Meloni, la tentazione delle elezioni anticipate. Che c’è di vero?

venerdì, 27 Marzo 2026
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Votare o perire. Secondo i soliti bene informati, Giorgia Meloni sarebbe davanti,  in questi giorni, a un angosciante dilemma: rimanere a Palazzo Chigi a subire la martellante pressione esterna degli avversari e quella interna degli alleati oppure rompere l’accerchiamento e andare alle elezioni anticipate?

Di certo c’è che Giorgia non è tipo da farsi logorare da amici e nemici. Si parla in questi giorni di fase 2 del governo, che potrebbe anche voler dire un Meloni 2, con un rimpastone che dovrebbe portare energie fresche nell’esecutivo (è una delle ipotesi avanzate dai retroscenisti di oggi). Ma ciò potrebbe non bastare a rilanciare l’immagine del centrodestra dopo la botta del referendum.

Ecco dunque la grande tentazione o, se vogliamo, il grande azzardo: andare di corsa alle urne. Secondo varie indiscrezioni, a spingere per tale soluzione sarebbero il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, e il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti (quindi due pesi massimi del governo), unitamente, pare, a un discreto numero di parlamentari di Fratelli d’Italia.

Voci che rimbombano in Transatlantico per insaporire ulteriormente i piatti, peraltro già pepati, che la politica scodella in questi giorni? Meloni, si sa, non è una che ha paura delle sfide, ma è anche un tipo accorto e prudente e non ama i salti nel buio. Il ricorso al voto anticipato potrebbe rappresentare in questo momento un triplice salto mortale dall’esito fatale per il centrodestra. Andare alle elezioni con un’opposizione baldanzosa ed ebbra di vittoria referendaria è quanto di più temerario la premier potrebbe fare oggi .

Che c’è però in alternativa? Può bastare il restyling del governo in atto in questi giorni? Potrebbe (forse) bastare, se attraversassimo una fase più tranquilla a livello internazionale. Ma la guerra in Iran sta complicando maledettamente i piani del governo. L’aumento dei costi energetici, l’inflazione che rialza la testa, la depressione del mercato rendono assai problematico, per il governo, il varo di una finanziaria espansiva per il 2027 dopo leggi di bilancio all’insegna del rigore. Era questo il piano di Meloni e Giorgetti prima del conflitto scatenato da Trump e prima, ovviamente, della batosta referendaria. Ora però, con il Pil che non cresce e con i conti pubblici che tendono nuovamente al rosso, margini per manovre economiche generose non ce ne sono più. Tanti elettori di centrodestra potrebbero rimanersene a casa l’anno prossimo, se non addirittura voltare le spalle al governo. E questo profilo ci spiega anche perché, tra i fan del voto anticipato, sia indicato il ministro dell’Economia.

C’è poi la questione della nuova legge elettorale. Gli alleati di Giorgia nicchiano. E, a farlo, è in particolare la Lega: Salvini e i suoi non vogliono eliminare i collegi uninominali perché sperano di fare incetta di seggi nel Nord. Andando subito al voto, Meloni mette tutti con le spalle al muro: basta con i piagnistei, o saltate con me o perite con me.

Le elezioni anticipate presenterebbero inoltre il vantaggio (per la premier) di cogliere l’opposizione in pieno marasma per la scelta della premiership. Il campo largo è ancora un cantiere aperto: andare prematuramente alla scelta del candidato premier potrebbe provocare conflitti e sprigionare veleni. E poi non sta scritto da nessuna parte che quel 54 per cento di No al referendum si traduca in una maggioranza politica. Sono due partite differenti e commetterebbe un grave errore chi pensasse di sovrapporle.

Al dunque, la prospettiva delle elezioni antipate potrebbe essere meno temeraria di come sembra. Però ci vuole comunque un bel fegato per far saltare oggi il banco e costringere tutti a giocare.

Non sappiamo cosa alla fine deciderà Giorgia. Ma a qualcosa starà sicuramente pensando per tornare a vincere.

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