Trump: «Zelensky trovi l’accordo con Putin». Ma lui: «Aspetto Donald e voglio entrare nell’Ue dal 2027». Gelo da Bruxelles

venerdì, 6 Marzo 2026
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Ucraina

L’uomo del destino, al secolo Donald Trump, colui che aveva promesso di far cessare la guerra in Ucraina in appena 24 ore, manifesta tutta la propria rabbiosa frustrazione sull’andamento del conflitto al quotidiano Politico: «Zelensky deve fare un accordo, Putin è pronto. È impensabile che Zelensky sia l’ostacolo. Non ha carte da giocarsi. Ora ne ha ancora di meno».

Ma ancora non è dato sapere su quali basi il leader ucraino debba ricercare un’intesa con il capo del Cremlino. Dal quale giunge il controcanto del portavoce Dmitrij Peskov alle gradite dichiarazioni di Trump: «Le forze russe stanno avanzando su tutti i fronti in Ucraina e il presidente Zelensky dovrebbe assumersi le sue responsabilità e chiudere il negoziato con la Russia. Il regime di Kiev si sta sentendo a disagio, stiamo avanzando e le dinamiche sono molto chiare e ben note a tutti gli specialisti – ha aggiunto – è un momento in cui, come ha detto Putin, qualcuno a Kiev deve fare di tutto perché le trattative abbiano successo».

Tuttavia, Zelensky non molla e ricorda agli osservatori internazionali e allo stesso Trump che sono ancora in sospeso gli incontri bi-trilaterali con Mosca e Washington. «Continueremo il processo diplomatico quando i nostri partner americani saranno pronti a lavorare come concordato: formati bilaterali con loro, formati trilaterali con la Russia, così come il lavoro con gli europei. In questo momento praticamente tutta l’attenzione del mondo è concentrata sulla situazione intorno all’Iran e, indipendentemente da quanto dureranno le ostilità, dobbiamo essere pronti a riprendere la diplomazia in qualsiasi momento. È esattamente così che lavora la delegazione ucraina».

Il leader ucraino, però, ha contemporaneamente riaperto una partita che sembrava accantonata con una dichiarazione, al limite della sfida, rilasciata non più di 72 ore fa: «Siamo pronti a entrare nell’Unione europea già dal 2027». Ora, che a Kiev manchino praticamente tutti i requisiti per entrare nell’Unione è cosa nota, ma nell’indicare una data ben precisa come inizio dell’adesione alla Ue, Zelensky non ha fatto i conti con le complesse procedure che regolano l’ingresso dei Paesi candidati. Procedure che, se non rispettate, rischiano di trasformarsi in un boomerang per Kiev, erodendo il consenso sulla sua entrata in Ue e aumentando l’irritazione di chi, come ad esempio il Montenegro, si è già adeguato a quasi tutti i parametri richiesti. «Abbiamo delle regole e dobbiamo rispettarle. Ho già detto a Zelensky di non lanciare ultimatum», ha precisato con nettezza il ministro degli Esteri lussemburghese, Xavier Bettel.

L’accelerazione impressa dall’inquilino di Palazzo Mariinskij ha una ragion d’essere. È chiaro che, tramontata l’ipotesi di inserire l’ingresso di Kiev nella Nato in una futura intesa, l’importanza dell’adesione all’Unione è accresciuta e gode sia del consenso degli Usa sia della non contrarietà della Russia. D’altronde, sull’allargamento il quorum richiesto è quello dell’unanimità e ciò rende tutto più difficile. Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, per aggirare il veto dell’Ungheria, ha invitato ad andare avanti sul lavoro tecnico per l’avvicinamento all’Ue dell’Ucraina, rinviando votazioni insidiose. Ma a un certo punto una decisione a 27 dovrà essere presa. In questo senso, cruciali saranno le elezioni in Ungheria del 12 aprile. Viktor Orban ha fatto del “no” all’Ucraina nell’Ue uno dei suoi cavalli di battaglia. Una sua eventuale sconfitta cambierebbe gli equilibri del voto a Bruxelles. Ma, anche in tal caso, la data del 2027 è oggettivamente fuori luogo. Tra l’altro le speranze dell’Ucraina di un’adesione accelerata all’Unione europea hanno subito una battuta d’arresto durante una riunione a Bruxelles tra gli ambasciatori dei Paesi membri e il capo di gabinetto della presidente della Commissione europea, Bjorn Seibert. Alcuni Stati membri hanno respinto la proposta della Commissione di un “allargamento all’inverso2, modello che prevederebbe prima l’ingresso formale nell’Ue e successivamente un’integrazione progressiva nelle politiche e nei benefici dell’Unione. Il rifiuto delle capitali di fatto blocca l’ipotesi di accelerare l’adesione di Kiev entro il 2027 e conferma la preferenza per il tradizionale approccio meritocratico basato sul rispetto delle procedure e dei criteri di adesione.

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