Barbero, lo storico ridens straparla sul referendum. Ecco gli errori da matita blu

mercoledì, 21 Gennaio 2026
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Alessandro Barbero, ovvero lo storico che ride sempre. Le invasioni barbariche? Ma che volete che siano state, migrazioni un po’ troppo selvagge. Le guerre di religione? Una megarissa tra papisti e antipapisti durata per più di un secolo. Le guerre napoleoniche? L’esuberanza di giovani francesi guidati da un megalomane. E così via, con la storia che diventa una grande opera buffa.

Con la battuta sdrammatizzante e con il sorriso smagliante, il prof. Barbero è diventato la star de La7 e di Raitre. La divulgazione è la sua missione. La storia in mondovisione la sua somma aspirazione. Così, da storico ridens, è diventato storico prezzemolo. Ultimamente te lo ritrovi dappertutto. Barbero qua, Barbero là, ecco lo storico di qualità.

Ed è stato così che il Comitato del No al referendum sulla giustizia ha pensato bene di arruolarlo nella guerra santa contro la riforma Nordio. E Barbero non s’è sottratto alla pugna. L’altro giorno s’è presentato in un video a spiegare, ridendo (manco a dirlo), le ragioni del No.

Stavolta però ha fatto un passo falso. Perché le ha sparate talmente grosse da trasformare il suo intervento in un boomerang per i fautori del No. Sarà anche uno storico di valore, ma in diritto costituzionale ha dimostrato di saperne meno di una matricola di Giurisprudenza o di Scienze Politiche. Tanto che i fautori del Sì, a partire da Antonio Di Pietro, lo hanno invitato a mettersi seriamente a studiare la materia prima di parlarne in pubblico.

Già nell’esordio ha fatto una gaffe. Ed è stato quando si è così presentato: «Sono uno storico e un uomo di sinistra, quindi è evidente che voterò No». E bravo. Da un professore ci si aspetta che parli in base alla competenza, non al credo politico. In tal modo Barbero s’è dato la zappa sui piedi.

Un’altra perla l’ha offerta quando ha detto che «al centro della riforma c’è la distruzione del Csm». E questo perché «sdoppiare il Csm equivale a indebolirlo». Ma dove l’ha letto? In realtà le garanzie di indipendenza e di autogoverno dei magistrati rimangono le stesse. Separare i Csm equivale a ridurre i conflitti d’interesse, evitando che i rappresentanti dei giudici decidano sulla carriera dei pubblici ministeri. E viceversa.

Barbero sostiene anche che la legge Nordio «aumenta il peso della politica». Anche qui, dove ha letto una simile castroneria? Il peso della politica rimane lo stesso perché in entrambi i Csm resta invariato il rapporto tra membri togati (scelti tra i ranghi della magistratura) e membri laici (esperti di diritto scelti dal Parlamento): i primi risultano sempre il doppio dei secondi.

Lo storico ritiene che scegliere i togati attraverso il sorteggio («una cosa pazzesca», dice) sbilancerebbe i due Csm in favore dei membri nominati dal Parlamento. E qui si vede proprio che non ha letto il testo della riforma perché, in realtà, anche i laici sono estratti a sorte da una lista di nomi votata dal Parlamento. Barbero, probabilmente, non sa nulla nemmeno dell’annosa polemica degli ultimi anni sulla lottizzazione delle cariche in seno al Csm. Perché, se ne fosse a conoscenza, saprebbe che la via del sorteggio è stata scelta proprio per evitare una simile degenerazione e restituire quindi autorevolezza all’organo di autogoverno dei magistrati.

Su questo punto lo storico commette anche un errore madornale perché confonde governo e parlamento affermando che «il governo continua a scegliere quelli che nomina lui», mentre invece, come abbiamo visto, sono le Camere a scegliere i membri laici del Csm.

Il congedo di Barbero è degno di un film del genere catastrofico: «Il governo potrà dare ordini come in uno Stato autoritario». Sembra di assistere al gran finale di fuochi d’artificio. Lo storico ride. Ma stavolta, probabilmente, sarà il solo farlo.

 

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