Giorgia Meloni sceglie un terreno inedito, quello del podcast, per rilanciare i temi più sensibili dell’agenda politica e istituzionale. Ospite di “Pulp Podcast” di Fedez e Mr. Marra, la presidente del Consiglio alterna toni personali e rivendicazioni di governo, tornando soprattutto sul nodo della giustizia, della politica estera e degli equilibri internazionali.
Meloni da Fedez su referendum e giustizia
Sul fronte interno, il passaggio più netto riguarda il rapporto tra politica e magistratura. “Io ho cominciato a fare politica quando hanno ammazzato Paolo Borsellino. Si figuri come la penso sui giudici, mi avrebbe fatto piacere poter avere un dialogo serio nell’interesse della nazione, ma per i dialoghi bisogna essere in due”, afferma Meloni, evocando una matrice personale che resta centrale nella sua visione del sistema giudiziario. Da qui la difesa della riforma e, soprattutto, la proposta di intervenire nella legge di attuazione per limitare le “porte girevoli” tra politica e Consiglio superiore della magistratura: “Ci dobbiamo mettere una norma che impedisca, almeno per un periodo di tempo, a chi fa politica di entrare al Csm”, con l’obiettivo dichiarato di “rafforzare ancora di più l’incapacità della politica di incidere in questo meccanismo”.
La premier respinge anche la lettura politica del voto previsto il 22 e 23 marzo, che a suo dire “non riguarda la politica” ma incide direttamente “sui cittadini e sullo stato della giustizia”. Un passaggio in cui Meloni rivendica la centralità del potere giudiziario nell’equilibrio democratico: “Per far camminare una nazione ci sono tre poteri fondamentali e la giustizia è uno di questi tre”. E attacca le opposizioni, accusate di voler trasformare il confronto in uno scontro politico: “Tentano di trasformarlo in un referendum contro il governo perché hanno difficoltà ad affrontare nel merito una riforma di buonsenso. Il problema è quando uno strumento come il referendum viene utilizzato per fare una battaglia politica che nulla ha a che vedere con il merito della riforma”.
Politica estera e crisi energetica
L’intervista si allarga poi ai dossier internazionali, con toni più cauti ma altrettanto politici. Meloni descrive “una evidentissima crisi del diritto internazionale” e un contesto globale segnato da scelte “tutte poco rassicuranti”. Sul dossier iraniano, la linea resta prudente: riconosce i timori legati all’arricchimento dell’uranio, ma sottolinea di non avere “elementi certi né per confermare né per confutare” le valutazioni americane. In questo quadro, indica come unica strada “ragionevole” quella di un accordo che limiti l’uso del nucleare a fini civili, pur ammettendo che non è chiaro se le condizioni esistano ancora.
Il rapporto con gli Stati Uniti viene affrontato senza ambiguità: “Mi pare un fatto che la politica estera europea negli ultimi 80 anni sia stata molto condizionata dal suo rapporto con gli Stati Uniti”. Una relazione che, secondo Meloni, va letta alla luce delle scelte sulla difesa: “Le risorse che noi mettiamo sulla Difesa sono il prezzo della nostra autonomia, il prezzo della nostra libertà”. E avverte sui rischi di un posizionamento antiamericano: “Prendere una posizione contro gli Stati Uniti è uno scenario pericoloso, ed è pericoloso per te, non per gli americani”.
Sulla crisi in Medio Oriente, la premier invita a evitare letture semplificate. Riconosce che “ci sono state delle reazioni spropositate”, ma sottolinea anche la percezione israeliana della minaccia iraniana, definita “sistemica”. Più in generale, rivendica la complessità delle scelte di governo: “La domanda non è ti piace la guerra o ti piace la pace: la politica è una cosa un po’ più complessa”. Un passaggio in cui difende il proprio approccio prudente, legandolo alla responsabilità istituzionale: “Se sbaglio una valutazione le conseguenze ce le ho e le pagano gli altri”.
Infine, uno sguardo alla guerra in Ucraina, su cui Meloni prende le distanze da chi accusa Kiev di non voler negoziare: “Mi pare che la Russia non vuole nessun tipo di accordo”.
Sul fronte economico ed energetico, la presidente del Consiglio rivendica i risultati raggiunti sul piano degli approvvigionamenti, frutto della strategia di diversificazione avviata negli ultimi anni. “Noi oggi siamo al riparo dai grandi shock per quello che riguarda il tema dell’approvvigionamento”, afferma, indicando una maggiore solidità del sistema italiano rispetto alle crisi recenti.
Resta però aperto il nodo dei prezzi. “Non siamo però al riparo sul tema dei costi, come stiamo vedendo in questi giorni”, ammette Meloni, segnalando come la pressione sulle bollette e sull’economia reale continui a rappresentare una delle principali criticità per famiglie e imprese. Il decreto approvato ieri in Cdm – quindi dopo la registrazione dell’intervista – che segna una prima risposta sul caro carburante.



