“Sono stupidate, a cui bisognerebbe dare il peso che hanno”. Maurizio Landini invita a non alzare ulteriormente i toni dopo le polemiche sui cartelloni raffiguranti Giorgia Meloni e il ministro della Giustizia Carlo Nordio bruciati durante il corteo del 14 marzo a Roma. Il segretario generale della Cgil, parlando con i giornalisti a margine di un’iniziativa della Fiom, definisce l’episodio “errori concreti”, ma sottolinea che il confronto sul referendum deve restare nel merito.
“I toni devono essere mantenuti da tutti dentro determinati limiti”, afferma il leader della Cgil, ricordando che al centro del dibattito c’è il referendum promosso dal governo. “C’è un fatto concreto con cui bisogna fare i conti: c’è un referendum che non l’ha chiesto il popolo, l’ha deciso il governo ed è un referendum che vuole mettere in discussione l’indipendenza e l’autonomia della magistratura”.
Secondo Landini, la consultazione non affronta i problemi reali della giustizia italiana. “Noi siamo tra quelli che da tempo diciamo che bisogna farla funzionare meglio la giustizia: c’è bisogno di fare assunzioni che non vengono fatte, c’è bisogno di fare investimenti, di utilizzare maggiori tecnologie. Di tutti questi temi non se ne parla”. Il segretario della Cgil riconosce le criticità del sistema, ma ribadisce che il referendum non interviene su queste questioni: “Siamo di fronte a lentezze della nostra giustizia, ma questo referendum non affronta assolutamente nulla di tutto questo e vuole ridurre l’autonomia e l’indipendenza della magistratura”.
Per Landini la posta in gioco riguarda direttamente l’equilibrio istituzionale. “Questo referendum chiede di cambiare sette articoli della Costituzione e ridurre l’autonomia della magistratura”, ribadisce, sostenendo che l’obiettivo politico dell’esecutivo sarebbe quello di limitare i controlli. “L’obiettivo del governo è essere meno controllato e poter influenzare la magistratura”.
Il leader della Cgil collega la riforma della giustizia a un quadro più ampio di interventi istituzionali portati avanti dall’esecutivo. Dalla legge sull’autonomia differenziata al premierato fino al decreto sicurezza, sostiene, emerge una linea precisa. “Quando si dice che c’è un governo che vuole mettere in discussione la Costituzione non è un processo alle intenzioni ma un’analisi di quello che sta succedendo”.
Infine, Landini ribadisce la posizione del sindacato sul voto. “Il referendum vede da una parte chi vuole applicare la Costituzione e difendere la democrazia di questo Paese e dall’altra chi invece la Costituzione la vuole cambiare in maniera autoritaria. Per questo è importante andare a votare e votare no”.
Quanto al clima politico attorno alla consultazione, il segretario della Cgil ribalta le accuse. “Chi sta alimentando un clima fuori dai toni penso sia proprio il governo, a partire da chi collabora con Nordio”. Per Landini, dunque, la campagna referendaria dovrebbe tornare su contenuti e riforme concrete, lasciando da parte gesti simbolici e polemiche.



