Piomba sulla politica il Fattore V, ecco l’ultimo retroscena

sabato, 31 Gennaio 2026
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Una variabile impazzita sta per piombare sulla politica italiana. Per il momento la chiameremo Fattore V (come Vannacci), per indicare la possibilità che il generale della Folgore che piace tanto ai politicamente scorretti d’Italia sia causa di scenari inediti nella prossima legislatura.

È bastato che l’europarlamentare dalle 500mila preferenze lasciasse trapelare la volontà di abbandonare la Lega e lanciasse il logo “Futuro Nazionale” per sollecitare la fantasia di retroscenisti e sognatori a occhi aperti. Tanto per fare nomi, parliamo di Francesco Verderami, notista politico del “Corriere della Sera” e di Matteo Renzi, il quale non cessa di immaginare situazioni che lo vedano al centro dei giochi del Palazzo. L’ex rottamatore si starebbe dando da fare per aiutare il generale ad allestire una formazione politica capace di sottrarre voti decisivi al centrodestra nelle elezioni politiche del 2027.

La firma del quotidiano di via Solferino scrive oggi che Renzi e Vannacci si sarebbero incontrati un paio di volte in un circolo Canottieri di Roma. Il leader di Iv sarebbe disposto a fare da sponda di centrosinistra al battitore libero di destra, in modo da consentirgli, a suon di polemiche e di rilanci, una visibilità mediatica tale da ottenere poi nell’urna un discreto gruzzolo di voti e mettere nei guai il centrodestra.

Verderami deve aver evidentemente parlato direttamente con Renzi, o eventualmente con un suo fidato sodale, perché lo scenario disegnato dal suo articolo è una vera visione onirica (ovviamente nella prospettiva del leader di Iv). L’ex rottamatore conta che il generale ottenga il 3% dei voti, una percentuale che impedirebbe a Giorgia Meloni e ai suoi alleati di vincere le elezioni, ma che però non li indebolirebbe al punto da consentire una vittoria neanche a Elly Schlein & Compagni. Insomma, Renzi sogna che l’irruzione della formazione di Vannacci porti a un pari e patta alle prossime elezioni, un po’come accadde nella “non vittoria” di Luigi Bersani nel 2013. In tal caso, il prossimo Parlamento sarebbe il luogo adatto per ogni genere di inciuci e di maggioranze ibride, nonché delle manovre più astute e sofisticate per eleggere il prossimo presidente della Repubblica (il mandato di Sergio Mattarella scadrà nel 2029). Inutile dire che, in una situazione simile, un gran manovriere come il leader di Iv ci starebbe come il classico topo nel classico formaggio.

A questo punto ci si chiede che guadagno avrebbe uno come Vannacci (che sarebbe comunque escluso da qualsiasi maggioranza) a operare in un Parlamento ridotto a una specie di palude. Secondo Dagospia, altro sito per amanti di retroscena, il generale sarebbe occultamente sostenuto dal Cremlino, interessato a sua volta a impedire che si riformi una maggioranza apertamente schierata con Kiev come quella capitanata da Meloni.

Ma, in tutto questo fiorire di illazioni e di scenari a futura memoria, che fa il leader in pectore di Futuro Nazionale? Al momento tace. Neanche Matteo Salvini, che domenica scorsa ha provato a stanarlo dandogli un provocatorio benservito («chi esce dalla Lega finisce nel nulla») è riuscito a smuovere l’”uomo nuovo” della politica italiana. Vannacci pare che ci stia ancora pensando su, anche perché in questi giorni sarà sicuramente oggetto di fortissime pressioni da una parte e dall’altra.

Se il generale varcasse effettivamente il Rubicone, il centrodestra avrebbe comunque pronta, con la legge elettorale in cantiere, una contromossa letale: innalzare al 4% la soglia di sbarramento, cosa che stroncherebbe sul nascere qualsiasi velleità di Vannacci. Questa eventualità, secondo il retroscena disegnato da Francesco Malfetano della “Stampa”, potrebbe però rivelarsi fatale per Meloni, Tajani e Salvini. E ciò perché (come peraltro già segnalava “Lo Speciale” domenica scorsa) spingerebbe Carlo Calenda verso il campo largo. E con ciò il centrodestra avrebbe fatto proprio una bella frittata.

Potrebbe però anche avvenire il movimento inverso, nel senso che un centrodestra “devannaccizzato” e con un Salvini indebolito potrebbe anche interessare al leader di Azione. In tal caso, nella prossima legislatura, avremmo un assetto politico più stabilizzato in senso moderato.

Anche questa, in fondo, è una visione onirica. Ma sognare non costa nulla e soprattutto, come insegnano i retroscenisti delle grandi testate, aiuta a vendere i giornali.

P.S. Il generale ha comunque già ottenuto un effetto politico: ha spinto un nutrito numero di parlamentari di Pd, M5S e AVS, a fare una figura barbina per impedire un’iniziativa dal titolo “Remigrazione” sponsorizzata da Edoardo Ziello e Rossano Sasso, deputati “vannacciani” della Lega. I deputati dell’opposizione hanno okkupato la Sala stampa della Camera in perfetto stile Askatasuna. Se i parlamentari del campo largo sono tutti così, può bene accadere che Matteo Renzi appaia come uno stratega alla Carl von Klausewitz. Il quale però, a dispetto della sua qualità di scrittore militare, non vinse mai una battaglia vera.

 

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