Sanremo, la fabbrica dell’attenzione: nel 2025 vale fino a 160 milioni. Nel 2026 può sfiorare i 180

giovedì, 26 Febbraio 2026
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Il Festival di Sanremo non è solo uno spettacolo televisivo ma una macchina industriale dell’attenzione che, per una settimana, concentra pubblico, investimenti pubblicitari e flussi turistici come pochi altri eventi in Italia.
Nel 2025 i numeri parlano chiaro. La raccolta pubblicitaria si è collocata tra i 65 e i 70 milioni di euro, a cui si sono aggiunti oltre 20 milioni tra sponsorizzazioni e product placement. In totale, circa 90 milioni di ricavi diretti per la Rai a fronte di costi di produzione stimati tra i 18 e i 20 milioni. Un margine operativo che nel panorama televisivo europeo è raro.

Ma il Festival non si ferma agli studi televisivi. La città di Sanremo durante la settimana della kermesse lavora a pieno regime. Occupazione alberghiera oltre il 95 per cento, tariffe raddoppiate o triplicate, ristoranti e servizi saturi, eventi aziendali e hospitality diffusa. L’indotto locale 2025 è stimabile tra i 55 e i 60 milioni di euro. Sommando ricavi diretti e impatto territoriale, il valore economico complessivo dell’edizione 2025 si colloca tra i 145 e i 160 milioni di euro, senza considerare l’effetto successivo su streaming, diritti musicali e tournée, che nei mesi seguenti moltiplicano i flussi economici per artisti ed etichette.

Se proiettiamo il trend sul 2026, ipotizzando una crescita pubblicitaria del 5–7 per cento in linea con gli ultimi anni, la raccolta potrebbe salire tra i 72 e i 75 milioni, con sponsorizzazioni attorno ai 23–25 milioni. I ricavi diretti sfiorerebbero così i 100 milioni. L’indotto territoriale, trainato da prezzi medi più alti e maggiore presenza corporate, potrebbe raggiungere i 60–70 milioni. Il valore complessivo dell’edizione 2026 si collocherebbe quindi tra i 165 e i 180 milioni di euro, con possibilità di superare questa soglia in caso di share stabilmente sopra il 65 per cento e ulteriore espansione digitale.

Sanremo è uno dei pochi eventi culturali italiani che genera utile netto, moltiplicatore territoriale e potenza mediatica concentrata. In un’economia frammentata, riuscire a riunire 10–12 milioni di persone davanti allo stesso schermo significa muovere capitale, non solo emozioni. Il Festival funziona come industria culturale. E quando qualcosa funziona con questi numeri, trasformare questo modello in una politica industriale stabile dell’economia creativa italiana sarebbe una logica conseguenza.

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