Askatasuna. Il gioco della destra e le responsabilità della sinistra

lunedì, 2 Febbraio 2026
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Nell’uso “partitico” dei fatti c’è per definizione il gioco eterno del sistema politico. Perché la violenza di Torino (100 agenti feriti) è la cartina di tornasole di tutti? Semplice, si tratta di bilanci sia a destra, sia a sinistra.

Il governo, tra i tanti risultati buoni, specialmente a livello economico e internazionale, è fortemente lacunoso e al momento perdente su immigrazione e sicurezza, principali motivi che hanno spinto e convinto gli italiani a votarlo nel 2022. Promesse in gran parte non mantenute, a fronte di un quadro generale oggettivamente peggiorato nel mondo.
E infatti, la parola d’ordine immediata di Palazzo Chigi, del governatore forzista Cirio e anche del Quirinale, è stata senza mezzi termini “attacco allo Stato”. Tradotto, la violenza di sabato, altro che una semplice protesta per lo sgombero del centro sociale Askatasuna, ma come ha scritto Paolo Pombeni sul Messaggero “un atto pianificato di marca insurrezionalista”, lanciando un preciso appello: “Basta con le coperture”, riferendosi in primis alla sinistra politica, intellettuale, giornalistica, per non ripetere gli errori degli anni di piombo, quando tentò di minimizzare, sottovalutare e deviare a destra il pericolo rappresentato dalle Brigate Rosse.

Quindi, è evidente che il centro-destra ha ora l’estremo interesse a far leva sull’emozione suscitata dagli scontri. Sia per recuperare terreno in termini di consenso, sia per avviare un’ulteriore stretta normativa. L’ennesimo decreto sicurezza in uscita, va in questa direzione. E la Meloni deve arginare, inoltre, l’insofferenza di una Lega che da mesi mira a rappresentare quella parte scontenta del suo elettorato. E non a caso i suoi alleati, sono andati più in là, ipotizzando una possibile ennesima e certa postura perdonista e paternalista da parte della magistratura sui fermati e gli arrestati di sabato (è l’atmosfera pre-referendum sulla riforma Nordio).

E a proposito di teoremi, qualcuno è arrivato a ritenere che la scarsa prevenzione sulla presenza dei black bloc a Torino, sia stata studiata a tavolino per giustificare il nuovo pugno duro.

Ma se la destra piange, la sinistra non ride. Non deve ridere. E lei che ha massimamente la responsabilità della degenerazione nel paese. Da quando si è insediato il governo di centro-destra ha sempre soffiato sul fuoco, rispolverando in ogni occasione un antifascismo becero e ridicolo, delegittimando di fatto la democrazia, nel nome di un’antidemocrazia partigiana, di un vero e proprio “fascismo rosso” che arma la mano di chi impedisce la libera opinione a 360 gradi, le presentazioni di libri, la presenza nei convegni di pensatori e giornalisti scomodi, nelle Università, o alla Camera su temi che non si condividono. Che ha nella “testa di tutti” il potere repressivo da abbattere, la miccia degli anni Settanta con le conseguenze che conosciamo bene.

Il catastrofismo antifascista che si tinge via via di tanti colori (Pro-Pal, pro-Centri sociali, l’ambiente, il patriarcato), ha creato un clima d’odio generalizzato e di contrapposizione frontale contro lo Stato e le sue articolazioni istituzionali, di cui le Forze dell’Ordine sono parte integrante. Esattamente come in passato, quando i poliziotti erano le guardie armate del sistema borghese, capitalistico, servo degli americani.

E per favore, una cosa che non fa fatta, e che invece continua a motivare le giustificazioni espresse da certa sinistra: considerare paritaria la questione dei centri sociali con le istituzioni democratiche e l’eventuale repressione prevista dalla legge. Metterle cioè, sullo stesso piano. Da una parte, la mistica dei diritti e dell’inclusione metropolitana (migranti, studenti, cittadini), a cui nel caso di Askatasuna, stava lavorando un pentito sindaco di Torino Lo Russo; dall’altra, il rispetto delle leggi assicurate dallo Stato per il bene della collettività.

Ecco perché la violenza di sabato non va vista o letta come una mera degenerazione da parte di violenti infiltratisi nella manifestazione, utili idioti che favoriscono il governo. Come se gli antagonisti siano un corpo estraneo rispetto al cuore e al Dna dei cortei cosiddetti “pacifici”. Sono in realtà l’estremizzazione di un “antifascismo-antimelonismo”, che riguarda la quasi totalità dei partecipanti. Inutile nascondersi dietro un dito: superiorità etica, pretesa di rappresentare la democrazia, i diritti civili calpestati, la giustizia, la pace etc. Una vecchia malattia: il giacobinismo della sinistra, che porta a uccidere il nemico, nel nome della democrazia, della triade “liberté-egalité-fraternité”.
Sarebbe bastato far parlare i cittadini scesi in piazza: un esempio plastico e fisico di cultura woke (inclusiva, dalla parte degli ultimi), progressismo Ztl e antifascismo militante.

Una mentalità diffusa che ideologicamente ritiene sul serio che certi centri sociali siano davvero una forma di cultura e di aggregazione positiva.

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