Il vertice della Comunità Politica Europea in Armenia è un appuntamento che va ben oltre la dimensione diplomatica formale. L’appuntamento di Yerevan, in programma oggi, riunisce 47 Paesi europei insieme a partner esterni in un momento di forte incertezza globale.
La partecipazione, per la prima volta, del Canada come ospite esterno – rappresentato dal primo ministro Mark Carney – segnala un mutamento negli equilibri internazionali: mentre gli Stati Uniti attraversano una fase di ripiegamento e imprevedibilità sotto la leadership di Donald Trump, l’Europa torna a proporsi come polo di attrazione politica e strategica.
Istituita nel 2022, la Comunità Politica Europea si configura come un foro informale di coordinamento tra capi di Stato e di governo. Alla riunione partecipano, tra gli altri, il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy, il padrone di casa Nikol Pashinyan e, per l’Italia, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Per le istituzioni europee sono presenti il presidente del Consiglio europeo António Costa, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. A rafforzare il profilo multilaterale del vertice contribuiscono anche il segretario generale della NATO Mark Rutte, quello del Consiglio d’Europa Alain Berset e il segretario generale dell’OSCE Feridun Sinirlioğlu.
Il programma dei lavori, intitolato “Building the Future: Unity and Stability in Europe”, riflette le priorità di questa fase storica. Dopo la cerimonia di apertura, la sessione plenaria vede gli interventi introduttivi di Pashinyan, Costa, Zelensky e Carney, seguiti da una discussione sulla necessità di mantenere unità e coerenza europea in tempi di “policrisi”. Nel pomeriggio, le tavole rotonde affrontano temi centrali come la resilienza democratica di fronte alle minacce ibride e la sicurezza economica nella transizione verde, per poi concludersi con una plenaria finale dedicata alla sintesi dei lavori.
A margine del vertice si tiene inoltre la seconda riunione della Coalizione europea contro le droghe, co-presieduta da Meloni insieme al presidente francese Emmanuel Macron. L’iniziativa punta a rafforzare la cooperazione contro il narcotraffico attraverso tre direttrici principali: il contrasto ai traffici transnazionali, la lotta ai flussi finanziari illeciti secondo l’approccio “follow the money” e il potenziamento delle politiche di prevenzione e recupero.
In questo scenario, l’Europa sembra trasformare la propria tradizionale lentezza decisionale in una forma di resilienza. Se da un lato persistono divisioni interne, dall’altro emerge una crescente capacità di attrazione. L’Ucraina guarda all’Europa come a un perno imprescindibile per il proprio futuro (e il sentimento grazie alle capacità militari ucraine è sempre più ricambiato), mentre attori globali come il Canada cercano un interlocutore stabile, affidabile e “prevedibile”.
Il paradosso è evidente: proprio mentre l’Unione Europea viene spesso descritta come fragile, riesce a esercitare una nuova centralità. L’assenza di una guida americana solida spinge infatti diversi Paesi a cercare nell’Europa un punto di equilibrio multilaterale. Il vertice di Yerevan diventa così il simbolo di una fase di transizione. In un mondo sempre più multipolare, l’Europa può rafforzare la propria rete di alleanze e ridefinire il proprio ruolo globale: non più comprimaria, ma spazio politico capace di attrarre, connettere e dare stabilità.
Vertice di Yerevan, nel mondo di Trump l’Europa ritorna attrattiva



