Una richiesta che rimane sospesa nel vuoto quella di Donald Trump che fa una chiamata alle armi ai Paesi alleati per cercare di inviare unità navali al fine di garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz. Nodo nevralgico degli scambi commerciali di mezza Europa sulla tratta del petrolio e dell’energia del bacino del Mediterraneo, Hormuz è bloccata da giorni in preda ad una guerra che non vede fine tra Israele e i Paesi del Golfo. Molti Paesi secondo il Tycoon, sarebbero pronti a inviare unità navali e l’amministrazione Trump prevede di annunciare già questa settimana l’ok da parte di diverse nazioni di formare una coalizione che scorterà le navi lungo il corridoio che si estende lungo la costa iraniana, anche se sarebbero ancora in corso discussioni per stabilire se tali operazioni inizieranno prima o dopo la fine delle ostilità. Tra tutti i Paesi convocati alla cordata arriva un no secco ad unirsi alla partita da parte della Germania. E questo forse rischia di condizionare mezza Europa. Stando alle ultime infatti il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ha escluso una partecipazione ad un eventuale intervento internazionale per proteggere le navi commerciali nello Stretto di Hormuz, la cui sicurezza potrà essere garantita solo attraverso una soluzione negoziata e parlando anche con l’Iran. Questo il succo della posizione alemanna. Prevale quindi la cautela da parte della Germania così come dall’Asia. Il timore di rischiare di essere coinvolti in prima persona nella crisi è alto e l’esecutivo di Merz ci va piano. Tenendo conto che gli attacchi di Teheran e le minacce alla comunità internazionale soprattutto europea sono frequenti meglio andarci cauti. Il rischio di un’escalation è davvero alto. Anche la Cina rimane neutra, mentre la Corea del Sud si dice favorevole all’istanza americana limitandosi ad esaminarla con attenzione. Distaccato e freddo anche il Giappone che vuole valutare il tutto in maniera approfondita prima di intervenire e fare cordata cosi come Bruxelles dove si valuta l’ipotesi di rafforzare l’operazione navale europea Aspides nel mar Rosso, trovando i Paesi dell’Unione già divisi e in contrapposizione al capofila Macron più interventista. Ma intanto nei cieli degli Emirati Arabi la tensione è alle stelle e la minaccia di attacchi iraniani ormai una realtà. Notizia di stamane: la difesa emiratina sta respingendo numerosi attacchi di droni e missili provenienti da Teheran. L’allerta al momento è molto alta anche nelle basi militari italiane in Kuwait dove secondo l’ammiraglio Cavo Dragone della Nato gli attacchi sono indiscriminati e bisogna prestare massima attenzione.



