La tecnica è nota e consolidata: Vannacci sarà demonizzato, ghettizzato, messo all’angolo, ovviamente a livello politico; perché sul piano umano, per la sua storia e il suo Dna, è la persona meno incline a tali condizionamenti e attacchi (anzi, nella battaglia si diverte e ci guadagna).
Sarà anche al centro di indiscrezioni e retroscena grotteschi, folcloristici e lisciate ciniche da parte del mainstream di sinistra, che scientificamente valorizza sempre “i nemici dei nemici” (l’ha fatto in passato con Fini in funzione anti-Berlusconi, con la Meloni in funzione anti-Salvini, quando la Lega andava forte, e finora l’ha fatto con Salvini in funzione anti-Meloni).
Una strategia mirata a indebolire l’avversario, che invece, riteniamo, sortirà l’effetto opposto, dando ancora più visibilità al Generale e una maggiore aspettativa al suo progetto in fieri. Si è visto plasticamente dalla Gruber: le palesi difficoltà di Salvini ad arginare un argomento spinoso e delicato, come questa scissione, che per lui rappresenta una indubbia sconfitta dal punto di vista politico, con i maggiorenti del Nord che adesso avranno dei crediti-padani più robusti, rispetto alla svolta sovranista nazionale del Carroccio impressa dal segretario con l’ingresso del Generale.
Un tesoretto che Vannacci dovrà giocarsi bene (dal 3 al 5% al momento). Tanto alla fine, visto che la vittoria alle prossime politiche sarà per pochi punti percentuali, anche il suo contributo sarà determinante (si chiama ago della bilancia). E Fdi, Lega e Fi saranno obbligati scendere a patti con lui. Se davvero non preferiranno passare la mano alla sinistra, campo largo o stretto che sia.
Non a caso l’idea di cambiare sistema elettorale, alzando la quota di rappresentanza al 4%, se da un lato potrebbe vanificare l’uscita del Generale, dall’altro renderebbe impossibile l’arrivo di Calenda, col suo 2% (a meno che non entri in Fi), o di una qualsiasi estensione al centro.
Dicevamo un tesoretto da giocarsi bene. Innanzitutto il bacino di utenza del Generale. Lui rivendica uno spazio che va dalla destra doc, nel nome e nel segno della coerenza con i valori (Dio-patria-famiglia naturale), ai conservatori moderati, che ammirano il suo decisionismo e la sua forza. Specialmente per quanto attiene la contestazione al politicamente corretto, al pensiero unico laicista e alla cultura woke.
Non deve farsi schiacciare all’estremità, ma questa è un’operazione che soprattutto il Palazzo e il centro-destra faranno a tavolino, per limitare un fenomeno che invece è più trasversale.
Sì, perché siamo sicuri Futuro nazionale, andrà a pescare pure nel non voto, in chi è deluso dall’offerta politica attualmente scadente e mediocre e addirittura nel populismo grillino dei primi tempi, che vide nei 5Stelle un’azione di moralizzazione della vita pubblica.
Dipenderà molto dai temi che il soggetto politico di Vannacci intenderà affrontare.
E il suo attivismo oggettivamente sposterà, per regola fisica, verso il centro tutto lo schieramento oggi al governo. Domanda: Salvini e la Meloni possono permetterselo?
Finora hanno giocato con tutto e il contrario di tutto. Prima delle elezioni sono stati bravi a intercettare i consensi più disparati: cattolici, laici, euroscettici, filo-europei, liberali, sociali, statalisti, liberisti, pacifisti, guerrafondai. Un equilibrio precario che, alla luce dei fatti, in primis su sicurezza e immigrazione, sta evidenziando le proprie crepe e i primi fallimenti. E la scelta di Vannacci li obbliga a fare chiarezza.
Non ci può essere governabilità coerente senza omogeneità culturale. Condizione per governare da destra e lasciare un segno di destra, quando si arriva al governo della nazione e non la copia sbiadita che fa comodo alla sinistra. Valori e posture a cui si richiama il Generale. Non becere, ma sostanziali.
Finora questo equilibrismo era riuscito, ora il vaso di Pandora è scoppiato. E’ ovvio che da questo punto di vita Vannacci ha fatto bene ad uscire. Nella Lega era un corpo estraneo. E se l’accusa è di aver approfittato di un taxi, è in buona compagnia: quanti tromboni e trombati della politica hanno usato i partiti per i loro obiettivi? E quanti sono usciti per polemiche, personalismi, rivendicazioni e frustrazioni?
Genia velleitaria che oggi non deve arrivare in Futuro nazionale. E in quanto ai leader, Salvini prima di diventare quello che è, era “comunista padano”, la Meloni ministro di Berlusconi e stava nel Pdl, Tajani monarchico. E via cantando. Non ci può essere una transumanza giusta e una sbagliata.
Comunque se un risultato Vannacci l’ha appena ottenuto, è che il castello fisso della politica italiana, è diventato finalmente dinamico. E aperto.
Centro-destra. Ecco perché il generale Vannacci ha fatto bene



