Davos, lo scontro con Trump accelera: l’Europa tra unità, diplomazia e preparativi alla ritorsione

mercoledì, 21 Gennaio 2026
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Il clima tra Europa e Stati Uniti si fa ogni giorno più teso e dal World Economic Forum di Davos emergono segnali di una frattura ormai difficile da nascondere.

Al centro dello scontro c’è la Groenlandia, territorio autonomo danese finito nel mirino del presidente americano Donald Trump, che continua a ribadire la volontà di portarlo sotto il controllo degli Stati Uniti.
Di fronte a queste pressioni, la Francia ha compiuto un passo significativo chiedendo un’esercitazione della Nato in Groenlandia e dichiarandosi pronta a dare il proprio contributo. Una mossa che segnala come Parigi consideri la questione non solo politica, ma anche di sicurezza.
Dal fronte europeo, una delle voci più nette è stata quella della presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, che ha definito “bizzarro” il comportamento di Washington verso un alleato storico. Secondo Lagarde, minacciare di appropriarsi di un territorio che non è in vendita e agitare dazi e restrizioni commerciali non è compatibile con lo spirito dell’alleanza atlantica. La risposta europea, ha spiegato, deve basarsi su unità, determinazione e strumenti comuni, per sedersi al tavolo con gli Stati Uniti da una posizione di forza.
Ancora più duro é il cambio di tono del presidente francese Emmanuel Macron. Dopo che Trump ha reso pubblici una serie di messaggi privati tra i due e ha minacciato dazi del 200% sui vini francesi, l’Eliseo ha abbandonato la linea della mediazione personale. Nel suo intervento a Davos, Macron ha preso di mira il presidente americano, definendolo implicitamente un “bullo” e segnando una rottura che appare ormai anche personale. Le distanze tra Parigi e Washington si allargano su quasi tutti i dossier: commercio, Ucraina, Gaza, ambiente, regole digitali, intelligenza artificiale e multilateralismo.
Trump, dal canto suo, non mostra segnali di arretramento. In conferenza stampa alla Casa Bianca ha ribadito che “non si torna indietro” sulla Groenlandia, lasciando volutamente ambigua la risposta su quanto sia disposto a spingersi. Alle obiezioni sull’opposizione dei groenlandesi ha risposto con sicurezza, sostenendo che, una volta parlato con loro, “ne saranno entusiasti”.
A Davos è arrivato anche un messaggio insolitamente duro dagli Stati Uniti stessi. Il governatore democratico della California, Gavin Newsom, ha lanciato un appello diretto all’Europa: smettere di inginocchiarsi e reagire. “O raddrizzate la schiena o Trump vi distruggerà. È un T-Rex”, ha detto senza mezzi termini, denunciando il rischio di complicità e l’assenza di principi che, a suo dire, caratterizzano anche parte della politica americana.
Più cauto il segretario generale della Nato, Mark Rutte, che ha invitato a una diplomazia “ponderata” sulla Groenlandia. Rutte ha però avvertito del rischio di perdere la bussola concentrandosi troppo su questa crisi, mentre in Ucraina continuano gli attacchi russi contro le infrastrutture energetiche. “La priorità numero uno deve restare l’Ucraina, perché è cruciale per la sicurezza europea e statunitense”, ha sottolineato.
Sul piano economico, la Commissione europea si prepara a ogni scenario. La vicepresidente esecutiva Teresa Ribera ha chiarito che l’Unione non dovrebbe rinunciare a nessuno strumento per difendere i propri interessi, pur ribadendo l’importanza di una de-escalation. L’Ue ha già pronto un pacchetto di dazi di ritorsione per un valore di 93 miliardi di euro e dispone di un “menù di opzioni” nel caso fosse necessario rispondere in modo proporzionato alle mosse americane.
Più ottimista il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, che ha invitato a mantenere il dialogo e a evitare un’escalation. Secondo Tajani, alla fine prevarrà il buon senso, perché Europa e Stati Uniti non possono fare a meno l’una dell’altra. Il confronto, ha detto, deve essere condotto “a testa alta”, ma senza alzare i toni né alimentare una guerra commerciale che danneggerebbe tutti.
Dalla Russia, intanto, arrivano commenti provocatori. Dmitry Medvedev ha scritto che Trump vuole essere ricordato come l’uomo che ha annesso la Groenlandia, spinto dall’ambizione di passare alla storia. Un obiettivo che, secondo il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, si scontra con una realtà molto più complessa, a partire dal ruolo della Nato.
A riportare il discorso su un piano politico e strategico è stata la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. La Groenlandia, ha spiegato, non è solo un territorio ricco di materie prime e strategico sulle nuove rotte marittime, ma la patria di un popolo libero e sovrano, il cui futuro spetta solo ai groenlandesi. Von der Leyen ha annunciato un rafforzamento del sostegno europeo alla sicurezza artica, con un aumento degli investimenti in Groenlandia e il raddoppio del supporto finanziario nel prossimo bilancio Ue.
Pur ribadendo la volontà di collaborare con gli Stati Uniti e altri partner per la sicurezza artica, la presidente della Commissione ha insistito sulla necessità per l’Europa di accelerare verso una maggiore indipendenza economica, militare, tecnologica e democratica. “Viviamo in un mondo definito dal potere puro”, ha concluso, “e se non vogliamo che siano gli altri a definirci, dobbiamo essere forti e definirci da soli”, ha concluso.

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