Hormuz, gli Usa colpiscono obiettivi militari iraniani. La rabbia di Teheran, Trump: «Solo un colpetto». Attesa per l’accordo

venerdì, 8 Maggio 2026
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Stretto

«Un colpetto», lo definisce quasi sarcasticamente Donald Trump l’attacco che le forze statunitensi hanno sferrato contro gli obiettivi iraniani per proteggere tre navi americane nello stretto di Hormuz. Il presidente americano ha aggiunto che il cessate-il-fuoco resta in vigore: «Ci hanno provocato – ha detto ai giornalisti – se non ci sarà un cessate il fuoco, non dovrete neanche venire a saperlo, vedrete un’enorme bagliore provenire dall’Iran». E, ha insistito, «farebbero meglio a firmare il loro accordo in fretta».
Il tycoon ha anche ricordato che vanno molto bene i colloqui per concludere un’intesa che ponga fine alla crisi. Ma, ha aggiunto, «devono capire» che se non verrà firmato un accordo «dovranno affrontare molte sofferenze». «Vogliono firmare», ha insistito in una delle sue contorte elucubrazioni aggiungendo che a suo avviso a Teheran vogliono firmare più di quanto non lo voglia lui stesso.

Dunque, se il precario cessate-il-fuoco sta reggendo non si può dire che la tensione tra le parti stia calando né che la situazione nello stretto si stia normalizzando.

Il ministero degli Esteri cinese ha infatti confermato che una petroliera battente bandiera delle Isole Marshall con a bordo membri dell’equipaggio cinesi è stata attaccata nei pressi dello Stretto di Hormuz, aggiungendo che finora non sono state segnalate vittime e ha espresso profonda preoccupazione per le navi coinvolte nel conflitto in corso in Medio Oriente. Il media cinese Caixin aveva riportato ieri che una petroliera di proprietà cinese con la scritta ‘China owner crew’ era stata attaccata lunedì vicino allo Stretto di Hormuz, subito prima di un incontro tra il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, e il suo omologo iraniano Abbas Araqchi a Pechino mercoledì, durante il quale hanno discusso della riapertura dello stretto. Da parte sua, la Corea del Sud sta indagando sull’esplosione e sull’incendio avvenuti a bordo della nave mercantile Hmm Namu nello stretto di Hormuz, mentre restano incertezze sull’eventuale coinvolgimento dell’Iran.

Torna a farsi sentire intanto anche la Commissione europea. L’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas continua a sollecitare gli stati membri a fornire “maggiori risorse” per la missione Aspides e il tema tornerà all’orine del giorno sia al consiglio deli Esteri di lunedì sia in quello della Difesa di martedì. Se la priorità immediata, infatti, è garantire che lo Stretto di Hormuz rimanga aperto e senza pedaggio, non si deve sottovalutare la situazione del Mar Rosso e dello stretto di Bāb el-Mandeb. Tuttavia, le maggiori preoccupazioni in materia di sicurezza in Medio Oriente, tra cui i missili balistici, la questione nucleare e il sostegno a gruppi proxy da parte dell’Iran, richiedono un ulteriore e serio dibattito. L’Ue mantiene una politica di “impegno critico” nei confronti dell’Iran, accompagnata da un pacchetto di sanzioni rafforzato, con l’obiettivo di “aumentare la propria influenza”. Per il futuro, però, si prevede un “Iran più complesso e in alcuni ambiti più intransigente”, soprattutto alla luce del rafforzamento dei legami tra la Guardia Rivoluzionaria e la leadership religiosa a seguito dei recenti cambiamenti al vertice.

In Italia, secondo le intese intercorse tra i gruppi, nella giornata di mercoledì 13 maggio, si svolgerà dinnanzi alle commissioni III e IV l’audizione dei ministri degli Esteri e della Difesa sulle iniziative internazionali per il ripristino della libertà di navigazione nello stretto di Hormuz.

Resta l’attesa sui punti dell’accordo. Trump ha fretta e gli iraniani prendono tempo. «Stiamo ancora studiando l’ultima proposta», ha commentato alla televisione di Stato il portavoce del ministero degli Esteri. Sono i punti contenuti in una sola pagina messi insieme dai mediatori americani per poter chiudere la guerra e darsi trenta giorni per negoziare un’intesa definitiva. Ma due o tre degli elementi sono già stati “rigettati” come fa notare il portavoce, mentre Trump resta convinto di «trattare con gente che vuole raggiungere un accordo». Il memorandum prevede uno stop all’arricchimento dell’uranio per quindici anni e la progressiva riapertura dello Stretto di Hormuz nel giro di un mese. In cambio la Casa Bianca offre di cancellare le sanzioni e scongelare i fondi iraniani bloccati in tutto il mondo.

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