Iran-Usa: verso l’accordo. Ma la Camera Usa ordina a Trump di ritirare le truppe

giovedì, 4 Giugno 2026
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Un duro colpo all’amministrazione Trump da parte della Camera dei rappresentanti Usa che ha approvato con 215 voti a favore e 208 contrari una risoluzione sui poteri di guerra del presidente a cui però il Tycoon potrebbe opporre il suo veto. Intanto nottetempo Israele e Libano hanno rinnovato il cessate il fuoco e l’inquilino della Casa Bianca ha annunciato che l’accordo con Teheran è vicino e vorrebbe addirittura incontrare la suprema guida iraniana Khamenei. Ma su cosa si baserebbe questa risoluzione appena approvata? Punto primo: la Camera ordina a Trump di ritirare le forze statunitensi dal conflitto con l’Iran e di ottenere l’approvazione del Congresso per proseguire con la guerra. Il provvedimento viene inviato ora al Senato. Anche se dovesse arrivare un “no” dalla Camera alta, il Tycoon potrebbe non essere obbligato a interrompere la guerra. Un colpo politico non da poco. Per la prima volta infatti, forse, l’opposizione interna repubblicana ha dimostrato come l’appoggio nei confronti di Trump non sia poi così granitico. Il voto, infatti, era già stato rinviato perché il partito era consapevole di non avere i numeri sufficienti per respingere il provvedimento. Le previsioni si sono avverate: quattro repubblicani hanno votato a favore della risoluzione. Numeri importanti e teste che fino a l’altro ieri professavano fede Maga e rispetto cieco al presidente. Oggi ne prendono le distanze. Anche se rimangono alcuni nodi. Infatti se la proposta fosse approvata dal Senato Usa, ciò non potrebbe bastare. Trump e i suoi collaboratori più stretti hanno respinto qualsiasi tentativo del Congresso di limitare i suoi poteri di guerra, definendolo incostituzionale. Il Tycoon potrebbe averla vinta e baipassare la decisione della Camera dei rappresentanti. In passato il Congresso ha utilizzato risoluzioni congiunte per esprimere la propria posizione su una questione senza richiedere l’approvazione presidenziale. Tuttavia, la Corte suprema nel 1983 ha stabilito che, affinché le azioni del Congresso abbiano effetto giuridico vincolante, devono seguire il normale iter legislativo, compresa la presentazione del provvedimento al presidente per la firma e la promulgazione. Questo significa che la firma di Trump sul provvedimento sia necessaria. Intanto in Medio Oriente la situazione prende una piega inaspettata. Israele e Libano hanno annunciato di aver concordato il rinnovo del cessate il fuoco e l’istituzione di zone di sicurezza libanesi che invece escluderanno Hezbollah. A comunicarlo il Dipartimento di stato americano che ha parlato anche dell’imminente nuovo ciclo di colloqui intorno al 22 di giugno. Notizia dell’ultima ora invece in Libano riguardano l’Onu. Un peacekeeper della missione Unifil in Libano è morto a causa delle gravi ferite riportate quando alcuni colpi di mortaio hanno colpito la sua postazione nei pressi di Marjayoun, nel Libano sud-orientale

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