno della delinquenza dilagante nelle nostre città e dopo aver accusato gli avversari politici di strumentalizzare il sentimento di insicurezza dei cittadini.  

Oggi invece è la sinistra che accusa il governo di aver fallito in uno dei temi, la sicurezza appunto, che rappresenta tradizionalmente il suo cavallo di battaglia. E qui si assiste a un curioso ribaltamento dei ruoli. È infatti la destra che risponde con le statistiche, affermando che in realtà i reati sono diminuiti, più o meno come a suo tempo facevano gli avversari quando erano a loro volta al governo. «Siamo messi meglio rispetto ai nostri partner europei», afferma il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, per rintuzzare gli allarmismi dell’opposizione.  «Siamo messi meglio – precisa il capo del Viminale- rispetto a dieci anni fa come numero di reati: in particolare per quel che riguarda quelli più gravi come gli omicidi. Possiamo e dobbiamo fare di più e meglio ma senza cedere all’allarmismo».

Dov’è allora la verità? Di certo non possiamo trovarla nei rimpalli propagandistici tra maggioranza e opposizione. La sinistra non ha certo le carte in regola quando accusa il governo di fare poco per garantire la sicurezza dei cittadini. E, a sua volta, il governo non può rifugiarsi dietro le cifre. Perché la gente che abita nei quartieri più a rischio criminalità di Roma, Milano, Napoli, Torino e delle altre grandi città italiane non si sente certo più sicura nell’apprendere che, ad esempio, gli omicidi sono diminuiti in un anno del 15 per cento.

La sicurezza è una percezione quotidiana, non un diagramma cartesiano. Così, ad esempio, i cittadini del quartiere Esquilino hanno tutti i motivi per protestare dopo le due aggressioni avvenute nel giro di una stessa sera alla stazione Termini. Né i genitori possono sentirsi più sicuri di mandare i loro figli a scuola dopo aver appreso che il governo intende rafforzare le sanzioni per chi gira armato di coltello, una decisione annunciata dopo la tragedia della Spezia e la morte di un diciannovenne pugnalato da un coetaneo.

Ma proprio le aggressioni alla stazione Termini ci indicano forse dov’è il cuore del problema: alcuni dei giovani che facevano parte del gruppo che ha massacrato di botte un uomo di 58 anni che alle dieci di sera ne andava per i fatti propri, proprio questi giovani, sono risultati immigrati irregolari. Uno aveva anche un foglio di via non eseguito. Allo stesso modo, anche il peruviano che ha ucciso a Milano quella povera ragazza di Latina (un altro crimine che ha profondamente scosso l’opinione pubblica) anche costui non aveva diritto di stare in Italia perché destinatario di un ordine di espulsione che non era stato eseguito.

E già, quello che nessuno, in particolare la sinistra, vuole dire è che buona parte dei reati di strada sono compiuti proprio da stranieri che dovrebbero essere riaccompagnati nei Paesi di provenienza. E invece rimangono in Italia  perché  sono sfuggiti ai controlli delle forze dell’ordine o perché si sono allontanati dai centri di rimpatrio (i famosi Cpr) o perché un solerte e “umanitario” magistrato ha reso vano il provvedimento di espulsione che li riguardava. E in questo caso è bene invece dare un’occhiata alle statistiche perché un terzo dei reati sono commessi nel nostro Paese da stranieri e un’alta percentuale di questi sono irregolari.

È lecito concludere che il problema sarebbe, non dico risolto, ma almeno fortemente ridotto se i Cpr funzionassero realmente. Il governo aveva trovato una soluzione trasferendo diversi centri del reimpatrio, quelli legati alla prima accoglienza, in Albania. Ma sappiamo come è andata a finire. E speriamo solo che le nuove norme europee che stanno per entrare in vigore permettano di sbloccare la situazione.

Questa amara verità, le sinistre che vanno oggi all’assalto del governo, si guardano bene dal denunciarla, anzi, per tanti parlamentari e giornalisti dell’opposizione, il Cpr sarebbe qualcosa che assomiglia a un lager. A sua volta, anche la destra non agita più di tanto questo tema per non essere accusata di razzismo.

Così tanti cittadini italiani continuano a vivere nell’insicurezza. E la criminalità di strada, da problema che è necessario risolvere, diventa il solito pretesto per la solita, stucchevole propaganda politica.

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