La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha stabilito che gli Stati membri possono prevedere un’equa remunerazione a favore degli editori per l’utilizzo online delle pubblicazioni giornalistiche da parte delle piattaforme digitali e dei prestatori di servizi della società dell’informazione. La decisione arriva nell’ambito del ricorso presentato da Meta contro una delibera dell’AgCom, l’Autorità italiana per le garanzie nelle comunicazioni, che nel 2023 aveva definito i criteri per determinare il compenso dovuto agli editori per l’utilizzo online dei loro contenuti. La sentenza riguarda direttamente piattaforme come Facebook, Google e aggregatori di notizie, ma arriva mentre Bruxelles sta lavorando anche a nuove regole sull’utilizzo di contenuti protetti da copyright da parte dei sistemi di intelligenza artificiale.
Il ricorso di Meta contro la normativa italiana
Secondo Meta, la normativa italiana che disciplina il diritto a un’equa remunerazione violerebbe il quadro europeo relativo ai diritti degli editori nel mercato unico digitale e sarebbe incompatibile con la libertà d’impresa garantita dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. La società statunitense aveva quindi impugnato davanti al Tribunale amministrativo regionale del Lazio la decisione dell’AgCom, chiedendone l’annullamento. Il TAR ha successivamente chiesto alla Corte di Giustizia UE di verificare la compatibilità della normativa italiana con il diritto europeo.
La posizione della Corte di Giustizia UE
I giudici di Lussemburgo hanno chiarito che l’Italia si è limitata a recepire la direttiva europea sul diritto d’autore nel mercato unico digitale, senza violare le norme dell’Unione. Nella sentenza, la Corte sottolinea come l’evoluzione delle tecnologie digitali abbia profondamente trasformato il settore dell’informazione e della stampa, causando un forte calo dei ricavi degli editori e mettendo a rischio il loro modello economico. Per questo motivo l’Unione europea ha introdotto specifiche tutele per gli editori di giornali rispetto all’utilizzo online delle loro pubblicazioni da parte delle piattaforme digitali.
Come funziona l’equo compenso
La normativa italiana prevede che le piattaforme online che utilizzano contenuti giornalistici debbano negoziare con gli editori una remunerazione economica.
In pratica:
- le piattaforme devono aprire una trattativa economica con gli editori;
- non possono limitare la visibilità dei contenuti durante le negoziazioni;
- devono fornire i dati necessari per calcolare il valore economico dell’utilizzo dei contenuti.
All’AgCom spetta invece il compito di:
- definire i criteri per stabilire il compenso;
- intervenire in caso di mancato accordo;
- vigilare sul rispetto degli obblighi informativi, anche attraverso sanzioni.
Secondo la Corte UE, il sistema è compatibile con il diritto europeo a condizione che il compenso rappresenti il corrispettivo economico dell’autorizzazione concessa dagli editori.
La sentenza precisa inoltre che gli editori devono poter:
- rifiutare l’autorizzazione;
- concederla gratuitamente;
- negoziare liberamente le condizioni economiche.
Nessun pagamento può invece essere richiesto alle piattaforme che non utilizzano le pubblicazioni giornalistiche.
Bruxelles prepara nuove regole per l’utilizzo dei contenuti da parte dell’AI
Parallelamente alla decisione della Corte UE, la Commissione europea sta lavorando a una nuova iniziativa legislativa focalizzata sul processo di cessione dei diritti relativi ai contenuti creativi coperti da copyright — giornalistici, scritti e artistici — agli sviluppatori di intelligenza artificiale.
L’iniziativa è stata inserita in una consultazione pubblica pubblicata dalla Commissione europea nell’ambito del progetto “Targeted initiative for a better copyright environment for European creativity and innovation”.
Secondo Bruxelles, l’accesso a grandi quantità di contenuti originali è essenziale per l’addestramento dei modelli di AI generativa. In molti casi, però, l’utilizzo di contenuti protetti da copyright da parte delle aziende tecnologiche ha aperto un forte scontro con editori, giornalisti, autori e creativi, che contestano l’uso delle proprie opere senza autorizzazione o senza compensi economici.
La futura normativa europea potrebbe:
- aumentare la trasparenza sull’utilizzo dei contenuti protetti;
- facilitare accordi di licenza tra titolari dei diritti e sviluppatori AI;
- introdurre sistemi di mediazione o arbitrato;
- prevedere nuove misure per garantire un equo compenso ai creatori.
La commissaria europea alla Sovranità digitale, Henna Virkkunen, ha dichiarato che molti titolari dei diritti sono disponibili a condividere i propri contenuti, ma chiedono “un equo compenso”.
Otto Paesi UE chiedono più tutele sul copyright nell’AI
Il tema è stato discusso anche dai ministri della Cultura di otto Paesi UE — Austria, Estonia, Germania, Grecia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna — che hanno chiesto chiarimenti sulle regole relative all’utilizzo di opere protette da copyright per l’addestramento dell’intelligenza artificiale generativa.
Tra le richieste avanzate:
- maggiore trasparenza sui modelli AI;
- chiarimenti sulle eccezioni al copyright previste dalla normativa europea;
- regole più precise sull’uso delle opere protette;
- un equo compenso per editori e creatori.
La Commissione europea ha annunciato che entro il primo trimestre del 2027 presenterà una strategia europea sull’intelligenza artificiale applicata ai contenuti creativi. Anche il Parlamento europeo, a marzo, aveva chiesto maggiore trasparenza e una remunerazione equa per l’utilizzo di opere protette da copyright da parte dei sistemi di AI.
Il nodo tra AI, copyright e contenuti editoriali
La sentenza della Corte UE e il lavoro avviato dalla Commissione europea mostrano come Bruxelles stia cercando di ridefinire il rapporto tra piattaforme digitali, intelligenza artificiale e contenuti editoriali. Il principio che emerge è che articoli giornalistici e opere creative mantengono un valore economico anche nell’ecosistema digitale e che il loro utilizzo online — sia da parte delle piattaforme sia, in prospettiva, dei sistemi AI — potrebbe richiedere autorizzazioni specifiche e forme di remunerazione per editori e creatori.
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