In alcuni distretti industriali il Sud supera il Nord: è la prima volta dall’Unità d’Italia. L’avreste mai detto?

lunedì, 23 Febbraio 2026
3 minuti di lettura
Sud

Il Sud supera il Nord (e il Centro) in alcuni distretti industriali ed è la prima volta dall’Unità d’Italia. Lo scrive il Corriere della Sera Economia spiegando che nel Mezzogiorno si distinguono i settori ad alta crescita: digitale, aerospazio, farmaceutica, semiconduttori, tecnologie verdi anche perché le aziende del Nord si trasferiscono in cerca di bassi costi. A onor del vero si tratta di successi circoscritti e relativi, soggetti a conferme a medio termine. Ma sono successi tangibili, spiegabili solo in parte con la stagione post-pandemica in cui la spesa pubblica si è indirizzata di più verso il Sud. Il fenomeno è molto più interessante di quanto possa apparire. Le aree di Napoli e dintorni, Bari e dintorni, Catania e dintorni sono diventati i piccoli motori della ripresa del Sud come non si vedeva dagli anni ’60. Il Mezzogiorno, nel complesso, cresce più del resto del Paese.

Per la prima volta nella storia dell’Italia unita, annota il Corriere, certi distretti del Sud sono posizionati meglio nelle catene internazionali di alcuni distretti del Centro-Nord. Questi ultimi sono tradizionalmente legati alla meccanica, all’auto, all’integrazione analogica con una Germania che rallenta. I distretti più produttivi del Sud invece sono relativamente più concentrati nei settori ad alta crescita di questo secolo: digitale, aerospazio, farmaceutica, semiconduttori, tecnologie verdi.

L’esempio sul campo è Lorenzo Seritti, 40 anni, ingegnere laureato al Politecnico di Milano. Con il collega Luca Pignatti ha creato un fondo di venture capital che raccoglie finanziamenti dagli italiani all’estero e dalla comunità italo-americana negli Stati Uniti per concentrarsi sulle fasi preliminari delle start up. Profondo Capital, così si chiama il loro veicolo finanziario, ha una particolarità: stabilisce a Taranto almeno alcune attività delle aziende in cui investe, anche se magari sono progetti biomedicali nati altrove.

«Taranto fa pensare all’ex Ilva – dice Seritti al Corriere – ma paradossalmente oggi è più facile attrarre investimenti digitali in Puglia che a Milano. Nel capoluogo lombardo a fine anno una busta paga lorda di un ingegnere o di uno sviluppatore è del venti o trenta per cento più alta e l’affitto della sede costa un multiplo. Una start up straniera con cui Profondo Capital sta lavorando ha fatto i suoi preventivi e si è resa conto che lo stesso investimento in ingegneri e in un centro di ricerca in Polonia le sarebbe costato il doppio che a Taranto». L’obiettivo di Seritti è facilitare il ritorno di cervelli che hanno lasciato il Sud da anni, attraendoli con la qualità e il basso costo della vita.

Il rapporto della presidenza del Consiglio sulla Zona economica speciale unica del Mezzogiorno nel 2024 stima che negli ultimi anni solo a Bari 16 multinazionali delle tecnologie dell’informazione hanno contribuito a creare cinquemila nuovi posti. Su elettronica e digitale la Campania ha ormai 91mila addetti, la Puglia 57mila e la Sicilia 50.500. La Calabria è un po’ più indietro, 19mila addetti. Questi fenomeni si vedono anche nei dati. Uno studio di pochi mesi fa della Banca d’Italia mostra che dal 2014 l’intero settore delle tecnologie digitali è cresciuto nettamente più nel Mezzogiorno che nelle medie italiane, trainato da Napoli, Bari e Catania.

Tuttavia, l’emorragia umana continua, perché i livelli di occupazione sono fra i più bassi al mondo e il reddito per abitante è appena il 57% di quello del Centro-Nord. Solo dal 2019 il Mezzogiorno ha perso il 3% della popolazione perché dal 2009 sono emigrati verso il Nord Italia o l’estero quasi in tre milioni, in gran parte persone nel fiore degli anni. Una perdita simile su una popolazione meridionale di 19 milioni è, semplicemente, una catastrofe. È un miracolo che il Sud in questi anni sia cresciuto di più malgrado questo deflusso, ma non potrà continuare così a lungo.

Intanto il governo non smette di promuovere all’estero la Zona Economica Speciale. All’Ambasciata Italiana a Londra è stata presentata la Zes del Sud Italia come opportunità per investimenti diretti esteri e commercio internazionale rivolta in particolare agli investitori britannici e internazionali. Come riferisce Milano Finanza, l’iniziativa ha acceso i riflettori su «un’area che copre le regioni del Sud e del Centro e offre procedure amministrative semplificate, incentivi fiscali e vantaggi logistici per attrarre investimenti». Organizzato con l’Agenzia Italiana per il Commercio Estero, ordini professionali e Intesa Sanpaolo, l’appuntamento ha visto la partecipazione di numerosi rappresentanti del mondo imprenditoriale del Regno Unito. Durante i lavori sono stati evidenziati la crescita economica del Sud Italia, il ruolo dei commercialisti nel facilitare gli Ice e il supporto offerto dalle istituzioni e dagli esportatori italiani”. La ZES si propone quindi come uno strumento centrale per lo sviluppo del Mezzogiorno, agendo da catalizzatore per nuovi capitali esteri grazie a un sistema di agevolazioni mirate a rendere il territorio maggiormente competitivo nello scacchiere globale.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.