Riconoscimento facciale in tempo reale, Parlamento si spacca: interviste a maggioranza e opposizione | Video

venerdì, 31 Luglio 2026
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Il dibattito politico attorno all’uso dei sistemi di intelligenza artificiale e del riconoscimento facciale in tempo reale da parte delle forze dell’ordine ha raggiunto livelli di tensione nelle aule parlamentari. Al centro dello scontro c’è il delicato equilibrio tra la tutela della sicurezza pubblica e la salvaguardia della privacy e dei diritti individuali.
Se da un lato la maggioranza di governo rivendica la necessità di fornire strumenti innovativi ed efficaci per tutelare gli agenti e identificare chi commette reati specie dopo quanto accaduto in Val di Susa, le opposizioni insorgono paventando il rischio di una deriva verso uno “Stato di polizia” e la sorveglianza di massa.

Riconoscimento facciale in tempo reale, le opinioni di Tajani e Rampelli

Per la maggioranza, l’adozione delle tecnologie biometriche si inserisce perfettamente nel quadro normativo europeo e risponde a una chiara esigenza di protezione del territorio e degli operatori di polizia. Il vice premier Antonio Tajani non si sbottona e indica
come linea guida quella dell’UE: “Abbiamo detto che l’Unione Europea ha dato delle linee, noi seguiamo quelle linee. Permesso.”
Ben più decisa la risposta di Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera, che evidenzia come l’attuale impianto normativo finisca per paralizzare l’azione delle forze dell’ordine:”Io penso che comunque abbiamo bisogno di tutelarci in ogni modo. Se l’opposizione vuole dare qualche suggerimento siamo prontissimi, casomai avesse davvero desiderio di contrastare gli atti di teppismo che colpiscono le nostre forze dell’ordine. L’attuale sistema vede le forze dell’ordine impossibilitate da ogni tipo d’azione, anche ex post, nel riconoscere chi compie atti di violenza, come accaduto in Val di Susa. Questo non è tollerabile: servono misure per la salvaguardia della loro vita. I 120 feriti sono un numero inquietante che dovrebbe allarmare ogni cittadino.”

Le critiche dell’Opposizione: “A rischio la democrazia”

Dal fronte delle opposizioni la condanna delle misure proposte è netta. Pur non rifiutando a priori l’uso della tecnologia per contrastare i reati gravi, parlamentari ed eurodeputati denunciano l’assenza di paletti giudiziari e il pericolo di una raccolta dati indiscriminata.
Per Riccardo Maggi, segretario di Più Europa, l’esecutivo sta ignorando la portata invasiva di questi strumenti: “I sistemi di IA sono potentissimi e pervasivi. Non pensiamo che questo uso debba essere escluso, ma vanno chiarite e rafforzate le garanzie. Il governo sta andando nella direzione sbagliata: in commissione alcune indicazioni delle opposizioni sono state recepite solo come un invito generico. Quando si tratta di raccogliere a strascico dati biometrici dei cittadini in un luogo pubblico c’è da mettere dei paletti e garantire l’uso solo dietro autorizzazione di un giudice, non un uso preventivo indiscriminato.”

Particolarmente dure le parole dell’eurodeputato PD Brando Benifei, già relatore dell’AI Act al Parlamento europeo, che accusa il Ministro dell’Interno Piantedosi di voler ignorare i limiti imposti da Bruxelles: “Il governo vuole fare un Grande Fratello digitale, mettere tutti i cittadini sotto controllo senza magistratura né garanzie. La norma europea permette di usare telecamere biometriche per cercare criminali, assassini, rapitori di bambini o terroristi con regole chiare. Serve intelligenza per evitare che le persone siano spiate senza aver fatto nulla. No alla sorveglianza di massa generalizzata modello Orbán: in democrazia queste cose non si fanno.”

Ancora più severe le reazioni che arrivano da Alleanza Verdi e Sinistra. La senatrice Ilaria Cucchi sottolinea il rischio di uno svuotamento delle funzioni della magistratura: “È assolutamente uno stato di polizia, una deriva a cui stiamo assistendo. A questo punto eliminiamo la categoria dei magistrati: non ci servono più a niente e fa tutto la polizia. L’Europa ci dice che questo non è consentito, eppure il governo va avanti a testa bassa non curante dei richiami. Sono estremamente preoccupata per la nostra democrazia.”

A farle eco è il collega di partito Peppe De Cristofaro, che contesta la narrazione emergenziale portata avanti dalla destra:
“Si tratta di un riconoscimento facciale per 60 milioni di italiani, non per una persona sospettata e ordinato da un magistrato. Questo assomiglia molto a un vero e proprio stato di polizia. Le libertà personali sono un caposaldo della nostra Costituzione. Inoltre, i dati degli ultimi 20 anni mostrano che il numero di reati in Italia è diminuito: la destra usa questa retorica propaganda come arma di distrazione di massa.”

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