La costruzione del campo largo, il nodo delle primarie e l’affondo contro il governo Meloni. Giuseppe Conte torna a dettare la linea del Movimento 5 Stelle alla presentazione del suo libro “Una nuova primavera” al Tempio di Adriano. Un intervento in cui l’ex premier insiste sulla necessità di partire dai contenuti e dall’unità della coalizione, rinviando il tema della leadership a un secondo momento.
Conte presenta libro e detta la linea, le sue parole
“Il progetto, per noi, è fondamentale costruirlo su una piattaforma condivisa, obiettivi strategici è il primo passaggio”, Conte mette subito al centro il metodo su come affrontare le prossime elezioni politiche.
“Secondo passaggio – aggiunge – è l’affidabilità anche di chi ti affianca, perché è chiaro che il progetto può avere successo se ci sono degli interpreti leali, interpreti che credono al progetto e condividono realmente quegli obiettivi, cioè non lo sottoscrivono solo perché in quel momento bisogna andare a Chigi, ad amministrare il potere”.
Un passaggio che segna la priorità politica indicata dall’ex premier: costruire un campo largo coeso, evitando personalismi. “È da parecchio che non voglio più parlare delle singole persone, perché oggi parlare delle singole persone significherebbe farne una questione personale. E, se si fa politica, non può essere una questione personale”.
Sul percorso che porterà alle primarie, Conte ribadisce un metodo già delineato: “Alle primarie ci arriveremo, ma dopo un processo condiviso che ci porti a un programma su cui convergeremo tutti. Dopodiché, le primarie saranno il momento finale in cui si individua il soggetto che attuerà il programma che avrà sottoscritto”. E insiste sulla necessità di una partecipazione ampia: “È chiaro che se le facciamo chiuse, se non c’è partecipazione democratica ai massimi livelli, non ha senso farle”.
Il leader M5S chiarisce anche la natura dello strumento: “Saranno primarie aperte, non del Movimento 5 stelle, del Pd o di AVS: non devono essere primarie di partito, devono essere primarie che consentono a tutti di poter partecipare liberamente, anche se non si è iscritti”.
Guardando agli equilibri del centrosinistra, Conte conferma la permanenza nella coalizione: “Certo”, risponde secco sull’ipotesi di una vittoria di Elly Schlein, ma ribadisce la linea: “Siamo tutti d’accordo che bisogna prima costruire un progetto condiviso”. E indica una scadenza: “Prima dell’estate ci ritroveremo con le altre forze politiche per metterci d’accordo”.
Gli attacchi a Meloni e Trump
Poi l’affondo contro il governo. “Ci sono ottime premesse per batterlo, ma bisogna lavorarci con serietà e unità”, osserva. “Io credo che il governo Meloni abbia tradito e deluso le aspettative di buona parte dei suoi stessi elettori”.
Conte entra nel merito: “Basta prendere il discorso di insediamento che ha fatto Meloni quando ha chiesto la fiducia in Parlamento: andiamolo a rileggere. Concediamo a Giorgia Meloni che ha fatto un manifesto del neoconservatorismo”. Ma, aggiunge, “molto spesso cita la meritocrazia, che evidentemente non è stata realizzata, perché hanno favorito amici e amichetti”.
E ancora: “Hanno addirittura offerto la prospettiva ai giovani che potevano andare per strada, come lei è andata per tanti anni a protestare, e poi hanno messo norme contro le proteste, il dissenso”. Un riferimento diretto alle politiche sulla sicurezza: “Il decreto sui rave party è stato addirittura la priorità del Paese, il primo intervento quando si sono riuniti in Consiglio dei ministri”.
Nel mirino anche l’impostazione economica dell’esecutivo: “Che ne è stato della ‘destra sociale’? È stata fatta un’alleanza con il grande capitale”. E affonda: “Mai le banche hanno guadagnato tanto: in tre anni 112 miliardi di utili. Guardate che li hanno guadagnati sui soldi nostri, sulle provvigioni, sulle nostre commissioni”.
Critiche anche alla politica estera: “Non abbiamo una posizione”. E attacca la premier sul rapporto con Washington: “Si è legata — credo anche per affinità ideologica — a Trump, ma non cercando di avere un buon rapporto, come ho fatto io: cercando di accontentarlo. Signore e signori, errore esiziale”.
Su questo fronte, Conte chiama in causa anche le tensioni tra il Vaticano e l’ex presidente americano, prendendo posizione in difesa del Pontefice: “Il Papa ha risposto a Trump perché nella vita cristiana c’è anche molta compassione”. E aggiunge: “Vedere attaccare il Papa in modo così scomposto mi fa dire ‘mala tempora currunt’”.
“Ogni volta se n’è tornata con compromessi a favore degli americani. Lì devi giocare d’anticipo”, insiste poi tornando sulla linea internazionale del governo.
Sul piano europeo, Conte commenta anche la sconfitta di Viktor Orbán: “Finiscono i 16 anni di governo ‘orbaniano’, che si è caratterizzato nel soffiare sulla paura dei cittadini per promuovere una svolta illiberale”. Un risultato che, secondo l’ex premier, rappresenta “una grande sconfitta per tutti coloro che, da Netanyahu a Salvini, a Meloni, a Trump, hanno inteso scendere in campo per cercare di perpetuare quel governo”.
Una linea netta, quella tracciata da Conte, che punta a ricompattare il centrosinistra attorno a un programma condiviso, rinviando la scelta della leadership. “Il progetto deve essere coeso”, sintetizza. Una condizione che, nelle intenzioni del leader M5S, resta decisiva per rendere competitivo il campo largo.



