Il viaggio di un padre

martedì, 21 Luglio 2026
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C’è un momento, nella vita di ogni genitore che sopravvive a un figlio, in cui le parole smettono di bastare e restano solo i luoghi, i passi, il silenzio da sorbire goccia a goccia. Come superare la perdita – In viaggio col Buddha, che Crêuza de Mä Edizioni ha portato di recente in libreria, è uno di questi volumi consapevoli dell’impotenza delle parole e proprio per questo si legge con un rispetto diverso, quasi con la cautela con cui ci si avvicina a una confidenza vera. Giulio Cesare Giacobbe, psicologo, docente universitario e da decenni una delle voci più lette della divulgazione psicologica italiana, firma qui il suo libro più esposto – di cui avevamo già parlato in occasione dell’uscita – quello in cui l’autore smette per un momento di spiegare la vita agli altri e prova, semplicemente, ad attraversare la propria.

Il progetto editoriale di Crêuza de Mä ha, fin dalle sue prime uscite, un tratto riconoscibile: costruire libri che non si limitano a raccontare una storia, ma che la fanno vivere attraverso più linguaggi, intrecciando parola scritta, voce, immagine ed esperienza diretta del lettore. Anche in questo caso la collana Ostinati e contrari conferma la propria vocazione a cercare strade alternative, a dare spazio a percorsi che si muovono fuori dagli schemi consueti della saggistica o dell’autobiografia pura, per costruire invece un dialogo autentico tra chi scrive e chi legge.

Il cuore del libro è però, prima di tutto, un fatto biografico che pesa su ogni pagina: la perdita del figlio Yuri, uno dei traumi più innaturali che un essere umano possa attraversare, quello di sopravvivere alla propria discendenza. Da questa ferita nasce un viaggio reale e simbolico. Giacobbe attraversa geograficamente l’India, il Tibet, il Nepal, la Cina, la Tunisia, ma ogni tappa è anche una tappa interiore, una sosta diversa nell’elaborazione del lutto. Il libro non procede per capitoli tematici o riflessioni teoriche: si muove per luoghi, ognuno dei quali diventa metafora di uno stadio del dolore, dalla rabbia al vuoto, dallo smarrimento fino a una forma nuova, più sobria, di equilibrio.

È qui che il libro fa la sua scelta coraggiosa: non promette di eliminare la sofferenza, non la incasella in fasi da superare secondo un manuale. Giacobbe intreccia la sua formazione psicologica con la spiritualità buddhista e con il racconto personale, in una combinazione che rifiuta le risposte facili. Il dolore, suggerisce l’autore in una delle pagine più intense del libro, non si evita: si attraversa, ed è proprio in quell’attraversamento che può nascere una nuova forma di serenità. Non è consolazione a buon mercato, è piuttosto un invito a restare dentro l’esperienza invece di scappare da essa.

Ad accompagnare l’autore lungo questo cammino è una figura ricorrente, un Buddha che nelle pagine del libro assume spesso i tratti del figlio scomparso, diventando guida simbolica del percorso di elaborazione. È forse l’invenzione narrative più delicata del libro: non un espediente consolatorio, ma un modo per continuare a tenere in vita un legame che la morte non è riuscita a spezzare del tutto, per dare forma e voce a un amore che cerca ancora un destinatario.

Il registro linguistico di Giacobbe – diretto, colloquiale, privo di tecnicismi – aiuta il libro a restare accessibile anche nei momenti in cui la materia trattata è densa e complessa. È uno stile che ha fatto scuola nella divulgazione psicologica italiana e che qui trova forse la sua applicazione più delicata: raccontare la sofferenza senza mai scivolare nel patetico, spiegare la spiritualità senza mai banalizzarla.

Coerente con lo stile della casa editrice, il volume non si esaurisce tra le sue pagine. Sul retro della copertina un QR code apre l’accesso a un contenuto multimediale esclusivo, l’intervista In viaggio con Giacobbe, pensata come approfondimento riservato ai lettori. Nella conversazione l’autore torna sui temi centrali della sua riflessione, in particolare sul significato dell’ottimismo come scelta esistenziale piuttosto che come dato di natura, e sulla possibilità di coltivare uno sguardo positivo anche di fronte alle prove più dure. È un’occasione preziosa per avvicinarsi non solo al pensiero di Giacobbe, ma alla persona che sta dietro la scrittura, alle domande e alle convinzioni che hanno accompagnato la nascita di questo libro.

Come superare la perdita – In viaggio col Buddha non è, quindi, un semplice manuale sul lutto e nemmeno un saggio nel senso tradizionale del termine. È la testimonianza di un uomo che ha scelto di mettersi in cammino invece di restare fermo nel dolore ed è insieme una storia capace di parlare a chiunque abbia attraversato una perdita, a chi si interessa di meditazione e percorsi spirituali, e più in generale a chi cerca, nella fragilità altrui, il coraggio di guardare alla propria.

Con questo titolo Crêuza de Mä conferma un progetto editoriale che va oltre l’idea tradizionale di libro, trasformandolo in un’esperienza a più voci, fatta di parole, immagini e percorsi umani condivisi tra autore e lettore.

Vittorio Zenardi 

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