Oggi il presidente americano Donald Trump ha firmato lo statuto del Board of Peace, istituendolo ufficialmente come organizzazione internazionale. Il leader Usa ha poi invitato sul palco i 20 rappresentanti dei paesi che hanno aderito. A far parte del Consiglio di Pace sono Bahrein, Marocco, Argentina, Armenia, Azerbaigian, Belgio, Bulgaria, Egitto, Ungheria, Indonesia, Giordania, Kazakistan, Kosovo, Mongolia, Pakistan, Paraguay, Qatar, Arabia Saudita, Turchia, Emirati Arabi Uniti e Uzbekistan.
Orban é l’unico leader dell’Unione ad avervi preso parte. L’Italia é invece risultata assente.
Presente Tony Blair, ex primo ministro britannico, ora nominato nel Consiglio esecutivo. Blair dovrebbe “rendere operativa” la visione del consiglio riguardo alla transizione postbellica di Gaza.
Il politico bulgaro, Nikolay Mladenov, é stato invece nominato nel Board in qualità di Alto Rappresentante.
Il Consiglio di Pace dovrebbe quindi occuparsi di impartire le direttive politiche dell’azione del Comitato tecnico palestinese, incaricato dell’amministrazione provvisoria della Striscia di Gaza e composto da esponenti palestinesi indipendenti.
Trump si é espresso sulla Groenlandia, affermando di credere che si riusciranno ad ottenere delle zone, dicendosi soddisfatto dell’accordo trovato ieri con il segretario generale della Nato, Mark Rutte: “Avremo accesso totale. Si stanno ancora negoziando i dettagli, ma di fatto è accesso totale. Non c’è scadenza.Tra l’altro, un ‘pezzo’ del Golden Dome sarà sull’isola ed è molto importante perché tutto passa da lì sopra. Se i cattivi iniziano a sparare, passa tutto sopra la Groenlandia”. E ancora: “Otteniamo tutto ciò che vogliamo e gratis”.
L’accordo consentirebbe agli Stati Uniti di “costruire, installare, mantenere e gestire” basi militari in tutta la Groenlandia, “ospitare personale, controllare atterraggi, decolli, ancoraggi, ormeggi, movimenti e operazioni di navi, aerei e imbarcazioni”.
A margine della cerimonia per la firma del trattato, Trump ha ammesso circa la questione Ucraina: “Stiamo facendo progressi, pensavo fosse facile ma non è stato così ma risolveremo presto”, parlando della pace in Ucraina. Zelensky ha esordito a Davos avanzando critiche verso l’Europa: “Tutti conoscono il film Ground Hawk Down ma nessuno vuole ripetere una cosa così per anni, ma così è come noi viviamo. L’anno scorso ho finito il mio discorso dicendo “l’Europa deve sapere come difendersi”. È passato un anno ma non è cambiato niente . Adesso la questione è Groenlandia e tutti aspettano che gli Stati Uniti si calmino, ma che succede se non lo fanno? Tutti hanno visto le proteste in Iran, ma è stata soffocata nel sangue e in Europa era a Natale. Se il regime iraniano sopravvive, il messaggio sarà “uccidi abbastanza persone e resterai al potere”.
“Avete visto cosa è successo in Venezuela. Si può essere d’accordo o no – ha continuato – ma Nicolas Maduro è sotto processo a New York e, mi scuso, Putin non lo è. E sta lottando per i suoi fondi congelati in Europa. Quando è arrivato il momento di usare quei fondi per aiutare contro l’aggressione russa, la decisione è stata bloccata. Putin è riuscito a bloccarla. L’Europa non sta avanzando neanche sul Tribunale sui danni dell’aggressione. Cosa manca, tempo o volontà politica? Sono grato per le garanzie di sicurezza, ma sono per dopo la fine della guerra”. E ancora: “All’Europa piace parlare del futuro ma perché non del presente? Perché il presidente Donald Trump può bloccare le petroliere russe e l’Europa non lo fa anche se passano vicino alle sue coste?”.
“L’Europa aspetta sempre che la Nato la difenda. Se voi mandate 40 soldati in Groenlandia, che messaggio manda a Putin, alla Cina, alla Danimarca? O dite che proteggete la ragione o rischiate di non essere presi sul serio. Tutti aspettano di vedere cosa farà l’Europa ma l’Europa non fa niente. Ma quando rifiutate di combattere per la libertà le conseguenze arrivano. Nel 2020 avete rifiutato di aiutare la rivolta della Bielorussia per la democrazia e ora i missili Oreshnik sono in Bielorussia e hanno vari paesi europei nel loro raggio. L’Europa rimane in modalità Groenlandia: ‘forse qualcuno da qualche parte farà qualcosa’. Ma noi vediamo che le forze che vogliono distruggere l’Europa non aspettano un solo giorno”.
Il leader ucraino ha proseguito: “Si è passato tutto l’anno scorso a discutere di missili a lungo raggio per l’Ucraina, ora non se ne parla neanche più. Non si parla di missili Taurus, non si parla dei missili Tomahawk per non rovinare l’umore degli americani”.
“L’Ucraina è stata invitata al Board of Peace con la Russia e la Bielorussia. L’Europa non è arrivata neanche a una posizione unitaria. Non ha deciso cosa fare. Non possiamo accettare che sia sempre qualcuno che decide per noi. L’Europa deve avere forza, deve avere la forza di agire”.
“Oggi abbiamo incontrato Trump la nostra squadra lavora ogni giorno con la sua squadra. Non è semplice ma i documenti sono quasi pronti per arrivare alla pace. Oggi si è anche discusso di proteggere i cieli e spero che l’America continui a stare con noi. Siamo pronti a stare con l’Europa che conta veramente, avete bisogno anche voi dell’indipendenza dell’Ucraina perché anche voi domani dovrete difendere il vostro modello di vita. Abbiamo bisogno, l’ordine mondiale viene con l’azione, finiamo il Gound Hawk Day, sì è possibile. Gloria all’Ucraina”, ha concluso Zelensky.
Volodymyr Zelensky ha poi annunciato che il primo incontro trilaterale tra Stati Uniti, Russia e Ucraina avrà luogo domani e dopodomani presso gli Emirati Arabi Uniti: “Spero che gli Emirati ne siano a conoscenza. Sì. A volte riceviamo delle sorprese da parte americana”, ha ironizzato Zelensky ammettendo poi che l’incontro di oggi con il leader Usa sia stato positivo: “I documenti volti a porre fine a questa guerra sono quasi pronti, e questo è davvero importante. L’Ucraina sta lavorando con assoluta onestà”.
“Gli europei, anziché stare insieme contro la Russia, invece di diventare una potenza globale, restano un continente bellissimo ma frammentato, un caleidoscopio di piccole e medie potenze”. “Uno dei problemi più grandi dell’Europa di oggi è il modo di pensare, alcuni leader europei sono europei di origine, ma non a favore dell’Europa”, ha dichiarato senza mezze misure il leader ucraino.



