Modena. Ecco perché disagio mentale e integrazione sbagliata sono la stessa cosa

lunedì, 18 Maggio 2026
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Adesso l’ideologismo e il complottismo, posture speculari tipiche degli italiani, cominciano a sparare i loro colpi migliori o peggiori. Da ore assistiamo passivi alle solite domande: chi c’è dietro la strage di Modena, perché tutti si sono affrettati a fornire spiegazioni o rassicuranti o drammatizzanti a seconda delle convenienze politiche o istituzionali. E poi, la foto anzi le due foto, diffuse dalle autorità: è lui, non è lui? Sembrano due persone diverse.
Ma dovendo semplificare, “i soloni del pensiero” si sono divisi nello stucchevole ricorrente bipolarismo da salotto: da un lato, El Koudri è un folle, dall’altro, essendo di seconda generazione, sicuramente è vicino, ha respirato il codice dell’integralismo islamico, al punto da farne un alibi. A supporto di questa seconda versione, il fatto che la metodologia usata, la macchina contro persone inermi, è stata già utilizzata in occasione di altri attentati terroristici, dalla Francia alla Germania e non solo.
Imbarazzanti, inoltre, i titoli di alcune nostre testate: “Auto contro la folla”, come se non fosse guidata da nessuno. Segno evidente di una prudenza che, nell’ansia di non sbagliare, quando in altri casi, le etichette sono partite a razzo, li ha condannati ad una cronaca asettica, ma comunque sensazionalista circa i particolari cruenti (il sangue, i video delle persone che saltano come burattini, la scena eroica di chi è intervenuto per fermare l’attentatore).
E che dire proprio dei giornaloni schierati come sappiamo e della stessa Rai (i canali più vicini alla sinistra)? Per riuscire a dire che si trattava di un italiano di seconda generazione di origini marocchine, o non veniva mai detto o scritto, o desunto con difficoltà tra le righe o addirittura ammesso alla trentesima riga. Opposto lavoro, quello di Mediaset, dove tale accostamento è stato enfatizzato, per linea editoriale.
Ma torniamo al punto. “Buonismo” e “cattivismo” sono ormai, una comunicazione consolidata. Risponde a mere logiche di rappresentazione politica: a destra, la pancia anti-immigrati (responsabili unici della violenza, delle bande, dello spaccio, degli stupri, della criminalità); a sinistra, le congetture sociologiche di stampo marxista, che danno la colpa alla società non inclusiva, al razzismo e “all’ambiente che determina la coscienza”, dimenticando che la responsabilità penale è sempre individuale e che semmai, ci dispiace per Marx, l’ambiente “condiziona”, non determina la coscienza.
La destra su Modena non vuole sentire parlare di follia, la sinistra non vuole sentire parlare di immigrati, parla di italiani (esaltando giustamente il contributo pure di egiziani alla cattura di El Koudri), o facendo esempi dove in diversi contesti (Taranto) le bande che uccidono sono composte da nostri ragazzi, minorenni, viziati o emarginati.
Il ministro Piantedosi, dal canto suo, per ragioni di governo, ha preferito marginalizzare il tema-terrorismo per scongiurare possibili accuse nei confronti dei nostri apparati di sicurezza.
Io sostengo invece, il normale collegamento tra follia e richiamo ideologico. La parola giusta è “disagio”.
Un disagio che nasce dalla mancata integrazione (lavorativa) e, di fatto, dalla mancata accettazione dei valori cardini di una società (quella italiana), che può produrre tante risposte, asociali, patologiche: o l’autoemarginazione, o l’ingresso nella criminalità o il ricorso ad atti dimostrativi di ribellione, più o meno radicali, con l’evocazione, o l’imitazione, o l’adesione a schemi fondamentalisti religiosi.
Gli elementi si tengono insieme. E qui bisogna fare una differenza sostanziale: un conto è l’accoglienza, l’integrazione logistica (le case), sanitaria, economica (il lavoro), ascolto e strategia statale che si devono a tutti (l’immigrazione per fughe politiche, l’immigrazione climatica, economica è un fenomeno planetario); un conto è la cittadinanza che presuppone un percorso, un atto di volontà verso la “casa che accoglie”, la sua identità culturale, storica e religiosa, che si traduce nei principi costituzionali.
La destra strutturalmente, è per il legame tra “legalità e identità”. La sinistra vuole eliminare l’identità (nel nome del cittadino del mondo, della casa universale, tradotto l’uomo apolide), e lo fa azzerando il concetto di “casa che accoglie”, pensando unicamente alla legalità. Basta trovare un lavoro e una casa, assegnare la cittadinanza, e il miracolo sociale avviene.
Modello sbagliato e fallito, basti vedere in Europa quali effetti ha prodotto, dalla Francia al Belgio, all’Inghilterra.
E qui vengono in mente le parole sagge del cardinale Biffi, il quale sostenne a suo tempo, che ci sono identità compatibili con la nostra tradizione e altre no, come l’Islam (e che l’Islam moderato è una finzione, solo una categoria occidentale di comodo).
Cosa avviene nella testa degli italiani di seconda o terza generazione? Un passaggio purtroppo complesso e sistemico. Rifiutano l’esempio dei loro genitori che si sono sacrificati facendo lavori che gli italiani non fanno più; e attirati dalle sirene del nostro consumismo, della tv, dal nostro stile di vita, non potendoselo permettere, o si danno alle rapine, agli scippi (scorciatoie per essere come gli altri), o cominciano a contestare lo Stato, il potere, assumendo comportamenti eversivi o magari sognando una loro identità islamica arcaica, ideale, nemmeno esistente oggi.
Ed ecco che così, l’integrazione fallita fa il paio con atteggiamenti terroristici o fondamentalisti.
Se infine, c’è un mondo culturale, politico, giornalistico che li giustifica, il dato è tratto. Da mesi assistiamo al legame organico tra la cultura woke e l’immigrazione islamica. Pro Pal, centri sociali, partiti di estrema sinistra che flirtano con i nuovi ultimi: non più gli operai sfruttati, ma i migranti, i poveri globali.
Peccato che tale alleanza, come si vede negli Usa, in Inghilterra (con sindaci che esprimono tale matrimonio), sia destinata a implodere. Quando i migranti o gli italiani di seconda generazione prenderanno numericamente il sopravvento, i primi a soccombere, data l’incompatibilità su temi fondamentali, come il rispetto dei diritti civili, l’omosessualità, la concezione della donna, saranno proprio loro.

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