Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha inaugurato giovedì 19 febbraio il “Board of peace”, iniziativa finalizzata al raggiungimento della pace a Gaza e alla ricostruzione della Striscia, parzialmente distrutta dalle forze dell’esercito israeliano. L’evento si é svolto a Washington. Il termine usato “evento” non é casuale, perché si é trattato di un bel cast cinematografico per uno spettacolo in diretta mondiale. C’erano i pochi ospiti “illustri”, che hanno aderito all’iniziativa e pochi altri osservatori, fra i quali il governo italiano, rappresentato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. I paesi aderenti, secondo il progetto di Trump, oltre a versare 1 miliardo di dollari per la ricostruzione di Gaza City, dovranno fornire truppe per la creazione della prevista “International Stabilisation Force (Isf) di 8.000 uomini per la funzione di peacekeeping. La prima crepa del progetto é che nel Board non ci saranno esponenti palestinesi. Strano, dal momento che nella Striscia di Gaza vive ancora la maggior parte della popolazione palestinese, sopravvissuta allo sterminio perpetrato dall’esercito israeliano. Poi, é rimasto assente anche Israele, che non parteciperà fino a quando non saranno disarmate le milizie di Hamas. Il progetto di cui Trump é l’autoproclamato “monarca perpetuo” assomiglia purtroppo ad altri fallimenti del passato. Come ad es. la recente esperienza della Road Map for Peace del 2003, proposta dal quartetto Usa, Ue, Onu e Russia, che avrebbe dovuto risolvere il conflitto israelo-palestinese e che si é concluso con uno sconsolante nulla di fatto. Ma, l’impressione che si ricava dal Board of Peace, inaugurato da Trump, é che il progetto sia in realtà molto più ambizioso. Per tornare ad essere di nuovo grande l’America deve assumere il pieno controllo dell’intera area mediorientale. E quindi probabilmente il progetto é strettamente legato alla prossima inevitabile guerra degli Usa contro l’Iran. La Repubblica Islamica Iraniana rimane ormai l’unico serio ostacolo al predominio di Usa e Israele nel Medio Oriente, per cui Trump vuole realizzare a Teheran un cambio di regime, rovesciando il governo attuale e insediandone uno filo americano (lo Shah?). Ma, in questi piani americani la Cina Popolare si é messa potentemente di traverso. Sembra che Pechino stia fornendo agli iraniani un supporto militare estremamente sofisticato. La vittoria degli Usa nel prossimo conflitto con l’Iran non va più data per scontata.
Si scrive Board of Peace, si legge monarchia affaristica di Trump. Ecco gli amici e i nemici
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