La guerra totale che Benjamin Netanyahu tanto desiderava è scoppiata. Con il Medioriente ormai in fiamme, anche a causa della dilettantesca sottovalutazione della capacità reazione dell’Iran da parte di Donald Trump (prova ne sia, la mezza ammissione del confuso inquilino della Casa Bianca sulla possibilità di inviare a Teheran truppe di terra), Israele ne ha approfittato per chiudere i conti con Hezbollah in Libano. Prima gli attacchi simultanei dell’Idf contro obiettivi militari a Beirut, poi l’avvio delle operazioni di terra nel Libano meridionale con cinque avamposti di soldati in diversi punti vicino alla zona di confine. «Stiamo conducendo attacchi mirati contro le infrastrutture terroristiche di Hezbollah, che ha scelto di attaccare Israele per conto del regime iraniano e dovrà pagare le conseguenze delle sue azioni», ha scritto l’Idf su X.
Le forze dell’esercito israeliano stanno operando in sostanza per creare un ulteriore livello di sicurezza per i residenti del nord, attraverso attacchi su vasta scala alle infrastrutture dell’organizzazione terroristica Hezbollah, al fine di sventare minacce e impedire tentativi di infiltrazione nel territorio dello Stato di Israele. «Per impedire attacchi diretti contro le comunità israeliane – spiega il ministro della Difesa Israel Katz – Netanyahu e io abbiamo autorizzato le Forze di difesa israeliane ad avanzare, a mantenere ulteriore territorio dominante in Libano e a difendere da lì le comunità di confine. L’Idf continua a operare con violenza contro gli obiettivi di Hezbollah in Libano. L’organizzazione terroristica sta pagando e pagherà un prezzo elevato per il fuoco contro Israele».
In particolare, l’esercito di Tel Aviv ha colpito quartier generali e depositi di armi di Hezbollah nella periferia sud di Beirut. Da parte sua, il partito militante sciita libanese ha riferito di aver colpito la base aerea di Ramat David, nel nord di Israele. L’organizzazione ha affermato di aver preso di mira siti radar e sale di controllo della struttura utilizzando uno sciame di droni. Secondo Hezbollah, l’operazione è stata condotta in “ritorsione” per i raid israeliani che hanno causato vittime in diverse aree del Libano.
Netanyahu gongola: «Quando America e Israele lavorano insieme, accadono cose straordinarie. Non sarebbero mai accadute senza la sua leadership. L’ho incontrato prima del suo secondo giuramento e la prima cosa che mi ha detto è stata: “Dobbiamo impedire all’Iran di dotarsi di un’arma nucleare”, perché vedeva in ciò una minaccia chiara e immediata per gli Stati Uniti. Quando c’è un regime come quello iraniano che vuole distruggere gli Stati Uniti, questa è la minaccia più grande per l’America. Abbiamo cercato di agire inizialmente con l’Operazione Midnight Hammer, ma non hanno imparato la lezione. I negoziati non hanno funzionato e abbiamo dovuto agire».
Dal canto suo Trump, nonostante le ostentazioni di forza, ha capito di non essere più sicuro di rovesciare il regime in Iran solo con bombardamenti di sette giorni o di un mese. Tutti gli osservatori sono concordi, infatti, nel ritenere che senza un’invasione di terra non ci potrà essere il cambio di regime a Teheran: da soli, gli iraniani in piazza non possono farcela. Da soli, gli attacchi aerei non bastano. Il tycoon, inoltre, ha colto l’occasione per criticare lo storico alleato, il Regno Unito: «Non è stato d’aiuto nell’offensiva lanciata contro l’Iran. Non avrei mai pensato di vedere una cosa del genere dal Regno Unito. E’ molto triste vedere che il rapporto non è più quello di una volta». Poi, interrogato sulle accuse secondo cui Starmer starebbe assecondando gli elettori musulmani per motivi politici, il Presidente ha risposto: «Potrebbe essere così».
Intanto l’Iran ha messo in guardia i Paesi europei dall’unirsi a Israele e Stati Uniti per prendere parte al conflitto in corso. «Sarebbe un atto di guerra. Qualsiasi atto del genere contro l’Iran sarebbe considerato una complicità con gli aggressori – ha spiegato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, durante una conferenza stampa – sarebbe considerato un atto di guerra contro l’Iran».



