Meloni e Merz scommettono sulla competitività europea. E Macron sta a guardare…

venerdì, 23 Gennaio 2026
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È un’Europa leggera e senza troppi lacci quella pensata nel documento sulla competitività presentato oggi da Giorgia Meloni e Friedrich Merz nel bilaterale italo-tedesco di Villa Pamphilj. Un’Europa con meno burocrazia, meno vincoli per le imprese, meno barriere intraeuropee, meno anche Green Deal, meno, insomma, tutto quello che comprime il dinamismo delle imprese, ostacola la crescita economica, appesantisce e complica la vita dei cittadini.

È un incontro importante quello di Villa Pamphilj, un incontro che va al di là della “routine”, diciamo così, degli ordinari meeting tra i rappresentanti dei governi europei, perché traccia le linee del possibile rilancio dell’Europa in un momento non felicissimo per il vecchio continente, una società di 450 milioni di abitanti che negli ultimi anni ha perso molto terreno nella competizione tecnologico-economico mondiale rispetto alle grandi innovazioni imposte sia dagli Usa sia dalla Cina.

«L’Europa – si legge nell’incipit del documento – sta rimanendo indietro. Sin dai primi anni Duemila, lo scarto di crescita nei confronti di Usa e Cina si è ampliato, mentre nuovi concorrenti stanno aumentando la loro influenza globale».

In questo mondo in accelerazione costante, l’Europa non può validamentecompetere se ogni innovazione deve essere impedita, ridotta o comunque ritardata dal Moloch della burocrazia.

La parola chiave è semplificazione. Semplificazione delle procedure di autorizzazione alle imprese (si stabilisce a esempio il principio del silenzio-assenso) e degli oneri regolatori, semplificazione negli aiuti di Stato. Semplificazione fa anche rima con eliminazione, cioè con la rimozione di regole non più attuali che però appesantiscono ancora la vita economica e sociale. In quest’opera di “disboscamento” normativo rientra ad esempio l’eliminazione delle regole più soffocanti e stringenti del Green Deal.

Maggiore competitività vuol dire anche spinta ulteriore al mercato unico europeo, soprattutto nel campo dei finanziamenti all’attività economica, anche attraverso il mercato unico dei capitali. «La competizione è globale – si legge ancora nel documento – e abbiamo bisogno di campioni europei per competere con altri attori su quel piano».

Il dato politicamente più significativo è che Meloni e Merz presenteranno insieme questo documento al summit speciale dei leader europei che è stato convocato dal cancelliere tedesco  il 12 febbraio. Italia e Germania condividono insomma la strategia per restituire un futuro all’Europa.

A questo punto sorge spontanea una domanda: che fine ha fatto Emmanuel Macron? Che fine ha fatto l’asse “carolingio” franco-tedesco che è stato a lungo il motore dell’Unione europea?

Certo, la Francia è un “socio” primario della costruzione europea e le grandi scelte che riguardano il futuro comune non possono certo arrivare a prescindere da Parigi.

Però è significativo il fatto che l’impulso alla ripresa della competitività globale dell’Europa venga oggi da un’iniziativa italo-tedesca. Che cosa è successo, forse Macron e Merz non vanno più d’accordo? Non è questo il punto. Il fatto è che Italia e Germania sono attualmente i Paesi politicamente più stabili d’Europa. Lo stesso non può dirsi della Francia, che è attraversata da una difficile crisi politica da almeno un anno e mezzo e non può in questo momento offrire un grande punto di appoggio per il lancio di ambiziose iniziative a carattere continentale.

Non è certo tutta colpa di Macron, ma della complessità della politica francese in questa fase storica. Però questo è il momento di agire e l’Europa non può aspettare la soluzione dei guai di Parigi.

 

 

 

 

 

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