Addio di Vannacci alla Lega, Zaia: “Non mi lascia sorpreso”. Le reazioni di maggioranza e opposizione | Video

martedì, 3 Febbraio 2026
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L’addio di Roberto Vannacci alla Lega viene accolto con toni molto diversi nel mondo politico, tra chi ridimensiona la portata della scelta e chi invece intravede un segnale di ulteriore radicalizzazione del quadro a destra. Una mossa che non sembra scuotere più di tanto i vertici del centrodestra, ma che alimenta letture critiche da parte delle opposizioni.

Addio di Vannacci alla Lega, l’attacco di Luca Zaia

Dura la reazione del presidente del consiglio regionale del Veneto ed ex presidente della Regione Luca Zaia: “Una decisione che non mi sorprende, non c’è nulla sotto il sole. È la conferma, vista la ‘lunga’ carriera che ha avuto in Lega, meno di un anno, che ha preso atto di essere un corpo estraneo. Probabilmente aveva un altro progetto, non ha trovato il giusto substrato per farlo crescere, e oggi decide di camminare sulle sue gambe. Vedremo quale sarà il potenziale di questa sua marcia che farà in solitaria”

Le reazioni di maggioranza e opposizione

Il deputato del carroccio Candiani liquida la vicenda senza drammi: “Non c’è nessuna conseguenza, la Lega ha un percorso un po’ più lungo di quello che ha fatto Vannacci nella Lega”. Una sottolineatura identitaria che si chiude con una stoccata: “La storia della Lega insegna, che non è una caserma”.

Più politico il ragionamento di Maurizio Lupi, che evita di entrare direttamente nelle dinamiche interne al Carroccio ma legge l’uscita di Vannacci come un elemento di rafforzamento del quadro complessivo: “Dal mio punto di vista ancora di più si chiarisce, anzi l’uscita di Vannacci rende ancora più forte la proposta politica del centrodestra”. Lupi rivendica il ruolo della Lega come “punto fondamentale del centrodestra” e allo stesso tempo marca la distanza dal generale: “Vannacci è sempre un partito che nasce, credo che sia sempre una ricchezza per la democrazia. Non è la nostra visione di società e non è la nostra visione di politica. Quindi l’estrema destra non appartiene alla cultura del centrodestra”.

Sulla stessa linea di minimizzazione si muove Maurizio Gasparri, che definisce quella di Vannacci “una scelta sua” e rivendica il principio di libertà: “Ognuno fa quello che vuole nella vita. Siamo in democrazia”. Gasparri allarga poi lo sguardo al sistema politico, criticando la frammentazione: “Io ero addirittura per due grandi partiti, il PDL e il Partito Democratico, un bipartitismo all’americana e dopodiché invece qui tutti fanno partiti”. Ma sul destino della coalizione non ha dubbi: “Il centrodestra esiste da qualche decennio, ha resistito a varie prove, sta ancora qui, ha resistito perfino alla scomparsa del suo fondatore insostituibile Berlusconi… quindi il centrodestra immagino che andrà avanti”.

Di segno opposto la lettura di Angelo Bonelli, che vede nell’uscita di Vannacci il preludio a un ulteriore spostamento a destra dell’intero blocco di governo: “Significa che nascerà un partito di estrema estrema destra, xenofobo xenofobo e questo significherà che Salvini rincorrerà sulle posizioni politiche Vannacci”. Per Bonelli è un rischio sistemico: “Sarà un bel problema per questa maggioranza, che si sposterà sempre di più all’estrema estrema destra”.

Una chiave interpretativa più ironica arriva da Enrico Borghi di Italia Viva, che richiama una celebre frase di Nenni: “Quando si gioca sulle estreme trovi sempre qualcuno che diventa più estremo di te”. E aggiunge: “Forse Salvini si è reso conto che a furia di fare il giocoliere con gli esercizi verbali dell’estremismo, poi c’è qualcuno che lo supera a destra”.

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