Meloni-Trump: stampa di opposizione indecente nei commenti

mercoledì, 15 Aprile 2026
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Se l’Italia non è ancora un Paese politicamente normale, buona parte della responsabilità va attribuita alla faziosità estrema che arriva dai media, soprattutto di quelli di sinistra. Lo strappo Meloni-Trump di ieri è stato trattato in modo a dir poco indecente da carta stampata e conduttori televisivi politicamente orientati.

Il dato da mettere in risalto è che i rappresentanti politici dell’opposizione si sono invece dimostrati più sobri, se non addirittura solidali con la premier, come nelle belle parole d riservate da Elly Schlein all’attacco lanciato da Trump a Meloni. «Ferma condanna per l’attacco di Trump», ha detto la leader del Pd, che poi ha aggiunto: «L’Italia è Paese libero e sovrano». Chapeau. Su una linea non diversa si è mosso Angelo Bonelli: «Se la destra vuole dire no al presidente Usa insieme a noi, ci stiamo». Velenosetto è stato invece Giuseppe Conte: «Meloni paga la sua ambiguità».

Ma la critica, seppur acida, del leader del M5S è nulla rispetto all’autentico sciacallaggio praticato dai giornalisti di sinistra. Ha cominciato Lilli Gruber, la quale ieri sera, su “Otto e mezzo”, trasudava soddisfazione da tutti i pori e riproponeva, sogghignando, i filmati dei mesi scorsi nei quali Meloni esprimeva parole di elogio per il presidente americano. Come a dire: «Ben ti sta, Giorgia. Ah, Ah».

Nel salotto di Lilli, ieri sera c’era anche il solito Marco Travaglio a pontificare. Sintomatico che il direttore de “Il Fatto” sia stato in tv più becero di quello che poi s’è rivelato nell’editoriale di oggi sul suo giornale. A “Otto e mezzo” ha detto in sostanza che Trump ha trattato la premier italiana come una sorta di «serva» ribelle. Mentre sul “Fatto” scrive che per «l’illusorio ruolo di “ponte” Usa-Ue (Meloni n.d.r.) le ha date tutte vinte a Trump», commento certo fazioso, ma non pesante come le sprezzanti parole impiegate nella trasmissione della Gruber. Da scaltro uomo dei media, Travaglio sa bene che il pubblico della tv è più suggestionabile ed emotivamente sensibile di quello, più razionale, che legge un articolo di giornale.

Né trattamento più sobrio è stato poi riservato alla premier da Giovanni Floris a “DiMartedì” , il quale, oltre a riproporre i vecchi filmati, ha dato la parola a un Sigfrido Ranucci che ha accusato la premier di «aver appoggiato indiscriminatamente il genocidio a Gaza».

Sul fronte della carta stampata, il primato dell’indecenza lo ha conquistato “la Repubblica” con questo vergognoso titolo d’apertura in prima pagina: «Trump scarica Meloni». Parole che denotano una mancanza di rispetto tipica di chi cova un antico rancore.

Al dunque, per i giornalisti che fiancheggiano l’opposizione, Meloni non meriterebbe  il minimo sostegno perché l’idea di fare da “ponte” tra Europa e Usa sarebbe stata fallace fin dall’inizio, laddove invece, per una certa fase, sono stati in molti a crederlo e a sperarlo.

La verità è che, dai tempi di Eugenio Scalfari in poi, i media di sinistra si sono arrogati il diritto di dettare la linea a formazioni politiche (dal vecchio Pci fino all’odierno Pd) in lento, ma inesorabile, declino ideologico. E oggi, a questo ruolo di “supplenza”, le “penne all’arrabbiata” della sinistra non intendono proprio rinunciare. Con il risultato di spingere un intero settore della politica su una deriva radicale che non permette la crescita qualitativa del dibattito pubblico italiano.

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