A livello mediatico è tutta una guerra ideologica. Un esempio nostrano su tutti che riguarda due giornali della stessa lobby. Il “Corriere della sera”, a proposito di Ceuta, titola in modo apparentemente “democristiano” (più spostato sull’interpretazione moderata-istituzionale): “Martedì, vertice Ue sui migranti” (la questione stop a Schengen), e poi, nel sottotitolo-sommario “Sì alla richiesta dell’Italia e di altri 21 Paesi. Merz firma l’appello, Parigi no”. E solo in piccolo nel richiamo del pezzo in prima “Ira di Sanchez, stop a Schengen, dettato da ignoranza e interessi politici”.
Totalmente opposta e manichea la lettura di “Repubblica”. Titolo a tutta pagina totalmente incentrato sulla reazione del capo del governo spagnolo: “Italia imperdonabile”. Slogan di parte, bandiera dell’opposizione, corredato da editoriali tipo “La destra e la sovranità della paura”, più tanti affreschi-reportage relativi alla “povertà mitologica degli ultimi” e al bisogno di felicità dei marocchini, oppressi dalla monarchia, con tanto di intervista a Borrel, sul rischio che la proposta-Meloni possa uccidere l’Europa.
Una guerra mediatica che richiama, oltre alla guerra politica italiana (la destra che condanna il modello-fallimentare-Sanchez e la sinistra che continua con la postura sociologica dell’accoglienza umanitaria, denunciando l’isolazionismo della Meloni), la guerra che Ceuta ha vissuto in diretta.
Una foto che la dice lunga sul dramma: locali spagnoli che combattono i 60 mila invasori, locali spagnoli che li difendono, marocchini residenti di religione islamica alleati dei loro connazionali giunti dal mare, elementi dell’ultradestra di Vox (guidati da Santiago Abascal), provenienti da fuori pronti a dare battaglia “ai nuovi barbari”. Una sorta di continuazione della guerra civile tra poveri che si è vista recentemente in Irlanda e in Gran Bretagna.
Ma riavvolgiamo il film. Chi è stato il regista dell’invasione? Alcuni parlano di re Muhammad VI, infastidito dalla recente visita affaristica di Sanchez presso l’odiata Algeria; altri accusano il “demone-Trump”, a sua volta alleato del Marocco, che considera le due enclave spagnole fuori confini (Ceuta e Melilla), un arbitrio: è “la sindrome-Groenlandia”.
E tutti se la prendono con i social, colpevoli di aver rivolto un facile appello all’accoglienza, dopo la nota fresca sentenza della Corte spagnola circa la sanatoria.
Certamente su confini nazionali, confini d’Europa, accoglienza umanitaria, sostenibile, cittadinanza, permessi di soggiorno, flussi regolari, profughi di guerra, migranti climatici ed economici, si giocherà la partita del futuro. E ogni schema è destinato a saltare.
Ma una cosa è certa e ne va del disegno del mondo futuro. La verità è che l’Europa scoppia, l’Europa muore. E quella di Ceuta è una nuova, ulteriore prova generale di invasione globale, che trova come troverà in loco, in ogni parte del Continente, le sue avanguardie militari filo-islamiche: ad esempio i maranza, sostenuti e facilitati da una cultura woke che da un lato, sta facendo da “Cavallo di Troia” dell’etno-sostituzione in atto; dall’altro, sta indebolendo quotidianamente e scientificamente la nostra identità storica, cultuale e religiosa. Con tante tecniche: rimuovendo, cancellando, minimizzando, rendendo parodia o minaccia sociale ogni rivendicazione identitaria (patria come discriminazione, violenza, conflitti), e imponendo all’Occidente un senso di colpa collettivo per le sue responsabilità passate e attuali. Come se nella storia non avesse partorito, a differenza di Africa e America, cultura, arte, bellezza, civiltà, musica, filosofia, poesia, letteratura etc. Domanda, perché i paesi del terzo mondo non ci hanno colonizzato? Lascio la risposta ai globalisti e ai cultori del pensiero unico buonista. Che amano e rispettano ogni tradizione meno la nostra. E altra domanda: le prime colonie in America erano la crema o la feccia d’Europa? Riflettere bene.
Ceuta. Prove generali di “etno-invasione” con avanguardie ovunque pronte ad unirsi? Il ruolo della cultura woke



