Ormai è il caos. La cronaca militare si confonde da mesi e mesi con la propaganda e le strategie contrapposte. Sfidiamo le persone a capirci qualcosa e a fare ordine.
Guerra giusta, pace giusta, guerra realistica, pace possibile: sono parole che servono unicamente a manipolare la percezione e il consenso collettivo.
E nemmeno la stessa narrazione è coerente: a ogni ora cambiano contenuti, proposte e dichiarazioni. Tutto per ottenere ossessivamente risultati positivi e tutto per dimostrare al mondo di vincere anche quando si perde.
Domande semplici: Trump sta vincendo o perdendo la guerra in Iran? Il regime di Teheran, dopo i noti bombardamenti, è più debole o più forte? Chi comanda tra i due leader, Trump o Netanyahu?
E i dubbi sul teatrino non si dissolvono nemmeno quando si parla di una telefonata fuoco e fiamme tra il tycoon e il capo del governo israeliano.
“Non rispondere alle provocazioni, ai missili, sei un pazzo, senza di me staresti in galera”: questo il tenore dello scambio verbale tra Trump e Netanyahu.
E per tutta risposta, il secondo ha ordinato comunque raid sulla capitale iraniana, ma colpendo a detta sua, soltanto obiettivi militari.
Della serie, oltre l’inganno pure la beffa. Oppure, un abile, cinico gioco delle parti, tra due amici che hanno seri problemi in casa: Netanyahu con l’ala estremista religiosa e con la magistratura; Trump in perenne bilico tra il Deep State sionista e il suo movimento Maga.
Ma tant’è. A conti fatti, la vittima sacrificale è e resta, il popolo iraniano: sono gli eroi dissidenti del regime, che sono scesi in piazza, sacrificando la loro vita (40mila morti in patria), esponendosi direttamente a costo di subire la repressione e i ricatti del regime; donne che hanno messo la faccia in tv, intercettate dai servizi dei Pasdaran, con le ripercussioni che possiamo immaginare.
Le manifestazioni, i cortei in tutto il mondo, in appoggio alle rivolte iraniane e qui da noi in Italia organizzati magistralmente dall’Associazione Italia-Iran, a cosa sono serviti? A mantenere viva una fiamma, e ciò fa onore ai protagonisti.
Ma al momento sono perdenti. Come i perdenti della storia, che magari vincono, come vinceranno dopo (ne sono sicuro).
Pagano due volte. Primo: la real-politik, cinica e pragmatica dei più forti del pianeta. A loro basta accordarsi sugli interessi energetici ed economici e le belle parole, tipo democrazia, diritti civili, libertà, giustizia, possono andare al macero.
Del resto, gli Usa si sono mai mossi per obiettività ideologica? Sbagliato sognare, tradiscono per il dio danaro. Hanno sempre legittimato il loro impegno per ragioni meramente geo-economiche.
I bombardamenti contro l’Iran hanno avuto questo scopo: l’equilibrio militare e il controllo “privato” delle fonti energetiche e dell’economia.
Anche il loro intervento nella seconda guerra mondiale, purtroppo, ha avuto tale giustificazione. La scusa, il pretesto: la guerra alle dittature; l’amara verità: controllare l’Europa, condannando i paesi “liberati” a una odiosa sovranità limitata.
E che ne sarà adesso del sogno dei giovani, delle donne e degli uomini iraniani? Sogno svenduto e tradito sull’altare del profitto e degli interessi?
Il cambio di regime si allontana sempre di più. Sembra al momento una pia illusione, un’utopia.
Secondo. Il peccato originale della maggioranza dei rivoltosi iraniani in patria e all’estero, è il sentirsi rappresentati da Reza Ciro Pahlavi, l’aver sventolato le bandiere della tradizione (il Leone e il Sole, il vessillo nazionale ufficiale prima della rivoluzione islamica del 1979), e l’aver ipotizzato una costituente dove il popolo finalmente sceglierà liberamente la forma di governo. E scandalo, l’aver dimostrato al pensiero unico finto-democratico che la repubblica non è sempre sinonimo di libertà, democrazia e progresso, mentre la monarchia, simbolo “obbligato” di tirannide e passato; anzi, in Iran incarna esattamente l’opposto.
Perché è vero che il padre di Reza Ciro era un autocrate, ma sono stati proprio i “10 punti della rivoluzione bianca dello Scià e del popolo” (legione del sapere, emancipazione della donna, Stato e religione separati, spezzettamento del latifondo, partecipazione agli utili, azionariato operaio), a creare le basi culturali e politiche che i nipotini dei cittadini di allora, hanno recepito oggi, schierandosi contro il regime.
Apriti cielo, “monarchici” (donne e uomini, giovani) che inneggiano alla libertà. Come potevano essere accettati alle nostre manifestazioni di estrema sinistra del 25 aprile, dove ogni anno si celebra la propaganda antifascista e l’ideologia della storia a senso unico?
Consiglio ai patrioti iraniani: basta con gli Usa, non solo fanno i loro interessi, ma poi sul campo, hanno sempre perso le guerre quando si sono schierati fisicamente: Corea, Vietnam, Afghanistan.
O fanno colpi di Stato con la Cia, si pensi al Cile, o nulla.
E non fidatevi nemmeno dell’Europa. Al di là dei principi perfetti, è pronta a cedere per un piatto di lenticchie, a esultare per un accordo (la pace tra Iran-Usa e Israele), che riaprirà lo stretto di Hormuz, solo per continuare il proprio egoistico, consumistico stile di vita. Con il carburante che non salirà più.
Purtroppo il futuro si scrive con le proprie mani. Sapendo che quando converrà veramente, in molti aiuteranno la causa iraniana, e in molti saliranno sul carrozzone del vincitore di turno.
Iran. Il popolo iraniano due volte vittima. Le bugie Usa e il cinismo europeo. Consigli ai patrioti



