A pochi giorni dal referendum, Piazza del Popolo diventa il cuore della chiusura di campagna: bandiere di Pd, M5s e Avs si intrecciano con quelle di Cgil, Anpi e con i vessilli arcobaleno, mentre sullo sfondo campeggia una scritta netta, “Vota No”. Il centrosinistra si presenta unito, con l’abbraccio tra Elly Schlein e Giuseppe Conte a segnare simbolicamente la convergenza, e con i leader che parlano apertamente di una rimonta in corso. “Il fronte del No sta avanzando”, sintetizza Angelo Bonelli, fotografando il clima della piazza. Dal palco e a margine della manifestazione, il messaggio è doppio: da un lato l’attacco alla riforma, dall’altro l’appello finale alla mobilitazione.
Referendum manifestazione per il No, le parole di Landini e delle opposizioni
“Siamo a un referendum perché al parlamento è stato impedito di discutere, questo hanno fatto. Adesso si rendono conto che questa cosa li sta portando a sbattere”, afferma il segretario generale della Cgil Maurizio Landini. Poi rilancia: “Io penso che possiamo farcela, ma abbiamo bisogno di lavorare nei prossimi giorni, di parlare con le persone. Adottiamo, da qui a domenica, una persona che pensa di votare sì. Avanti, ce la possiamo fare”. E guarda già al dopo: “Il giorno dopo il referendum noi, tutti quelli che hanno lavorato insieme, avanzeremo proposte concrete per una vera riforma della giustizia. Il giorno dopo il referendum ho proposto a tutti di mettere in cantiere le proposte per una vera riforma della giustizia, per far funzionare la nostra giustizia”.
Elly Schlein insiste sull’importanza della partecipazione: “Mancano pochi giorni a questo referendum, non c’è il quorum, quindi ogni voto può fare la differenza e noi chiediamo alle persone di partecipare, di informarsi, noi chiediamo di votare no ad una riforma che non migliora la giustizia per i cittadini, ma indebolisce l’indipendenza dei giudici. Che non tutela i giudici, tutela tutti i cittadini, tutela soprattutto quei cittadini che da soli non hanno il potere o i soldi per cavarsela comunque. Quindi noi votiamo convintamente no per difendere la nostra Costituzione”. E avverte: “Se vince il No ci evitiamo una riforma pericolosa e sbagliata per i cittadini”.
Giuseppe Conte attacca frontalmente la premier: “La presidente Meloni inonda le tv e i suoi social per questa campagna referendaria, ma sono tre giorni che non ha trovato una parola per quanto riguarda un parlamentare di Fratelli d’Italia che sta invitando al voto di scambio, clientelare, per convincere gli indecisi. Hanno detto no a tutti fuori sede, a partire dagli studenti che vorrebbero votare in massa, allora noi rispondiamo votiamo no a questa riforma dell’ingiustizia che mira soltanto a rivendicare un primato che la politica dovrebbe conquistarsi con la dignità, la forza dei comportamenti e delle condotte”.
Bonelli insiste sul tema costituzionale: “È in gioco la difesa della Costituzione, ma in questi giorni stiamo registrando un’inarrestabile avanzata dei ‘No’, perché c’è una crescente indignazione degli italiani, che non sono assolutamente d’accordo con le bugie della presidente Meloni. Non vogliono essere presi per stupidi: dire che verranno liberati stupratori, pedofili e spacciatori è inaccettabile. Dobbiamo difendere la Costituzione, perché la magistratura è un presidio di democrazia nella lotta alla mafia, alla corruzione e alla criminalità organizzata. Noi non vogliamo che loro abbiano pieni poteri: per questo vogliamo dire no”.
Nicola Fratoianni ironizza sulla comunicazione del governo: “Mi pare che sono un poco disperati, ormai non sanno più che pesci pigliare, passano dall’annuncio del pericolo stupratori in libertà e bambini strappati alle braccia della madre ai video tutorial”. E aggiunge: “Mi pare che questo sia un po’ la fotografia dello stato della maggioranza del governo: fanno solo campagna per il referendum, ma c’è una guerra. Forse se si occupassero anche della guerra e di come evitare che gli effetti della guerra criminale scatenata dal suo amico Trump si ripercuotano in modo così pesante sulle spalle degli italiani sarebbe bene. La verità è che 24 ore al giorno si occupa del referendum perché sono terrorizzati”.
I civici del fronte del No
Accanto ai leader politici, prendono parola anche i rappresentanti del comitato civico, che rivendicano il lavoro fatto sul territorio. “Il fronte del no ci arriva fiducioso, sicuro di avere fatto tutto il possibile per spiegare alle persone, agli elettori, alle elettrici qual è la posta in gioco. E quindi siamo fiduciosi”, afferma la magistratura Silvia Albano di Magistratura Democratica. E mette in guardia sui toni del dibattito: “Se nel fronte del no c’è qualche voce isolata un po’ forte nel fronte del sì c’è stato proprio un coro di parole forti, parole forti che lasceranno macerie”, aggiungendo che “aizzare la sfiducia nella giurisdizione, la giurisdizione è una funzione fondamentale dello Stato che si fonda sulla fiducia delle persone nei confronti della magistratura come corpo professionale di persone preparate ed equilibrate e diciamo che nell’interesse della Repubblica, come ha detto il nostro Presidente, creare questo clima di totale sfiducia nei confronti della magistratura fa male alla Repubblica e allo Stato”.
Giovanni Bachelet rivendica i toni della campagna: “Ma non da parte nostra, il comitato società civile per il non referendum, che è quello che convoca la manifestazione di oggi, anche se vengono poi gli altri comitati degli altri partiti. Non è mai stato coinvolto in toni accesi, cose brutte. Abbiamo girato per tante città, piazze, strade, ma sono state tutte cose civili. Penso che un po’ è fatale, che le cose che fanno notizia sono sempre quelle meno eleganti. Però io credo che sia stata una bella campagna, un riappropriarsi della Costituzione anche per tutti quelli che sono stati costretti a ristudiarsela un po’ a vedere la storia della nostra Costituzione, quindi io questa campagna brutta non l’ho vista l’ho vista in televisione ecco ma non dove andavo io che era nei posti normali dove la gente vive diciamo”.
Enrico Grosso sottolinea il percorso fatto: “Guardate, quando è cominciata la campagna non ci davano una lira, dicevano sarà una battaglia di testimonianza. Poi ci siamo conquistati prima i tempi e poi gli spazi per cominciare a raccontare alla gente qual era la vera posta in palio della del referendum, quando abbiamo cominciato a spiegare alle persone che qui era in gioco il principio di autonomia e di indipendenza della magistratura, la gente ha cominciato a capire. Io sono molto fiducioso”. E conclude: “Abbiamo vissuto una campagna entusiasmante tra le persone. Abbiamo nuovamente, diciamo, imparato a incontrare le persone faccia a faccia. Io ho girato l’Italia in questi mesi: teatri pieni, sale parrocchiali, centri di ascolto, centri culturali, piazze piene di gente che usciva di casa è stato detto che negli ultimi anni la politica si faceva sui social e la gente stava tutto il giorno a guardare il telefonino non è vero abbiamo capito che la gente aveva bisogno di parlare con noi e chiarirsi le idee credo che abbiamo chiarito le idee a molti e per questo sono fiducioso”.



