La Procura di Roma, che indaga sul caso Bisteccheria d’Italia, ha chiesto alla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera l’acquisizione di tutte le chat intercorse tra l’ex sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, e Mauro Caroccia indagato per riciclaggio e attualmente detenuto in carcere dove sta scontando una pena definitiva a quattro anni per intestazione fittizia dei beni, nell’ambito di un’indagine sul clan Senese. I pm di piazzale Clodio nelle scorse settimane hanno proceduto al sequestro del cellulare dell’indagato e chiedono all’organo parlamentare di poter acquisire le comunicazioni intercorse tra lui e Delmastro che è stato azionista della società “Le 5 Forchette” proprietaria del ristorante. Il parlamentare non è indagato. I magistrati romani stanno inoltre valutando se inviare gli atti dell’audizione svolta ieri da Delmastro in commissione antimafia.
In commissione, Delmastro ha ribadito di non aver ricevuto alcun avviso di garanzia per la vicenda e di non essere indagato. «Per quanto riguarda l’antiriciclaggio, ovviamente non è che mi sono avvalso di consulenze specifiche di notaio o commercialista – ha detto – ma i notai e i commercialisti sono tenuti e non mi hanno dato alcun alert relativo all’antiriciclaggio, perché evidentemente se me lo avessero dato mi sarei immediatamente fermato. Se ancora mi chiede se avessi avuto altre possibilità di indagine, di ricevere informazioni, se lei le avrebbe espletate… – ha aggiunto – posso dire certamente oggi sì! All’epoca onestamente non lo so, perché in buona fede non avvertii alcun alert. Non solo e non tanto perché mi fosse consigliato da forze dell’ordine, certamente posso dire che in quel locale mi si sono avvicinate alcune forze dell’ordine salutandomi e chiedendomi delle foto. E anche questo, forse, può aver contribuito ad abbattere eventualmente alert o attenzioni sul locale, che sembrava ben frequentato».
Con Caroccia, Delmastro aveva aperto nel 2025 un ristorante, «Bisteccheria d’Italia», in cui era socio al 25 per cento e del quale risultava amministratrice unica la figlia 18enne dell’uomo, Miriam Caroccia. Anche di questa vicenda Delmastro ha riferito in Commissione Antimafia, sostenendo di non aver conoscenza delle vicende penali del ristoratore.
Le chat e tutto il materiale che la procura chiede di acquisire sono contenute nel telefono già sequestrato a Caroccia e all’esame dei carabinieri del Nucleo investigativo. L’autorizzazione a procedere per i contenuti che coinvolgono Delmastro è necessaria per poterle poi utilizzare nel futuro, eventuale processo.
Secondo la tesi della Dda, che ha rinvenuto il nome dell’ex sottosegretario monitorando i movimenti societari di Caroccia, il ristoratore avrebbe continuato a favorire il riciclaggio del boss camorrista anche con la Bisteccheria, dopo la chiusura e il sequestro dei locali della sua catena «Da Baffo». I Caroccia padre e figlia, indagati per gli stessi reati in questo nuovo capitolo, hanno descritto Delmastro nei loro interrogatori come «un benefattore» che avrebbe aiutato la loro famiglia «in un momento di difficoltà». Su Caroccia pende anche una indagine per bancarotta fraudolenta relativa a un altro suo ristorante.
«Questa è una vicenda dolorosa – si è sfogato Delmastro – vidi che bastava digitare su Google. È stata un’imperdonabile leggerezza politica, non giuridica, che ha portato alle mie dimissioni. Se lo avessi fatto, non avrei fatto la società, non avrei perso soldi e non mi sarei dimesso. Non ho mai avvisato Giorgia Meloni sulla vicenda della società, ho avvisato Giovanni Donzelli in qualità di responsabile organizzativo del mio partito, condividendo con lui la necessità di uscire precipitosamente da quella società. L’ho avvisato all’indomani di quando ho avuto consapevolezza, tra il 18 e il 19 febbraio».



