Sanremo, pessima l’ultima. La nuova Italia tra modello-Merola e baci lesbo

domenica, 1 Marzo 2026
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Male la prima, pessima l’ultima. Il commiato sanremese disturbato dai venti di guerra e dalle notizie dell’attacco americano-israeliano in Iran, con relativi missili di Teheran sparsi ovunque in Medioriente, ha confermato la deriva narcotizzante, da evasione “cazzara” e mentale ormai senza freni che vige in Italia (e non solo).

E mentre Crosetto, in vacanza, è ostaggio delle bombe a Dubai, da noi ha “vinto” Sal da Vinci (nomen omen), il “nipote adottivo” del grande Merola, versione cameriere argentino, uno che piange “a secco”, simbolo definitivo di una leggerezza emotiva, sentimentaloide, superficiale e molto recitata, che appartiene alle performance dominanti sui social.

E, paradosso dei paradossi, siamo costretti pure a prendere atto di una svolta culturale.
La canzone vincitrice “Saremo io e te” parafrasando proprio Sanremo, è un’esaltazione stucchevole e leccata del matrimonio, della promessa davanti a Dio, di quell’eternità che appare più come una condanna che una scelta. E il bello che ha ha prevalso sulle posture opposte e speculari, figlie del politicamente corretto, della cultura woke, del post-trap-rep di borgata e del luogo-comunismo.

Insomma, nel pieno della gestione normalizzante di Conti, hanno perso di fatto, come ricorda la rete, gli asterischi, le schwa, il maschio tossico, depresso e introverso, la famiglia queer, le slinguazzate lesbo, i proclami pro-Pal, la mistica della pace universale, i cantanti con le gonne, il rossetto, lo smalto, i radical-chic alla Mannoia, il corpetto e i tacchi a spillo, l’eros vincente e aggressivo alla Elettra Lamborghini (anche qui, nomen omen).

Sul podio quindi, la famiglia tradizional-meridionale, e una canzonetta fuffa fatta apposta per l’ironia pubblica (che in realtà l’aiuta nella diffusione), e una musica adatta più alle feste neo-melodiche cui si aggregano per moda o per legittimo gusto (lo dice la cronaca) molto spesso i figli dei boss della camorra.

Questo è il vero bipolarismo nazional-popolare, altro che destra e sinistra, populisti e progressisti, sovranisti e globalisti.

Anzi, quel sì della canzone di Sal da Vinci potrebbe essere anche scambiato per uno spot in vista dell’incombente referendum sulla giustizia. Sarà la prossima polemica della Schlein?

La nuova alternanza politico-musicale è tra il corpo che balla scimmiesco “Saremo io e te” e una mente ideologica, rappresentata da testi da pensiero unico laicista, progressista, liberal.

Il resto delle canzoni sanremesi è stata solo una declinazione ulteriore “psico-somatica-estetica” di questo bipolarismo. Facciamo qualche esempio: Sayf – Tu mi piaci, italianizzato che ha abbandonato i maranza; Ditonellapiaga – Che fastidio: come Ferragni-Pensati libera; Fedez e Masini – Male necessario: urla e sedute dallo psicanalista; Arisa – Magica favola: fuga onirica nella Sirenetta.

Per non parlare dei titoli, tutto un programma, un minestrone di crisi mistiche, disperazione e romanticismo da poster: Stupida fortuna, Stella stellina, i Romantici, Labirinto, Uomo che cade, Ossessione, Animali notturni, Che fastidio, Male necessario.
Tutto da suicidio o da sogno inutile. Mentre nel mondo c’è la guerra. “Aridatece” “Il Mondo”, “L’immensità”, “Volare”: un sogno più sano. Ma allora c’era la ricostruzione e c’era e la speranza. Oggi l’esatto contrario.

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